fidato quasi mai è quello che poi lo coinvolge veramente. Inoltre, in questi gialli molto spesso la trama si complica al punto che il lettore si perde, anzi a volte neanche il detective ha un'idea chiara di quello che sta succedendo. Il paesaggio della trama diventa molto difficile da decifrare. E sì, hai ragione, c'è anche quest'altra influenza del Pilgrim's Progress, ma del resto quella è un'influenza anche sul cuore della tradizione occidentale ... è incorporata, per così dire, nella matrice immaginativa di gran parte della letteratura occidentale. Sai, Auerbach, in Mimesis, ha un intero capitolo, mi pare s'intitoli La partenza del cavaliere, in cui descrive le variazioni più importanti di questo tema. Il fatto che a un certo punto del libro la ricerca, diciamo così, si ripieghi su se stessa, per cui, alla fine del libro, si ha l' impressione che la persona che Walker ha cercato per tutta la storia sia in realtà se stesso, che, insomma, è stata tutta una ricerca autoreferenziale. Ho pensato che forse c'era qualche collegamento con le recenti teorie cognitive e psicologiche sul!' io e sulla creatività, che considerano l' autoreferenzialità come un modo di esprimere il processo introspettivo, di creare i personaggi a propria immagine e somiglianza, per usare la frase biblica. Avevi presenti queste teorie oppure è una coincidenza? Be', no, non le avevo presenti, ma mi sembra che quel che hai detto sia giusto, voglio dire, si può applicare a Walker. In un certo senso, è anche uno strano libro autobiografico. All'inizio, Walker non sta combinando niente di particolare e comincia questa ricerca in parte per quel sottinteso premio erotico che gli è promesso da Rachel, ma anche perché pensa: "Oh be', tanto vale che ..." E poi alla fine, se ricordi, dice: "Be', ormai è finita", ma almeno si è impegnato in qualcosa. Credo di condividere con Walker questo senso di colossale mancanza di propositi, anche se non credo sia una mia stranezza personale. Non mi pare che sia sorprendente sentirsi così in questa fase storica... E, alla fine, Walker sente che qualsiasi cosa abbia imparato, la scelta è tra quel poco che ha imparato nel corso della ricerca e niente; in ogni caso, per dirla nel modo più banale possibile, la ricerca ha dato un senso alla sua vita, gli ha fatto passare la giornata, come si dice. Alla fine ha trovato un posto in cui collocarsi nello schema del mondo. Esatto. Dopo In cerca hai scritto quest'altro libro, The Missing of the Somme. Che cosa ti ha spinto ad affrontare il tema della prima guerra mondiale? Be', tanto per cominciare forse è necessario spiegare a un pubblico italiano che nel primo giorno della battaglia della Somme, gli inglesi hanno subito 60.000 perdite ... è un episodio molto profondamente radicato nella coscienza dei miei connazionali. Per i ragazzi della mia generazione, la prima guerra mondiale è una cosa in cui erano stati coinvolti i nostri nonni. La battaglia della Somme rappresenta la prima guerra mondiale in miniatura. Perciò è una cosa che è sempre stata presente nel mio retroterra culturale. Poi, avevo appena finito In cerca e all'epoca vivevo a Parigi e un giorno, siccome non avevo nient'altro da fare ... anzi, a dire la verità, ero molto depresso, pensai: "Oh be', dato che sono qui è facile andare a visitare quei cimiteri sulle rive della Somme". Rimasi sconvolto da quell'esperienza: c'è un monumento, a Thiepval, disegnato da Edward Lutyens e appena si arriva lì si vede scritto in lettere gigantesche "The missing of the Somme" (i dispersi della Somme, N.d.R.). Quelle due parole, "missing" e "Somme" hanno un peso incredibile. Insomma, voINCONTRI/DYER 41 glio dire, rimasi molto impressionato e di nuovo, in un certo senso, com'era già accaduto per il libro sul jazz, mi venne in mente: "Che cosa sto provando in questo momento?" Naturalmente, sarebbe troppo facile rispondere: "Be', sono profondamente commosso". Si sa, si vorrebbe articolare le proprie impressioni in maniera più precisa ... perciò ci si chiede: "Come mai questa esperienza è così significativa per me?" In altre parole, mi sono cominciato a chiedere: "Va bene, sembra che sia capitato qui quasi per caso ... spinto da un capriccio, ma, in un certo senso, che cosa mi ha attirato qui?" E per rispondere a questa domanda, nel processo di rispondere a questa domanda, ne vengono fuori anche altre. Non solo: "Che cosa mi ha attirato qui?", ma anche: "Che cosa mi sono portato dietro? Che tipo di bagaglio culturale, autobiografico, storico, letterario ho portato con me?" li li- · bro, dunque è un tentativo di rispondere a queste due domande ... Ancora una volta, in un certo senso, è una ricerca, un viaggio investigativo e più di ogni altro libro sono rimasto molto contento di questo, forse perché è il meno classificabile di tutti. Per ricollegarlo di nuovo a In cerca, andare là è stata una decisione casuale, ma poi ho avuto la sensazione che in realtà, per prendere in prestito il titolo di un altro libro di John Berger, stavo in realtà "mantenendo un rendez-vous", un appuntamento che, in un certo senso, era stato fissato prima ancora che nascessi. Dove ti porterà la prossima tappa della tua ricerca? Be', ho appena finito un altro libro, su D.H. Lawrence. Ancora una volta è un libro completamente indefinibile, che non è assolutamente né una cosa, né l'altra ... Ma stavolta avevo un precedente: nel 1916 Lawrence fu incaricato di scrivere un libro su Thomas Hardy che faceva parte di una serie, e cioè avrebbe dovuto seguire uno schema prefissato. Lawrence sapeva esattamente che cosa si voleva da lui. Poi, in una lettera non ricordo bene, ma mi pare che fosse dell'ottobre di quell'anno scrisse: "Per pura rabbia ho cominciato il mio studio su Thomas Hardy. In questo momento è su tutto meno che su Thomas Hardy''. Perciò mi piaceva l'idea di scrivere un libro su Lawrence che sarebbe stato fedele al suo spirito, in un certo senso ... cioè avrebbe parlato di tutto meno che di Lawrence. A parte gli scherzi, Lawrence è una figura cruciale per me, in quanto ... be', ancora una volta questa è una storia autobiografica, perché in fondo è così comune. E così, eccomi lì, da ragazzo, a scuola, proveniente da una famiglia operaia, senza libri, sai, in famiglia non si leggevano libri e poi, seguendo lo schema classico, entro nell'orbita di un insegnante che mi fa innamorare della letteratura e quindi, in seguito a questo, la mia vita subisce una radicale trasformazione. Insomma, voglio dire, Lawrence mi ha fornito un archetipo di questo schema. Quindi Lawrence è presente sin dall'inizio e Figli e amanti è uno dei primi romanzi che ho letto ed è stato per me una specie di matrice per l'idea, sai, di uno che cresce in una famiglia operaia e poi ne esce. Può sembrare strano, ma gran parte del mio libro su Lawrence è dedicata a un altro scrittore che ho amato molto in vita mia, Camus. E naturalmente, la sua esperienza è molto simile a quella di Lawrence e alla mia (anche se può sembrare terribilmente arrogante parlare di me in connessione con gli altri due). E ora, ripensandoci, sono molto contento che In cerca finisca con Walker che scompare inoltrandosi in una strada che, guarda caso, si chiama Via San Lorenzo. Gli amici di Lawrence lo chiamavano sempre Lorenzo, perciò mi piace che il romanzo finisca indicando una delle strade che avrei intrapreso in un altro libro. Roma, 7 luglio 1996
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