FotoGideonMendel/Network/G Neri. del proprio ambiente. Perché Weber no? Non ha forse qualcuno? O forse questo, semplicemente, non interessa i suoi cari?" Una madre apprende per caso della morte di suo figlio. Aveva mandato un altro dei suoi ragazzi per una commissione. Qualcuno lo ferma e gli dice: "Hanno appena ucciso tuo fratello". L'anormalità della convivenza in Sudafrica ha commosso Mary Burton. "In una società normale può accadere che tuo figlio non torni a casa in orario e tu pensi: sta con gli amichetti. Ma durante l'apartheid, tuo figlio lo andavi a cercare, prima al commissariato, poi all'ospedale, quindi alla prigione e infine all'obitorio." Si chiama Maria. Ha appena diciott'anni quando sale su un taxi con due mine sotto la giacca. In prigione dà alla luce un bambino. Maria è venuta per testimoniare davanti alla Commissione, ma la sua storia non fa parte delle testimonianze ufficiali. Maria è qui ufficialmente per parlare del fratello. È per caso quindi che ascoltiamo la sua storia. Gran parte delle sedute sono dedicate al gruppo di vittime che comprende gli attivisti politici e i quadri militari del1' Umkhonto weSizwe,3 soltanto maschi. In apparenza, sono presenti molte donne, ma accanto al loro nome, tra parentesi, si dice che vengono a parlare del marito, del figlio, del fratello. Nelle prime due settimane non c'è stata nemmeno una donna che abbia parlato delle proprie esperienze. DALSUDAFRICA/KROG 9 È risaputo che le attiviste sono state torturate e che sono state colpite nella loro femminilità. Sono state costrette a mettere i seni in cassetti che venivano chiusi all'improvviso; sono stati loro applicati elettrodi al petto e agli organi genitali; qualcuna ha partorito in prigione mentre i carcerieri stavano a guardare. Ci sono state minacce di stupri e stupri effettivi. Ma finora la Commissione non ha avuto modo di ·ascoltare alcuna storia al riguardo. Perché? O la Commissione non considera il trattamento tipico riservato alle donne come una violazione dei diritti umani oppure le attiviste si tengono deliberatamente alla larga dalla Commissione. La Commissione sostiene di poter rispondere soltanto delle testimonianze raccolte. Ma allora: perché si tengono a distanza? Qualcuna dice:" Quando mi sono impegnata attivamente nella lotta, l'ho fatto liberamente. Sapevo quel che mi aspettava e potevo prevedere le conseguenze della mia scelta. Mi sembra ora insensato precipitarmi a rotta di collo davanti alla Commissione." Se si leggono i moduli che le vittime devono compilare, si nota subito che non vi si tiene conto di quante donne siano decedute in carcere. Alcune affermano che racconteranno la loro storia soltanto a porte chiuse, per evitare di essere marchiate. Salta inoltre agli occhi come pochissimi maschi testimonino sulla morte di mogli, figlie, sorelle. Questo significa forse che le donne non hanno pagato il prezzo più alto? O che gli uomini trascurano il numero delle donne morte ed è per questo che non ne parlano alla Commissione? Ciò che poco alla volta risulta chiaro è che il sistema di discriminazione ha funzionato proprio come una rete a maglie strettissime. Si è ramificato in tutte le articolazioni della società. Un sistema ben oliato, quello che gli architetti dell'apartheid hanno provveduto a creare. Si cominciò con la Confraternita - una associazione segreta di bianchi istituita per dare più potere al baluardo afrikaner. La Confraternita nominava i leader che a loro volta nominavano ministri, giudici, generali eccetera. In particolare i servizi di sicurezza, la polizia, la polizia segreta, l'esercito, tribunali. Sì, tutto il sistema giudiziario vi era coinvolto. Il parlamento approvò leggi che rendevano possibile trattenere i cittadini senza interrogatorio e senza accesso alla difesa per un periodo indeterminato fino a che lo Stato non fosse soddisfatto delle informazioni ottenute. Giudici, magistrati, avvocati hanno consentito che testimonianze estorte attraverso la tortura potessero essere usate in un'aula di giustizia. I politici erano impegnati a creare un dispositivo per la sicurezza dello stato la cui testa mostruosa ha cambiato forma nel corso dei decenni. In un primo tempo, gli attivisti venivano torturati grossolanamente, secondo metodi consueti di tortura. Gradualmente, tali metodi hanno preso un aspetto sudamericano. Una donna ha dichiarato d'essere stata chiamata a identificare il cadavere del marito e di avere osservato che la lingua gli arrivava al torace. Era morto a causa di quel metodo di tortura che i servizi di sicurezza chiamavano tubing. Si metteva una camera d'aria sulla testa della vittima per soffocarla. Dalla lunghezza della lingua si poteva calcolare la durata dell'agonia. Negli anni ottanta la strategia mutò: ogni qualvolta fosse possibile, gli oppositori non venivano più assassinati in carcere. Unità speciali addestrate allo scopo, in cui prestavano servizio anche dei neri, vennero impiegate in settori problematici. I leader che sostenevano l' Anc venivano intimiditi, quindi incarcerati e torturati in luoghi fuori mano, e infine uccisi. Come liberarsi dei corpi: questo era il vero problema. Inizialmente i cadaveri venivano messi dentro automobili che venivano poi
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