46 VEDEREL, EGGERE 1 ASCOLTARE il trionfo del nulla, della vaporosa assenza di sostanza, del messaggio unidirezionale, della narrativa a piccola tesi, con tanto di personaggi, intreccio e catarsi, in narcotiche paratelevisive pasticche di senso comune, pomposità, vacuità. Là dove Tull (Amis) mette, Barry toglie. Dove l'uno aggiunge, accosta, accatasta, stratifica, elenca, incastra, cita, ripete, pendola, zigzaga, torna ossessivo e metodico sui suoi passi, in un movimento sempre più perversamente immobile e bulimico, l'altro sfronda, sgronda, civetta con la semplicità e i buoni valori di sempre, ignaro del presente e dei suoi linguaggi multipli e molteplici, insensibile al fascino della compresenza, sordo al richiamo ambiguo della contemporaneità. La loro è un'amicizia di stampo gemellare, irranciditasi con gli anni. Se, all'epoca dell'università, Richard era il polo brillante della coppia, a lungo andare le sue doti l'hanno reso diseconomico, sovrabbondante, inadeguato. E le deficienze di Gwyn si sono rivelate vincenti. Meglio la malleabilità che la capacità di giudizio, la velocità della capacità di analisi, la leggerezza della profondità, e via dicendo. Richard, acuto troppista in tempi di liofilizzazione culturale spinta, è surclassato in tutto, persino nelle cose che continua a saper fare meglio, da quel capolavoro massmediologico che è l'uomo senza qualità Gwyn Barry. Eppure Richard, perdente ma non vittima, è insoppmtabile e ancora più osceno di Gwyn. A divorarlo non è, infatti, un imperativo morale, un disgusto d'epoca, una refrattarietà allo spirito del tempo o, quantomeno, il gusto della competizione, bensì il subdolo tarlo dell'invidia. Tull non aspira a ciò che Barry ha, non lo vuole per sé, lo vuole distruggere. Perseguitato com'è dall'imponderabile successo dell'amico, non riesce a pensare ad altro che al modo di smontarne le fortune, distruggerne il matrimonio, smascherarne la pochezza di scrittore. Umiliarlo, punirlo, svergognarlo diventano il suo pensiero dominante, la sua lugubre protesi d'autore. Far giustizia dell'abominio incarnato da Gwyn, vendicare lettori e letteratura, si trasforma poco a poco nel romanzo che Tull non scriverà mai, nel suo capolavoro perennemente incompiuto. I mezzi a cui ricorre sono infiniti, da un grottesco pestaggio su commissione, alla scrittura sotto falso nome di un "originale" inedito che lo abiliti ad accusare di plagio l'amico, dal tentativo di sedurne la moglie, a un pubblico attacco davanti a scrittori e accademici. Gwyn però è inaffondabile, come se, su di lui, le frecce scivolassero o rimbalzassero, per poi ritorcersi contro chi le ha scagliate. Se Barry è un personaggio di gomma, Tull è un personaggio da sottosuolo, impastato di sangue e di merda. Se è legittimo suscitare invidia, suggeriscono infatti le nerissime pagine di Amis, provarla non lo è affatto. Perché l'invidia altro non è che una distorta, e dati i tempi ovvia, manifestazione di desiderio e impotenza. Onanistica, autoindulgente, tumorale. E mi fe1mo qui, invitando chi legge a passare senza esitazioni alle pagine di L'informazione. Il romanzo di Amis, infatti, non riuscirebbe a essere quell'incredibile cordata di appunti morali e di annotazioni sull'atrocità del presente che è, se non giocasse sull'invenzione narrativa e linguistica. Se non si divertisse a dare "euforicamente" forma a una serie di inediti linguaggi paralleli e a coniare incontaminati e contaminanti lessici da dopodiluvio, irresistibili nella !oro cupissima, terminale comicità. Esemplare la traduzione di Gaspare Bona. UNA FAMIGLIASENZAPACE UN DIVORZIOTARDIVO DIABRAHAMYEHOSHUA Alberto Rollo Anticipando la struttura corale di Il signor Mani Abraham Yehoshua ha scritto, nel 1982, un piccolo capolavoro che quest'anno Einaudi ha pubblicato col titolo Un divorzio tardivo (pp. 362, Lire 36.000). Vi si racconta come il vecchio Yehuda trasferitosi negli Stati Uniti d'America, dopo il fallimento del mattimonio, torna in Israele per far firmare il divorzio alla moglie Na'omi ricoverata in un manicomio e poter sposare la nuova compagna americana Connie dalla quale attende un bambino. Il ritorno del padre in patria scatena reazioni a catena in seno alla comunità famigliare: fra i figli Yael, Assa e Zwi, che ancora patiscono, chi più acerbamente chi meno, gli effetti della traumatica separazione dei genitori (si continua a far cenno alla pugnalata che Na'omi ha inferto a Yehuda e alla cicatrice sul collo che lui ama mostrare agli interlocutori), fra i congiunti acquisiti (l'avvocato pasticcione Kedmi che ha sposato Yael, Dina, la giovane e bella moglie di Assa, il ricco omosessuale Refael Calderon compagno di Zwi) e persino nella fantasia melanconica del piccolo Gadi, figlio di Yael e Kedmi. Il romanzo è scandito in nove "giornate" (la settimana pasquale della permanenza di Yehuda in Israele), ciascuna narrata da una "voce" diversa (nell'ordine: Gadi, Kedmi, Dina, Assa, Refael, Zwi, Yael, Na'omi, Yehuda). Al centro del racconto i vuoti, le torsioni, i nodi, le lacune della famiglia, di una famiglia israeliana sefardita attratta da un'oscura tensione centripeta. Oscura anche quando campeggia il bel torso vitale di nonno Yehuda che, a tutta prima, sembra contraddire la follia della moglie e le dinamiche rugginose, balorde, malate che legano i figli ai propri coniugi o con 'integrità protetta dai confini netti algidi della follia. Alla spensierata leggerezza che sembra confondere il tutto-tondo paterno di Yehuda risponde il sospetto di una scivolosa irresponsabilità da sempre incombente dietro la rigidità sacerdotale di Na'omi. Con le pratiche del "divorzio tardivo" la coppia torna a disegnare il geroglifico rituale che sottende la domanda di unità e di stabilità implicita nel rapporto uomo-donna. Che la "cerimonia" dichiari il contrario del patto matrimoniale non importa: attraverso la mera ritualità della "celebrazione" agenti e testimoni del rito sono chiamati quantomeno a riflettere sulla meccanica dei loro rapporti, sul moto congiuntivo e disgiuntivo di interessi e passioni. Ineluttabilmente figli e nipoti cercano un posto in quel geroglifico. Ineluttabilmente l'assurdo che si cela dietro ogni patto sociale si risveglia in una babele di proposizioni, tutte creditrici di stabilità o, se si vuole, di governo. Assa, docente di storia, è ossessionato dall'urgenza di rendere palpabili i processi storici, di costringere il disordine degli eventi dentro una sola rete, ma intanto non sa impedire alle emozioni di
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