Linea d'ombra - anno XIV - n. 118 - settembre 1996

30 INCONTRI/VALDÉS fluenza ha avuto il cinema sulla tua formazione e credi che il cinema possa influire sulla letteratura? Quando ho iniziato a scrivere prosa avevo paura. Prima scrivevo poesie e con la prosa non mi sentivo a mio agio. Ci sono scrittori che preferiscono le descrizioni, altri i dialoghi. Io posso leggere tutto Proust, i lunghi passi descrittivi dei romanzi di Lezama Lima o di Alejo Carpentier, però mi piacciono anche i romanzi ricchi di dialoghi. Per esempio, Hemingway, non è tra i miei autori preferiti, ma devo riconoscere che i suoi dialoghi mi appassionano. Adesso mi sento a mio agio sia con le descrizioni sia con i dialoghi e ciò lo devo al cinema. C'è un'irrealtà della parola che solo il cinema può captare. Qualche giorno fa ho visto Orlando di Sally Potter e quando i personaggi parlano sono credibili ma allo stesso tempo è letteratura. Un altro esempio che mi viene in mente è Il padrino di Coppola, un film in cui i dialoghi sono cinema e letteratura allo stesso tempo. Riuscire a scrivere un dialogo naturale come quelli del cinema è importantissimo per uno scrittore. Allo stesso tempo, io scrivo sceneggiature come se fosse letteratura, vale a dire che lavoro su una sceneggiatura con la stessa cura che ho quando scrivo un romanzo. Oltre a essere sceneggiatrice, quali altri lavori hai fatto e che importanza hanno avuto nella tua formazione? Ho lavorato all 'Unesco per cinque anni, sono stata segretaria dell 'attaché culturale dell'ambasciata cubana a Parigi e ho lavorato come caporedattrice della rivista "Cine cubano". Tutti questi lavori hanno avuto la loro influenza sulla mia formazione, anche se a volte in maniera ironica. Per esempio, mi sono resa conto che a volte si fanno cose che sembrano importanti e in realtà non si sta facendo niente. All 'Unesco avevo un titolo pomposo "documentalista culturale", ma in realtà non facevo niente. Ero diplomatica e guadagnavo pochissimo, non riuscivo neanche a mantenermi. Il lavoro all'Unesco è stato comunque molto importante per me, perché mi ha dato la possibilità di vivere a Parigi, di visitare musei, di andare al cinema, a teatro ... Alcuni di questi lavori, come quello di documentalista culturale e di caporedattrice di una rivista che non si pubblica, sono gli stessi di Yocandra, la protagonista di Il niente quotidiano. Fino a che punto si può considerare un romanzo autobiografico? È abbastanza autobiografico. I personaggi sono stati creati a partire da personaggi reali. Per esempio il personaggio della Lince è un miscuglio di due miei amici, la Gusana è una mia amica che vive a Tenerife più una conoscente. Yocandra sono io, ma è anche la donna cubana di oggi. C'è molto di autobiografico, ma c'è anche molta invenzione, necessaria per calare i personaggi in situazioni che li favoriscono. Prima mi hai detto che Il niente quotidiano è nato grazie alla crisi che sta attraversando Cuba. Puoi essere più precisa? Qual è stata l'idea iniziale di questo romanzo scritto su carta rubata in ufficio? L'ho scritto in condizioni molto particolari, durante il "periodo speciale", che a Cuba significa un periodo di restrizioni e di razionamento. Avevo appena partorito e non avevamo soldi ed ero preoccupata per mia figlia appena nata. All'ospedale dovetti portarmi tutto: le lenzuola, i piatti, il cotone e persino una lampadina ... Durante tutti i giorni che trascorsi all'ospedale avevo in testa una frase "Lei viene da un'isola che aveva voluto costruire il paradiso". Questa frase, che è poi diventata l'incipit del romanzo, mi martellava la testa e, quando sono tornata a casa, a partire da questa frase ho scritto il romanzo di getto. Nella vita della protagonista il sesso ha un ruolo molto importante poiché è l'unica sfera della sua vita in cui si sente appagata ed è anche l'unica sfera della sua vita a non risentire della situazione politica ed economica del paese. Credi che il sesso possa servire da rifugio e possa aiutarci a sopportare una vita di privazioni come quella della protagonista? Io non lo credo, però a Cuba sono molti a pensarlo. Non c'è niente da fare, non c'è da mangiare, non c'è elettricità, ma non manca mai un uomo e un letto a portata di mano. La gente è molto irresponsabile per quanto riguarda il sesso e le malattie sessuali. E anche molto superficiale. Purtroppo la prostituzione è diventata una piaga sociale, moltissime ragazze vanno a letto con i turisti stranieri in cambio di un pranzo in un ristorante. Nel caso di Yocandra è diverso. Lei ha bisogno di esprimersi e il sesso è la sua maniera di esprimersi, di comunicare. Quali autori hanno influito sul tuo stile erotico? Ana'is Nin e Georges Bataille. È stato facile scrivere le scene erotiche, quelle dell'ottavo capitolo, che la narratrice definisce pornografico? Sì, non è stato difficile. Non ho paura delle parole, né di descrivere gli atti sessuali. Anche le donne devono scrivere sul sesso. Perché dobbiamo continuare a leggere del sesso visto dagli uomini? Ci sono diverse scrittrici erotiche di successo, ma continuano a descrivere il sesso dal punto di vista degli uomini. La donna ha un punto di vista diverso, molto più complesso di quello degli uomini. Per esempio, l'atto sessuale visto come agonia o morte è un punto di vista tipico delle donne. Ogni volta che una donna fa all'amore, nel suo intimo c'è il desiderio di procreare, che traspare nella paura di procreare, nell'inquietudine, nella paura o nel desiderio di rimanere incinta, nella repulsione per il seme maschile, che poi è la repulsione per la vita. Anche la mestruazione ha un'importanza sessuale, le donne cambiano d'aspetto, d'umore, prima e dopo la mestruazione è quando hanno più desiderio sessuale. La psicologia del piacere è molto diversa nella donna, basti dire che alcune donne provano piacere solo quando prova piacere l'uomo. È per questo che dobbiamo parlare del sesso con parole nostre e secondo il nostro punto di vista. In che misura consideri Il niente quotidiano un romanzo politico? Io non lo considero un romanzo politico. È politico nella misura in cui la realtà a Cuba è sempre politica. Dal momento in cui ti svegli e non c'è dentifricio per lavarti i denti e pensi al1'embargo, fino a quando vai a dormire con lo stomaco non proprio pieno, non si fa altro che pensare alla situazione politica. La protagonista del tuo romanzo è un'intellettuale che crede negli orishas, i santi-dèi della religione aji-ocubana il cui culto viene spesso associato a uno a più santi della tradizione cattolica. Come lo spieghi? E come spieghi che queste credenze possano sopravvivere in un paese comunista? Queste credenze furono proibite fino a pochi anni fa. Adesso, con la crisi ideologica sono diventate quasi una bandiera. Le cerimonie dei riti della religione afrocubana sono adesso spettacoli per i turisti. In ogni caso, tutti credono negli orishas, prima si credeva di nascosto, oggi si crede apertamente. Allora anche tu credi negli orishas? Ho iniziato a crederci molto tardi. In realtà sono di formazione cattolica. Mia nonna era irlandese e mi portava in chiesa

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