Linea d'ombra - anno XIV - n. 118 - settembre 1996

ZoeValdés.FotoGiovanniGiovannetti/Effigie. buffa è che, arrivando da un paese dove non c'è niente da comprare, io non sapevo comprare. Per esempio, una volta ho comprato del lucido da scarpe credendo che fosse deodorante, un'altra volta una crema pensando che fosse dentifricio. A Cuba non c'era niente e io non riuscivo ad abituarmi a una tale abbondanza di prodotti. L'Europa mi ha fatto un 'impressione enorme, come a qualsiasi cubano che si trovi all'estero per la prima volta. Mi resi anche conto che a Cuba si inventavano molte cose sul mondo occidentale. Per esempio si diceva che in Europa le strade pullulavano di mendicanti e di prostitute, che c'erano molte malattie sessuali, soprattutto I' Aids, e tanti altri pericoli. insomma, ci avevano dipinto l'Europa in modo estremamente sinistro. Come riescono a dare quest'immagine del!' Europa? Grazie alla disinformazione; c'è solo un giornale. Per esempio, adesso scrivono che a Parigi c'è stato un attentato nel metro ed è tutto quello che scrivono sulla Francia. Per mesi non danno altre notizie che quelle degli attentati e la gente pensa che la Francia sia un paese pericoloso perché mettono le bombe nel metro. Dopo aver vissuto diversi anni in Europa, che cosa pensi del mondo occidentale? Cosa ti ha delusa? Il livello di consumismo, la tecnocrazia, la facilità di ottenere cose inutili, l'illusorietà del mondo offerto dalla televisione, il tempo che si dedica alla televisione. A Cuba la televisione non piace alla gente perché è di un livello molto scadente e ci sono solo due canali che trasmettono per poche ore. Là, mia figlia giocava e usava la fantasia, qui la televisione ha l'effetto di una calamita sui bambini e non si riesce a impedire loro di guardarla. Non sopporto che i bambini stiano ore e ore appiccicati al televisore. Quando hai scoperto la tua vocazione letteraria? INCONTRI/VALDÉS 29 Scrivevo già da bambina. Avevo un quaderno e ogni sera ci scrivevo tutto quello che mi era successo, quello che avevo visto. A Cuba esistevano dei "circoli di interesse" per gli adolescenti. Ce n'erano di tutti i tipi, per esempio se ti affascinavano i pompieri, ti iscrivevi in questo circolo dove parlavano di quel lavoro e ti insegnavano delle cose. Io decisi subito di frequentare un'officina di scrittura. In modo più serio ho iniziato a scrivere a diciassette anni, età a cui risalgono le mie prime poesie di Respuestas para vivir, un libro che comprende le poesie che ho scritto dai diciassette ai vent'anni. Parlami della tua formazione letteraria: quali scrittori hanno influito sulla tua scrittura? Su di me influisce tutto. Ho iniziato a leggere di tutto, dal peggiore romanzo sovietico ai più grandi capolavori della letteratura universale, naturalmente con molti buchi perché molti autori stranieri a Cuba non si pubblicavano. Non posso dire che ci siano degli autori che hanno influenzato il mio stile, però molti mi hanno segnato. Per esempio Pessoa, Cioran, Marguerite Yourcenar, Kavafis, Garcia Lorca. Della letteratura latinoamericana Julio Cortazar, Eliseo Diego, Dulce Maria Loynaz e José Lezama Lima, che è indubbiamente quello che più mi ha segnato, anche se il suo stile non ha niente a che vedere con il mio. Ho anche letto molto Moravia e Italo Calvino, che consideriamo un po' cubano e che leggevo da bambina, e Leopardi, che non so se succeda lo stesso anche negli altri paesi, ma a Cuba è un poeta che tutti leggono. Hai anche scritto sceneggiature e nei tuoi romanzi appaiono spesso dei riferimenti al cinema, penso per esempio ai riferimenti a Tarkovskij e a Kubrick in Il niente quotidiano. Quale in-

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