VEDEREL, EGGEREA,SCOLTARE 45 DELL'INVIDIA L'INFORMAZIONE DIMARTINAMIS MariaNadotti Richard Tull, il quarantenne protagonista di L' informazione (Einaudi, 436 pp., Lire 34.000), nuovo romanzo dell'inglese Martin Amis, è uno scrittore fallito e un recensore di successo. Ha moglie (Gina che, quando lui piange nel sonno e poi dice: "Niente. Non è niente. Solo un sogno triste", come fanno gli uomini, gli chiede: "Che cosa c'è" e poi sospira e si gira dall'altra parte, come fanno le donne), due figli gemelli, i piccoli Marco e Marius, e un amico "inseparabile", lo scrittore di best-seller Gwyn Barry. Gwyn ha tutto quello che Richard Tull non è riuscito ad avere: successo, denaro, una splendida casa, una moglie aristocratica, traduzioni e riconoscimenti in tutto il mondo. Ed è tutto quello che Tull non vorrebbe (o non sa?) essere: un pessimo scrittore, un mediocre, un opportunista, un vanesio, forse semplicemente un cretino, certo uno che ha capito bene come va il mondo e ci si trova del tutto a suo agio. Ci sarebbe materia per un bell'apologo morale: protagonista buono, povero, sfortunato, impotente e doppiamente padre di famiglia contro antagonista cattivo, ricco, baciato dalla fortuna, scopatore incallito e cinicamente vasectomizzato o quasi. Sullo sfondo, una Londra da fine millennio, inquinata, sporca, satura di traffico, priva di spazio o verde o sicurezza per i bambini, illividita e superficiale. E invece no. Amis, come sempre, va in tutt'altra direzione, anzi va in tutte le altre direzioni possibili. Gwyn Barry sta a Richard Tull non come il negativo di un positivo, bensì come un doppio liberato dalle incrostazioni del dubbio e dai sussulti della coscienza. Là dove Tull "patisce", Barry, ignaro, se la gode. La loro è una differenza di profondità, di pescaggio o, per finire, di "innocenza". Gwyn ha capito una cosa formidabile e semplice: oggi, per chi fa il mestiere di scrittore, la chiave del successo non sta nella bravura, né tantomeno nella complessità. "Bisogna far sembrare l'universo più piccolo." Il segreto è tutto qui: rassicurare i lettori, farli sentire padroni di un mondo in cui non contano nulla, di cui non capiscono più nulla, far loro credere che ne tengono in mano le fila, anche se ogni mattina, uscendo di casa, gli piomba addosso enorme, ingovernabile, paurosa, la massa terribile e inerziale dell'informazione planetaria. In un mondo governato dal principio confusivo della contiguità, della contemporaneità e dell 'iperinformazione o, se volete, dell'indifferenza e dell'indifferenziazione, Gwyn "senza chiasso, senza ostinazione, in maniera rassicurante" ha ricreato un universo a misura d'uomo, che si può guardare "a occhio nudo". I suoi romanzi hanno il potere persuasivo (o consolatorio) e la presa commerciale dell'astrologia. "E che cos'è l'astrologia, se non la consacrazione dell'universo antropocentrico? L'astrologia non si limita a dire che tutte le stelle girano intorno a noi. Va oltre e dice che tutte le stelle girano intorno a me." MartinAmis. FotoStevePyke/RetnaPictures/G Neri. Richard Tull, invece, non ha alcuna vocazione a eliminare il principio di contraddizione e a ridurre il complesso a semplice. Né ad assecondare bisogni. Non riesce a farlo neanche con i figli, che non a caso sono due e gemelli, smaliziati e paterni. Uno, il più tenero, costantemente a casa da scuola, raffreddato o inconsciamente autelettosi a guardiano del padre, è persino dislessico, ribalta le parole, i concetti, confonde l'alto col basso e la destra con la sinistra. E Tull non sembra esserne preoccupato, come se direzioni e posizioni fossero per lui categorie desuete, disattivatesi per lasciare il posto al caos oppure alla banalità di una finta, organica piattezza. Come scrittore, Richard è bravo, ma non abbastanza innocente. Non è bravo perché non è abbastanza innocente. "Gli scrittori sono degli innocenti - non privi di colpe - solo innocenti. Tolstoj era sicuramente un innocente. Persino Proust era un innocente. Persino Joyce era un innocente. E poi ... Richard non amava i suoi lettori, come ogni scrittore dovrebbe fare. Non aveva niente di personale contro di loro, ma non li amava; invece bisogna amarli. Quindi, per concludere. Richard era innocente (guardate che fine stava facendo) ma nel senso sbagliato. Amava i suoi lettori (ne aveva un folle desiderio), ma nel senso sbagliato. Pensate solo a cosa li sottoponeva ..." Chiunque si affacci anche solo sulle prime pagine di uno dei suoi due romanzi già pubblicati, per non parlare della sua opera più recente, Senza Titolo, rischia l'emicrania, la labirintite, il tumore cerebrale, la morte. Potrebbero far fortuna sul mercato delle armi, avere un'applicazione militare, "come i quaderni d'appunti di Marie Curie, carcinogeni ancora oggi, a un secolo di distanza". Amelior e Amelior riconquistata, i due romanzi scassaclassifiche di Gwyn Barry, si consumano invece come un bicchier d'acqua. Si fanno bere da tutti, proprio tutti, perché sono
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