Linea d'ombra - anno XIV - n. 118 - settembre 1996

VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE 47 sopraffarlo e di bruciare penose accelerazioni del suo desiderio sessuale; Zwi, figura quasi speculare a quella del fratello, si trastulla in una sorta di deserto emotivo e cerca di trarre vantaggi economici dalla nuova spartizione del patrimonio; Dina, sensibile al fascino del suocero "americano", insegue fantasmi interiori cercando di dar loro forma lettera1ia; l 'avvocato Kedmi, dopo aver rinunciato alla conduzione della causa di divorzio, diventa impertinente osservatore della querelle famigliàre; sua moglie Yael, incapace di giudicare e prendere posizione, giustifica tutti e tutti assolve; il piccolo Gadi - obeso e sofferente di cuore - osserva, con scrupolo infantile, il teatro del disordine e mangia compulsivamente. La struttura "a voci" del romanzo restituisce non solo la complessità psicologica del terremoto socio-famigliare, ma anche la difficoltà di oggettivarne le tensioni, di far convergere, come vorrebbe Assa, in una storia sola il dipanarsi monco o comunque dolente delle storie di ciascun personaggio. La famiglia, sembra suggerire Yehoshua, ha definitivamente perduto i contorni geometrici di un'istituzione radicata nella coscienza sociale, di "garante" etica indiscutibile, ma, al contempo, non si è disfatta delle ombre del suo passato (anzi a esse ricorre per ridisegnarsi, almeno come fantasma, infrangibile e potente) né rinuncia alla sostanza del patto che l'ha fondata. Da una parte si intravedono - spettrali e commoventi - le ragioni dell'istinto (e davvero eccezionale è il momento in cui, fallito il tentativo di far firmare il divorzio a Na'omi, il vecchio cane di famiglia, Horatius, s'aggira inquieto strusciandosi all'uno e all'altro congiunto, avvertendo il vuoto che li separa, la disgregazione emotiva che li allontana) e le ragioni di un'altra ce1tezza- inedita, sbilanciata, vitale - quando compare alla porta di casa Kedmi la donna americana di nonno Yehuda insieme al bambino che, due anni dopo la ferale settimana del "divorzio", è arrivata in Israele instillando nella mente dell'avvocato Kedmi la speranza o semplicemente l'ipotesi di una nuova famiglia, di una famiglia "recomposée". Kedmi e sua moglie Yael veicolano due atteggiamenti di normalità bislacca, eccessiva: lui è alla ricerca di promozione sociale (ha provato la carta dell'avvocato di grido senza riuscirci), è attento al danaro, è ottuso e grossier nelle relazioni complesse, ma è istintivamente capace di stare coi piedi per terra (alla sua sensualità becera, ma vitale, deve la saldezza del rappo1to con Yael, ed è l'unico, fra i tanti, ad accorgersi quando il figlio sta patendo un attacco di cuore); Yael ammette di non saper giudicare, di non voler prendere posizione, riconosce nello spazio domestico una "paturale" garanzia di salvezza e, soprattutto, è il personaggio che affida alla memoria (a una memoria dettagliata, addirittura ossessiva) il compito di restituire senso e misura alle cose: è affetta da una sorta di profonda pietà per gli attori con cui condivide la scena, ma è anche consapevole che la pietà non redime e, almeno, consola, lima le asperità emotive, in una parola, restituisce vivibilità all'esistenza. Né Kedmi né Yael vogliono riformare o ribaltare la realtà ma la amano, la conoscono, e vi si riconoscono. L'avvocato Kedmi, che la somma delle voci vogliono cinico, pasticcione per ansia di strafare, succube di una madre invasiva e volgare, spietato contro i parenti, attaccato al proprio particulare, porta con sé un grezzo legame col mondo che gli fa intuire, paradossalmente, destini più ampi di quelli si agitano nella coscienza degli altri personaggi. Lo stesso Yehuda (che, senza volere, ascolta da dietro la parete i gemiti di un meridiano amplesso di figlia e genero) ne ha la netta percezione: Kedmi non sarà l'avvocato di successo che sogna di diventare, ma è inchiodato al mondo, sa la forza dei nodi che si stringono nell'intimità, sa - sia pure per approssimazione -che, irrispettoso com'è delle buone maniere, c'è un luogo caldo dove il freddo delle illusioni si scioglie e diventa materia, umile materia di vita quotidiana. La famiglia di Kedmi è - in prospettiva - una famiglia nuova che contraddice il fasto sentimentale di Yehuda, la ricchezza antica della coppia borghese sperperata fra leggerezza e follia, fra traumi e ferite inferte e subite. Yehoshua ha una predilezione per questi piccoli antieroi del quotidiano: lo ha dimostrato in Il signor Mani e soprattutto in Cinque stagioni con quello spettacoloso ritratto di vedovo che è Molco. Qui è, per certi versi, più cauto; o più implacabilmente corale. Kedmi s'aggira col suo vivifico veleno per le pagine del romanzo senza conquistare mai il primo piano che è semmai riservato al vecchio Yehuda. Yehuda ha però bisogno della tragedia - e di una tragedia ridicola - per "rinunciare" al suo tardivo divorzio e a decretare l'unità della famiglia, o meglio la indivisibilità della coppia. AbrahamYehoshua.FotoGiovanni Giovannetti/Effigie.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==