Linea d'ombra - anno XIV - n. 118 - settembre 1996

68 VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE Le predilezioni espresse dai miei alunni a me sembrano anche illuminanti a proposito di quali possano essere i libri che riescono a agire nel profondo, e quindi quali possano essere quelli da portarsi nel secolo che arriva. Libri che, al di là del tempo storico e dell'ambientazione rurale o urbana, contengano una forte carica simbolica e sappiano parlare della realtà interiore. Libri che siano cibo, nutrimento. Perché è vero che leggere non è un bisogno primario, ma il desiderio (o si chiama bisogno? In ogni caso non si dovrebbe mai dimenticare quanto nei bambini sia sfumato il confine tra desiderio e bisogno), il desiderio di storie somiglia molto al bisogno di cibo, come aveva ben visto Stevenson nel saggio A proposito del "romance" ( contenuto in l'isola del romanzo, Sellerio 1987). E Stevenson, che tra l'altro aveva idee particolarmente chiare sia sull'infanzia sia sulle storie, in quello stesso saggio raccontava questa storia: "A un mio amico, un fabbro gallese, venticinquenne e analfabeta, capitò una volta di ascoltare un capitolo del Robinson, letto a alta voce nella cucina di una fattoria. Fino a quel momento era un cuorcontento, ben protetto dalla sua ignoranza; ma da quella cucina uscì interamente cambiato. Esistevano dei sogni, dunque, dei sogni a occhi FotoTryggveGustafssonTratto PhotogrophYyearBook 1962. aperti, divini e impalpabili, ma già scritti e stampati e rilegati; e li si poteva comperare in cambio di poco denaro, per poi goderli a volontà. Da quel momento il giovanotto si dedicò faticosamente allo studio, deciso a imparare a leggere il gallese, e quando vi fu riuscito andò a chiedere il libro in prestito: naturalmente si era perduto, e l'unica altra copia che se ne poteva trovare era in inglese. Niente paura: si rimise a studiare di nuovo, imparò l'inglese, e poté leggere da cima a fondo, con immutato piacere, il romanzo di Defoe". Nel bellissimo l'invenzione della solitudine (Anabasi 1993) Paul Auster scrive: "Si dice che gli uomini impazzirebbero se la notte non sognassero; analogamente, se a un bimbo si nega l'accesso ali' immaginario, non prenderà mai contatto con la realtà. Il bisogno di storie per un bambino non è meno vitale del bisogno di cibo, e si manifesta con lo stesso meccanismo della fame. Raccontami una storia, dice il bambino. Raccontami una storia. Ti prego, papà, raccontami una storia. Allora il padre si siede e racconta una storia a suo figlio. O gli si sdraia accanto nell'oscurità( ...) e comincia a parlare, come se la sua voce fosse la sola cosa rimasta al mondo, raccontando una storia a suo figlio nell'oscurità.( ...) E anche quando il bambino chiude gli occhi e si addormenta, la voce di suo padre non cessa di parlare nell'oscurità".

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