Felix De Azua UN UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO Incontro con Annelisa Addolorato Felix De Azua è un eclettico protagonista del panorama letterario spagnolo ed europeo. Poeta, narratore e studioso di estetica (cattedratico all'Università di Barcellona), collaboratore di vari quotidiani tra i quali "El pafs", "La Vanguardia",e la rivista "Archipiélago", direttore dell'Istituto Cervantes di Parigi, è purtroppo ancora poco conosciuto e poco tradotto in Italia. La versione italianadel suo romanzo Storia di un idiota narrata da lui stesso (Guanda 1990) e delle poesie dell'ultimo periodo (in Informa di parole, n. 3, 1994 pp. 57-80) è di Elide Pittarello. StefaniaCherchi ha curato la traduzionedel suo romanzo Cambio di bandiera ( 1993). Ricordiamo anche le sue opere Las lecciones de lena ( 1972), Las lecciones suspendidas ( 1978), Ultima leccion (1981 ), Mansura ( 1984), Diario de un hombre humillado (I 987), Demasiadas preguntas ( 1994), El velo en et rostro de Agamenon e Pasar y siete canciones. Per la sua produzione saggistica, invece, citiamo La paradoja del primitivo ( 1983), El aprendizaje de la decepcion ( 1989), Venecia de Casanova ( 1990). Merita una particolare attenzione il suo saggio Baudelaire y la vida moderna ( 1991), che ha costituito il riferimento per questa intervista. Peculiare della sua produzione letteraria è un mélange di umanitario antiumanesimo, di filosofia e poesia, di critica feroce e ironia. Nei suoi versi come nei romanzi cogliamo una sottile disarmonia illuminante, carattere che emerge anche in questa intervista. Con questo suo duplice ruolo di poeta-narratore e di studioso di estetica, non si considera come una sorta di Dr Jekyll e Mr Hyde? Credo che oggi tutto il mondo sia già come Jekyll e Hyde. Non è un caso specifico, il mio. Tutti vivono una doppia vita. Da una parte si vive in una situazione di intimità, o - meglio - domesticità, che ognuno ritiene propria ed esclusiva - per esempio si crede di essere proprietari di se stessi, del proprio nome, della propria identità; d'altra parte viviamo in un ambito di assoluta perdita di tutti i diritti. Come Agamben ha ricordato citando Hannah Arendt, la nostra società si sta dirigendo a gran velocità verso il cieco totalitarismo. Anche se si presenta sotto una sua forma pacifica e benevola, viviamo già in un immenso campo di concentramento. Anche se possiamo partire in aereo per andare in Thailandia, se possiamo muoverci, di fatto i sottili sistemi di asservimento e di sottomissione sono molto più potenti di quelli adottati dal nazismo. Consideriamo per esempio una struttura che si presenta come un diritto, ma che di fatto è un'imposizione: la banca. Le banche si presentano come un servizio pubblico, come un ausilio. In realtà, se invece di usufruirne diciamo: "No, grazie, non voglio utilizzare questo servizio", scopriremo la trappola, l'inganno. Non potremo ricevere il nostro stipendio, non potremo pagare l'affitto, non potremo avere una carta di ereINCONTRI/DE AZUA 3S dito, dovremo stare per tutta la vita con il denaro liquido, dovremo tenerlo sotto il materasso, ben custodito. Così quello che ci è stato presentato come un servizio, è in realtà una tirannia mostruosa, ma molto più insidiosa di quella del campo di concentramento. Se rinunciamo a questo servizio, questo atteggiamento si trasforma in una perdita di identità, diventiamo così degli esiliati, degli emarginati. Questa naturalizzazione del modello concentJ·azionario s~ha anche nell'ambito del riposo, del tempo libero, dell'ozio. E praticamente impossibile trovare un discrimine tra il modo di trasportare, come se fosse una mandria di bestie, gli anziani di museo in museo in grandi autobus e quello in cui i treni nazisti trasportavano le loro vittime da Auschwitz a Dachau, da Dachau a Buchenwald. Giungono al Louvre esausti, ammaccati, alcuni agonizzanti e appena possono entrare si fer- · mano sulla soglia, interrogativi. Alcuni crollano subito. Gli altri devono percorrere chilometri e chilometri di corridoio, e quando giungono al termine devono velocemente tornare ali' ingresso per il raduno della comitiva. Ecco come il diritto allo svago si trasforma in un sistema tirannico di controllo dal quale è impossibile scappare. In questo senso siamo inseriti in un sistema molto più ferreo di quello del Terzo Reich. Allora era possibile fuggire dalla persecuzione nazista, nascondendosi in qualche modo, sopravvivendo con l'aiuto di qualche persona. Nel mondo attuale questo è praticamente impossibile, anche se, almeno, non sembra esserci la necessità di uccidere nessuno. Più semplicemente i dissidenti vengono emarginati, li si tiene ai margini della società, li si pone al di fuori di essa, li si protegge, li si aiuta, si concede loro l'elemosina perché non muoiano immediatamente. Questo è l'universo concentrazionario. Ecco come viviamo questa doppia personalità, di Jekyll e Hyde. Viviamo, e ne siamo perfettamente consapevoli, in un campo di concentramento. Le masse di tifosi di calcio svolgono lo stesso ruolo delle Ss o della Gestapo: sono adibiti a seminare terrore nella popolazione, un te1rnre indiscriminato e gratuito. Questo era prima "giustificato" dall'ideologia. Oggi non ha affatto nessuna giustificazione. Per questo è più terroristico. Viviamo da una parte in questo sistema e dall'altra siamo tutti convinti di essere individui che hanno dei diritti, un 'identità e la possibilità di compiere delle scelte. Come vive lei questa sindrome della doppia personalità, umanamente ed artisticamente? La vivo male, molto male. Però ci sono molteplici sistemi di protezione. Alcuni sono sistemi classici, come il celebre sistema di Junger del) '"imboscamento". Bisogna abitare molto vicini alla boscaglia. Il bosco può essere rappresentato da una metropoli nella quale sia molto semplice nascondersi, oppure può essere un vero bosco, un luogo naturale, un'area che si sta desertizzando e ritornando a uno stato selvaggio e primitivo. In Spagna ci sono zone completamente desertiche, per esempio. In Francia ci sono anche foreste selvagge, con lupi, cavalli, orsi. Nascondersi è quindi la prima possibilità di salvezza. La seconda strategia consiste nell'espropriazione, cioè il non porsi per nessuna ragione nelle mani del nemico: non avere cariche statali, non avere relazioni con le banche, non fare ipoteche, non avere alcuna proprietà e arrivare a costruirsi un 'identità falsa. Sì, fare in modo da possedere anche documenti d'identità falsi, con nome e indirizzo, professione falsi. Cominciare così ad avere due personalità, come già fanno i miliardari, che inventano società false che tutelino i propri affari più o meno leciti. Credo che sia necessario democratizzare e massificare il "diritto alla seconda personalità" per sottrarsi al controllo sociale. Tra le altre strategie di soprav-
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