Linea d'ombra - anno XIV - n. 119 - ott./nov. 1996

8 DALSUDAFRICA/KROG UNO SPORCOPASSATO LA"RICONCILIAZIONE"ILDOLORE AntijeKrog Traduzione di Giovanni Pillonca Quello che segue è il resoconto - redatto da Antije Krog, poetessa e giornalista della radio sudafricana - delle prime quattro settimane di deposizioni delle vittime dell'apartheid davanti alla Commissione per la Verità. Istituita dal governo di Nelson Mandela per indagare sullo "sporco passato" dell'apartheid, la Commissione è presieduta dall 'arcivescovo Desmond Tutu. Essa ha la facoltà di concedere indennizzi alle vittime della violenza e l'amnistia a chi dichiari di essersi macchiato di reati politici e confessi tutto ciò di cui è a conoscenza. L'obiettivo non è infatti il castigo, ma la riconciliazione. Si avverte che la versione italiana si basa sulla traduzione neerlandese dell'originale afrikaans pubblicata sul Nrc Handelsblad di Rotterdam il I giugno 1996. Voce dopo voce, racconto dopo racconto. È come guidare in un giorno di pioggia dietro un grande autocarro. L'acqua che scroscia contro il parabrezza. Superare non è possibile, perché non vedi nulla. Rallentare o fermarti ancor meno, perché finiresti per non giungere a destinazione. Sempre quei particolari, il dolore, lo sconcerto. "Avevo appena vent'anni ..." Nomonde Calata ricade all'indietro sulla sedia. Le sue parole si frantumano in un grido tormentoso che lacera la quiete solenne dell'auditorio comunale di Oost Londen in Sudafrica. La matita è ferma sul foglio. Come ridurre in parole quel grido? Come articolare in una lingua il suono di così incontrollato dolore per una gioventù distrutta, un coniuge assassinato e bruciato, un matrimonio devastato, una famiglia cancellata. Per me è stato il grido di Nomonde Calata a costituire la filigrana, il terrificante refrain con cui si sono inaugurati i due anni di lavoro della Commissione per la Verità. Il seguito non è fatto di statistiche sul numero dei morti, ma d'una tela infinita di dolore intessuta intorno ai morti. Risuonare di voci di donna che si susseguono, calme e solenni alcune, agitate altre, altre ancora in un monotono staccato, impregnate di pena. Voci in cui la crudeltà dell'apartheid si intreccia con le faccende domestiche intime d'ogni giorno. La violenza è associata nei ricordi all'amore e alle cure familiari: preparavo la minestra di fagioli, stavo stendendo il bucato, sedevo alla macchina da cucire ... quando uomini armati e mascherati hanno fatto irruzione in casa. (Perché i maschi non associano mai i loro ricordi alle faccende quotidiane? Mai che uno dei testimoni abbia detto: stavo battendo un chiodo, stavo riparando la macchina ...) Perché non riesco a mettere nero su bianco? Sapevamo che sarebbe stato difficile ascoltare i racconti, alcuni dei quali peraltro già noti. Perché allora questo disordine? Perché quel brivido nel rientrare dopo quattro settimane in quella sala col suo concentrato di dolore? La lingua! Era la lingua a tenermi prigioniera. Non mi sarei mai aspettata che potesse essere così efficace, con espressioni di una tale forza e cadenza che ti penetrano sino al midollo. E questa carattenst1ca veniva rafforzata dalla traduzione. Certo, noi in Sudafrica siamo orgogliosi delle nostre undici lingue ufficiali, ma, in fatto di traduzione, siamo ai primi passi. Tutti ricorrono a un inglese laborioso e di second'ordine. Un'equipe di traduttori dell'Università del Vrijstaat,' costituita con l'aiuto del governo belga, ha ottenuto il contratto da parte della Commissione. Per la primissima volta nella storia del paese, le vittime della violenza si sono potute esprimere assolutamente a loro agio - ciascuna nella propria madrelingua. Persone analfabete hanno potuto comunicare la loro storia integralmente e con quella loro propria saggezza purificata dal dolore. Di colpo, nessuno parlava più come un cittadino di second'ordine. E gli orrori, la pena, l'ingiustizia, il dolore del passato sudafricano si sono dispiegati come mai in precedenza: non freddi fatti e procedure giudiziarie ma descrizioni lucide della sofferenza personale fin nei particolari più dolorosi. Nelle settimane delle audizioni è stato risuscitato dalle ceneri e dalla distruzione un panorama vasto e desolato. Gli abitanti di una township che vedono nella calura tremolante comparire all'orizzonte i blindati dell'esercito. Alla testa del convoglio è Barries Bamard su una Mazda rossa. Costui, soprannominato anche il Rambo del West Kaap, 2 portava una bandana rossa in testa mentre trucidava la gente. Una delle sue vittime, da lui colpita agli occhi, racconta alla Commissione che questa è stata I'ultima cosa vista: Bamard davanti alla macchina rossa che gli punta alla testa la rivoltella. Quest'uomo, un disoccupato, poverissimo, ringraziava i membri della Commissione d'averlo voluto ascoltare; finalmente aveva potuto comunicare la sua storia. Con il bastone bianco in mano, diceva: "È come se oggi mi fosse stata ridata la vista." Stavo seduta, distrutta. Senza parole, perduta, mentre sulle labbra dei testimoni scorrevano cognomi "afrikaner" come Barnard, Niewoudt, Van Zyl, Van Wyk. E sempre quella domanda delle vittime: che razza di uomo è quello che conservava in un flacone sul davanzale della finestra la mano di mio marito? Che razza di odio è quello che trasforma gli uomini in bestie? È gente comune quella che compare davanti alla Commissione. gente in cui ti imbatti ogni giorno per strada, sull'autobus, in treno, segnata da una vita di duro lavoro e di miseria. Sui loro volti puoi leggere lo sconcerto causato dal disprezzo della polizia segreta e dall'iniquità del sistema giudiziario. "Siamo stati trattati come spazzatura, peggio dei cani. Persino alle formiche è stato prestato un trattamento migliore". E tutti vogliono sapere: chi? perché? Dal lamento non proveniva soltanto un'aspirazione alla verità, o il desiderio di rimettere ordine nella vita di qualcuno. Come è possibile che una persona per cui io ho provato amore non abbia potuto risvegliare in te un granello di umanità? E poi la domanda successiva: Come hanno potuto, degli uomini, diventare così disumani? La parola "apartheidssystem" suona all'improvviso come un eufemismo. (Potrà questo mai commuovere ancora i sudafricani se qualcuno priverà qualcun altro della vita per un televisore da venti randt? E ancora: sarà mai possibile attribuire una seconda volta a un gruppo specifico crudeltà, disumanità, vendicatività?) "I bianchi", mi dice il mio collega Mondli, mentre beviamo qualcosa di forte alla fine delle prime quattro settimane, "non hanno alcun ubuntu .... Si attengono alle leggi, ma non hanno alcuna umanità. Prendi quel Weber, quello che ha perduto il braccio in un attentato dell' Apla, l'Esercito di Liberazione Popolare dell'Africa. Come mai è venuto ogni giorno da solo? Tutte le vittime, fra i neri, erano accompagnate dai famigliari e da persone

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