na arrivava con delle toilette da capogiro, con la pelliccia. Oggi ce l'hanno tutti: la pelliccia si compra nei grandi magazzini. E quindi? E quindi, è cambiato il pubblico. Poi ho visto venire a teatro, negli anni sessantotteschi, i contestatori, le femministe. Adesso arrivano in blue-jeans, con un maglione. Cambiano le mode. Un tempo il teatro era come la messa cantata: un'occasione anche per esibire il lusso, far vedere i gioielli, il vestito bello; un momento di ostentazione sociale. Oggi c'è meno, questo. Il pubblico medio-borghese rimane a casa a consumare la televisione perché è più pantofolaio e non si affeziona. Pigia un bottone, e se c'è Mita Medici va bene, se c'è Raffaella CarTà va bene uguale. Non sceglie, fra gli artisti. Mentre per frequentare un teatro ci vuole ancora l'umiltà: di uscire, di sistemare la macchina, oppure di venire con l'autobus o con il taxi, di arrivare a un ce110orario... Il teatro che si rappresenta incoraggia e rispetta la buona predisposizione degli spettatori? Ne vedo poco, perché lavoro otto mesi l'anno. In testa e in coda alla mia attività, cioè in autunno e in primavera, adocchio qualche compagnia giovanile e devo dire che si fanno delle buone cose. Il nostro pubblico è tutto volto verso lo spettacolo e, lì, anche la politica ha cominciato negli anni venti a sconfinare, dai suoi luoghi precisati, nella strada. Noi, da bambini, eravamo già tutti mascherati: con la divisina da soldatini, coi fucilini ... E poi tutti si sono rifatti allo stile oratorio che tanto successo ha avuto al tempo di Benito Mussolini e di Adolf Hitler, che avevano più audience dei nostri personaggi Tv. La televisione è sconsolante? Si sperava che sarebbe stato un mezzo di comunicazione specifico. Invece è rimasta, come diceva Ennio Flaiano: "Un brutto cinema, alquanto migliorato dalla buona pubblicità". Qual è l' aspeffo più volgare della nostra società? La supina adorazione della menzogna. La gente si è talmente abituata. Ali' inizio del secolo, Pirandello ci aveva fatto scoprire il dubbio, come Henri Bergson I' élan vita/, lo slancio vitale. Sì, è proprio la menzogna. Nessuno si è meravigliato di ascoltare Hitler che proclamava: "Sono andato a liberare l'Austria. Non c'erano austriaci: eran tutti prussiani che chiedevano aiuto alla madrepatria. E io ho fatto l'ange per liberare i miei ..." E tutti: "Be', sì, ha ragione". E così si sentono delle cose orrende, e tutti le trovano perfettamente n01mali. Come nascono le sue scelte teatrali? Io mi sono arrampicato sugli specchi, negli anni sessanta, quando ho intrapreso la mia attività, e sono andato a frugare nel- !' alta e nella bassa letteratura. Bassa? Ma ... a volte ho preso delle curiosità letterarie che nessuno o pochi sapevano, che non c'erano sulle antologie della scuola media. La Cazzaria del cardinal Vignali di Siena, per esempio, non era conosciuta: l'ho trovata, frugando nelle biblioteche, dove si va a leggere, e l'ho inserita nel Magnificat, un montaggio di poesie e di prose fra fine Cinquecento e inizio Seicento. I libri non mancano, in Italia. Abbiamo una grande letteratura, non teatrale: di teatro ci sono soltanto Goldoni, Pirandello e La mandragola di Machiavelli. Per il resto ... TEATRO/POLI 19 Il mondo popolare e popolaresco, ma anche chic, che ha rastrellato da autori considerati, a torto, minori ... Possono essere anche minorissimi. Perché, come dicevo, Franca Valeri, con delle figure di donne o nobili o popolane, con delle macchiette, fa del teatro di grande qualità. Allora: Medioevo, Cinquecento, Novecento ignorati o misconosciuti. Perché è andato a razzolare su un terreno "sprezzato dagli ingegni accademici"? Prima di tutto perché sono le mie preferenze letterarie. E poi perché la grande compagnia che può fare Shakespeare con quaranta personaggi esisteva già: era appannaggio dei nascenti teatri stabili. Quando ho cominciato io, le compagnie capocomicali si scioglievano: Lilla Brignone e Gianni Santuccio, Eva Magni e Renzo Ricci erano 01mai anzianotti e preferivano accomodarsi negli organismi statali, sotto la protezione delle regie importanti. Era il periodo, da una parte, di Luchino Visconti, dall'altra, di Giorgio Strehler, per fare i nomi dei più grandi. E così sono nati i teatri stabili, che stabili non erano, perché viaggiavano in continuazione, facevano gli scambi fra di loro ... Continuano afarli, se è per questo. Certo. E io, che ero un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, ho dovuto ritagliarmi una sopravvivenza, scivolando fra le maglie delle cose troppo famose e so!enni. Strehler rappresentava tutti i Brecht, Visconti tutti i Cechov. Mi dica quale autore dovevo fare, se non volevo allontanarmi dal repertorio italiano. Ho cominciato con un pezzettino di Pavese, ho recitato anche degli autori contemporanei importanti, nessuno se n'è accorto. Vogliamo ricordarli? Per esempio Savinio, ultimamente, tanto per non dire, le sue biografie per Il coturno e la ciabatta. Oppure uno spettacolo ricavato dalle poesie di Guido Gozzano, un altro, Paradosso, dai versi di Palazzeschi, che non c'erano nei miei libri di scuola, perché poeti considerati minori. Di molto valore erano Carducci, D'Annunzio. Son riuscito a realizzare una formula di spettacolo brillante, divertente, ma anche con un suo contenuto. Asino d'oro, che con Ida Omboni ha tratto dalle Metamorfosi di Lucio Apuleio, e ha recitato questa stagione, perché l'ha scelto? I classici sono sempre nuovi: hanno sempre qualcosa da insegnare, nonostante i tanti secoli che hanno alle spalle, o proprio perché hanno alle spalle tanti secoli e, come il vino, invecchiando diventano più buoni. Questa fiaba, che come tutte le fiabe non ha epoca, è la storia di un giovanotto che cerca di intuire che cosa farà della sua vita. Oggi i ragazzi sono indecisi, frastornati, insicuri. Vede quanto è terribilmente attuale? Ida Omboni hafirmato anche altri suoi spettacoli ... Perché io, pur essendo laureato, ho la modestia di rivolgern1i agli specialisti. Mi arrangerei anche da me per dei costumi e delle scene, come ho fatto nei momenti di grande povertà. So quale di queste due poesie mi è più adatta. Ma ho trovato, a Milano, questa signora che lavora per la Mondadori ed è un'esperta dell'editing: migliora i libri, li veste di un buon italiano, mette il congiuntivo là dove non c'è. L'ultimo ad adoperare il congiuntivo è stato, come si chiamava?, "Miei cari amici vicini e lontani, ovunque voi siate ...", salutava Nunzio Filogamo. Adesso nessuno dice: " ... voi siate". E così questa signora mi mette in bella
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