VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 53 Era una creatura piccina è il titolo di una delle ultime liriche, dedicata a una bambina o forse a una bestiolina, in ogni caso a una creatura piccina che va via dal mondo o dal mondo è scacciata perché non ne comprende il linguaggio, perché lei parla un'altra lingua. Difficile dire fra descrizione e memoria quale solitudine sia più dolorosa e quale freddo più intenso: "non era della vita\ non fatta giusto per lei, non era della vita\ Tutto comprendeva, intendi?\ Le paroline del dolore come medicina- dottore - cucchiaino. Non voleva prenderle." Anna Maria Ortese è un caso raro di linguaggio in cui i diminutivi (penso alle zampine, agli occhietti rossi, alla pezzuola, alle pietruzze dell'iguana, al cucciolo di puma che dice "babbino santo" di Alonso, al cardillo) non addolciscono ma accrescono lo strazio, appunto, l'impotenza e la colpa. Sono, come le ragazzine di Nuoro di una poesia, cose "tacite preziose minime, senza sorriso". Forse solo Dostoevskij (un nome "troppo umano" lo so per un'autrice che ama il sogno della letteratura tedesca e inglese) solo Dostoevskij è riuscito a vedere l'orrore e il male con altrettanta pietà e lucidità. Il tema del male e dell'assassinio rintocca in Alonso e i visionari così come era rintoccato nella desolazione de L' Iguana e nella pesantezza delle nuche del Cardillo addolorato. "Nessuno - dice Anna Maria Ortese - conosce, patisce il male come il male stesso", nessuno trema come chi fa tremare, coMASSONERIA & P2 DentroloStato,oltreloStato:l'Italiadeipoteri nvisibili COLOMBIA Piantagionililegalei bugiediStato,unabombafattadicifre me le "animucce infernali" smarrite nel mondo. Spesso confuso con la diversità il male "se ne sta senza nome voce grido", vaga smarrito e orfano sulla terra". È una concezione che non ne contempla la banalità, è il male degli innocenti, ma è forse anche - come voleva Bonhoeffer - la scelta di non abbandonare il male ma restituirlo a quel bene cui appartiene.In qualche modo Anna Maria Ortese rispetta l'ordine di Padre Zosima nei Karamazov: prega per quelli per cui nessuno prega, rinnova la ciotola d'acqua per le creature assetate, e in Lettera a un uccello che abita il fiume Avon la promessa è quella di una terra ancora senza nome, un paese dell'anima dove non sia disprezzata la debolezza, in cui Dio, come dice un verso, bellissimo, di Nathan Zach, apre gli occhi verso tutti i suoi vermi "ovunque essi striscino, amati/ e non amati ...". È "il paese della notte": dove notte è tregua dall'intolleranza del vivere, paesaggio della mente, smarrimento di fronte alle Costellazioni, all'infinito dello spazio e a quello del tempo: come nella lirica Dove sono andate le generazioni in cui ci sichiede dove scompaiono i volti e gli animi di quelli che ci hanno preceduto. Una domanda che si ripiega sulla risposta, tutto è nella ruota ardente del Nulla e insieme nello stesso ardore di un sogno: "forse noi sognamo di vivere, semplicemente, sogno di Dio con il quale ci sveglieremo per dormire davvero, diletti, senza sorridere più". Come le bestie, tanto pure da non avere sorriso". NUOVEDROGHE uiboratordi istrada:inOlandasimuoredimeno NUOVEMAFIE InSicilia è nataunastella:trionfodiunmodello rganizzativo Ogni mese in edicola a L.3500 Ahhonarnèntoannuo L 35.000 C.C.P. 1551OI intc\lato a "GruppoAhèk Pèriodici"ViaGiol1tt1 21. IO 123 Tonno
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