devono salutare, che peccano come si deve peccare, che fanno il sesso come si deve fare. Mi è venuto il disgusto di tutto questo. E allora, ecco che se dovessi scrivere un romanzo, io non lo vorrei fare "come si deve fare". Vorrei scrivere un romanzo come non si dovrebbe scrivere, come nessuno vorrebbe farlo: non una cosa finta, o "fatta bene". Forse non farei neanche un romanzo: mi piacerebbe scrivere un racconto lungo, alla Conrad, se ne fossi capace. In ogni caso non sarebbe un romanzo "in serie", come quelli che escono oggi, quelli che io chiamo i romanzi editoriali. Ormai i romanzi sono, per così dire, scritti dagli editori. Ora sento di aver detto tutto o quasi tutto quello che volevo dire attraverso la saggistica: sono già pronti due miei nuovi saggi che usciranno l'anno prossimo per Mondadori (Letteratura e senso comune che è un'ideale prosecuzione di Letteratura e salti mortali e un altro di cui ancora non conosco il titolo, ma che è anch'esso un diario sul sentimento della letteratura), e forse in questa nuova condizione, in cui mi sono liberato del peso di tutte le idee che dovevo comunicare, può darsi che arriverà il romanzo che sto aspettando di scrivere. Di cosa scriveresti, in questo tuo nuovo romanzo? Quello che è difficile non è tanto scrivere della vita: della vita scrivono tutti, e la vita è fatta di cose che succedono, di sentimenti che si provano, di persone che s'incontrano, si amano, si lasciano, si respingono. Io non vorrei scrivere sulla vita, io vorrei scrivere sull'esistenza. L'esistenza è qualcosa che potrebbe anche non accadere, anche non provocare dei fatti o suscitare dei sentimenti, ma è qualcosa che ci attraversa sempre, noi sappiamo che c'è sempre dentro di noi questa dimensione. Ecco, mi piacerebbe scrivere su quella che Rousseau chiamava "la coscienza di esserci" all'interno di una sorta di distrazione. Ho già parlato di questo mio senso della distrazione, ho scritto che "la vita è ciò che ci accade mentre pensiamo ad altro". Io scriverei il mio romanzo sull'esistenza, su quello che succede alla nostra vita mentre pensiamo ad altro, e la vita ci attraversa senza che ce ne accorgiamo. Ecco, queste sono le uniche parole di La Capria che ho registrato, le uniche quindi che ho potuto riportare fedelmente.fra le tante che ci siamo scambiate nei nostri ripetuti incontri. Poi ci sono i molti messaggi in segreteria, a cui abbiamo delegato e in cui abbiamo cercato di tenere recintato il nostro rapporto "contrattuale-editoriale": credo sia stato un tentativo di difendere il tempo degli altri nostri incontri, proteggerlo dalle intrusioni delle "cose nemiche" (per usare una definizione di La Capria). E ancora gli appuntamenti sotto al palazzo, perché la sera dopo le sette e il fine settimana il suo portone resta chiuso e non c'è un citofono; e una lettera da Capri, e una passeggiata in copisteria, e una promessa di gara di nuoto, e il caffè del dopopranzo, e la lettura attenta del manoscritto per interpretare la sua grafia per quei testi che mi ha dato appena dopo averli scritti ( "Leggi, leggi, vedi se capisci"). Forse anche queste altre cose potrebbero interessare il lettore di La Capria, così come hanno fatto piacere e hanno incuriosito me, che amo la sua scrittura e vorrei sempre scoprire il quotidiano di cui si nutre. Ma di tutto questo "altro" non ho prove, non ho documentazione, e probabilmente è un bene: sono forse le cose che hanno attraversato la mia vita mentre pensavo ad altro, e per fortuna ho avuto modo di annotarle, da qualche parte dove poi restano scritte bene, e ogni tanto le leggo, per vedere se capisco. INCONTRI/LA CAPRIA 59 Pl;\//A 1 I) l l p e p () I C) RaffaeleLaCapria. FotoSettimioGarritano/Farabolafoto. IV
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==