Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

FotoLuigiBaldelli/Contrasto. te, di rivendicare un patrimonio di valori o la tutela di un'identità collettiva che si suppone minacciata, prossima alla disgregazione e alla dispersione, ma un puro instrumentum regni oligarchico, una sorta di succedaneo della religione: l'ideologia italiana millanta credito - suscitando aspettative di rinnovata gloria patria - e al tempo stesso coltiva quel misto di perbenismo, conformismo, indifferenza morale e gusto della mediocrità che credo costituisca il lato meno commendevole della specificità italiana, se questa mai può essere individuata e definita. E il mito del bravo italiano, per riprendere il titolo del libro di Bidussa4 - il cui "buon cuore" cede in realtà quasi sempre il passo al più prudente "buon senso" che gli fa desiderare solo quel tanto di ordine apparente, non importa come ottenuto, necessario per continuare a vivere nascosto, disimpegnato pubblicamente e tutto teso a cercare, anche qui non importa il modo, il proprio piccolo (e spesso soltanto apparente) tornaconto particolare - non appare poi tanto differente da quello del "bravo padano", gran lavoratore che vuol fare da sé, invocando soltanto deregulation e stato minimo. Un'ultima considerazione. La deriva populistica che oggi sembra pervadere entrambi gli schieramenti politici - si pensi alla diffusa esaltazione di un più diretto rapporto fra il governante e i governati, stabilito emotivamente, ancor prima che raziona!- NORD E SUD/VITALE 13 mente, a livello del sentire comune, e all'insofferenza più o meno apertamente dichiarata da molte parti per le architetture costituzionali e la nostra attuale forma di stato - va splendidamente nella direzione di altre future pretese "secessioniste" (magari in senso improprio: sotto forma, per esempio, della moltiplicazione di richieste di difformità normativa, di eccezioni, di statuti speciali, di garanzie o privilegi particolari eccetera): esse potranno essere tante quante i capipopolo capaci di agitare davanti a questa o quella comunità locale o regionale una qualche "ideologia" a sfondo etnico-culturale, ovvero lo spettro dell'estinzione culturale e della minaccia grave a interessi fondamentali, indicando conseguentemente a tali comunità la via della più ampia autodeterminazione politica possibile. Sotto la loro guida illuminata, naturalmente. Note l) M. Veneziani, La rivoluzione conservatrice in Italia. Genesi e sviluppo della "ideologia italiana" fino ai giorni nostri, Sugarco, Milano 1994, pp. 72-73. 2) lvi, p. 296. 3) G.B. Guerri, Fascisti. Gli italiani di Mussolini, il regime degli italiani, Mondadori, Milano 1995, p. 182. 4) D. Bidussa, Il mito del bravo italiano, Il Saggiatore, Milano 1994.

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