62 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE che analizza, critica e denuncia, stigmatizzato da Raboni); ma ecco anche la compresenza, talvolta contraddittoria, di diversi progetti d'opera dentro l'opera. Da Petrolio non riusciremmo mai a estrarre una poetica univoca, nel senso che ho indicato prima. Al contrario, quel che salta subito agli occhi, come sua caratteristica principale, è una so11adi molteplicità paradossale delle scritture, un sincretismo di poetiche possibili, nessuna delle quali viene mai definitivamente scelta dallo scrittore, cioè adottata come propria voce e propria cifra. Allegorico e romanzesco coesistono, Sterne convive con la "greve allegoria" medievale e le sacre rappresentazioni. L'autore assume una pluralità di generi, di voci e di registri, ma senza mescolarli per farli stridere tra loro. Ogni pezzo è in sé puro. Non si tratta insomma di un'operazione trasgressiva del tipo di quella inaugurata da Cervantes e che ha caratterizzato tutta la storia del romanzo moderno. La mescolanza trasgressiva dei generi garantisce pur sempre ali 'autore un'unità di posizione e d'intenzione. Qui abbiamo piuttosto un'autore frantumato, o moltiplicato, in una serie non univoca di autori possibili. Non una, ma cento poetiche, volutamente affiancate l'una ali 'altra nella loro impossibile sintesi, si succedono nel corso del libro. Con Petrolio Pasolini ritorna dunque a qualcosa che assomiglia alla narrazione. Ma se questa strada si riapre è in una maniera quanto diversa ormai da quella degli anni cinquanta - una maniera che quasi scommette sulla propria impossibilità: in assenza di un sistema di certezze per lo scrittore, in assenza di una poetica. Tornando a Sanguineti, non si può certo dire che egli abbia mai attraversato una crisi analoga (per lo meno non il Sanguineti teorico e critico, che prende posizione nella querelle delle poetiche). È noto che Pasolini ebbe in vita violente diatribe PierPaoloPasolinie AnnoMagnoni nel 1961 . FotoForobolofoto. con gli scrittori che si riconobbero un tempo nel Gruppo 63. Non c'è quindi da stupirsi che esse continuino ancora oggi, a vent'anni dalla morte di uno dei due contendenti. Quello che stupisce è che questa polemica postuma pretenda di riportare Pasolini entro un sistema solare da cui egli si era ormai allontanato anni luce. Un sistema al cui centro sta appunto la poetica, che dà allo scrittore, come il sole ai pianeti, la certezza dell'orbita. Ma più che un sistema solare è una galassia, con tanti sistemi solari, ognuno dei quali si definisce per differenza o contrapposizione con altri. Ogni poetica riceve la sua giustificazione e la sua ragione d'essere dal fatto di differenziarsi da altre precedenti o contemporanee, secondo la logica ormai estenuata della modernità. Così, nell'articolo citato, Sanguineti può rimproverare a Pasolini di fare un uso neorealistico del dialetto, di non praticare la mescolanza macaronica delle lingue, come invece fa Gadda: come se la mescolanza delle lingue fosse l'unica via per una letteratura d'avanguardia. Insomma: certezze, certezza della formula. O, per meglio dire, certezza che il rapporto tra lo scrittore e il mondo si giochi sul piano di una scelta stilistica, e che ce ne sia una migliore di un'altra e che, a questo "posizionamento differenziale" entro la scacchiera letteraria, sia demandato il senso di un'opera. Molte cose si potranno allora dire contro l'opera letteraria di Pasolini, ma solo dopo aver riconosciuto quello che fu il rovello centrale della sua ultima produzione: il tentativo di tirarsi fuori da questa partita a scacchi che la letteratura del nostro tempo ("ufficiale" e non) gioca ormai solo con se stessa, accettando pacificamente il proprio tasso (altissimo) di autoreferenzialità, assieme alla propria impotenza a incidere sul mondo.
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