Antonio Capuano VITA EMALAVITA DENTROLASANITÀ Incontro con Goffredo Fofi Tu sei un cineasta tardivo, in genere si esordisce molto prima di quanto non sia capitato a te... Come cineasta sono tardivo, come interesse per l'immagine no. Quand'ero guaglioncello andavo a vedere i film due, tre volte, ma non è che il mio amore per il cinema riuscissi a razionalizzarlo. Mi piaceva il cinema come identificazione, come fantasia d'avventura, ma la macchina cinema non mi interessava per niente. Ci sono entrato per altre strade: il mio mestiere è quello dello scenografo, nella macchina sono entrato per la strada della televisione. E con i registi ti trovavi bene? Per amor di Dio! Ho fatto a cazzotti con i reg1st1 per una quindicina d'anni. Mi vedevano come un rompiscatole, perché ... ero un po' più avanti di loro. Io inventavo, progettavo cose che a loro non andavano, perché abituati al lavoro più banale, alle quattro regole canoniche. Io facevo progetti di scenografia ... ... che erano già progetti di regia? Forse sì. I registi erano estremamente ligi alla sceneggiatura, non dovevano inventare niente, e guai se gli facevi una porta a destra perché così la scena sarebbe venuta meglio, se la sceneggiatura diceva sinistra. Non ci capivano più niente! Prima di Vito e gli altri avevi fatto qualcosa per il cinema? Niente, niente del tutto. Leggevo sceneggiature da più di vent'anni, per il mio mestiere - di telefilm, di sceneggiati, anche di film - e siccome non mi piacevano mai, e non potevo ovviamente parlarne con i registi, che non volevano che le leggessi, ne parlavo con i miei amici. E così ho deciso di scriverne una, per scommessa: se non funziona, me ne resto zitto e basta. Invece ha vinto il premio Solinas. Nessuno voleva tradurla in film, anche se Pontecorvo se la tenne per un anno, poi Germano Feletti, che allora dirigeva il credito della Banca nazionale ed era membro del Solinas, mi fece assegnare un minimo di duecento milioni come articolo 28. "Forse ti bastano, forse ce la fai, provaci!" E tanto il film è costato. Tu battesti Baricco, quel!' anno che concorreva con una sceneggiatura su Farinelli e arrivò secondo ... Il suo film era impossibile da fare per il costo, credo che non l'abbiano premiato per questo. Poi invece l'hanno fatto riprendendo senza dirlo la sua idea, con i miliardi e facendo un gran brutto film, mentre la sceneggiatura di Baricco e di una sua amica era molto buona, tutta un'altra musica! Davvero poi cifu l'idea che lofacesse Pontecorvo? VENEZIA/CAPUANO 9 Sì, ma siccome io non ci credevo molto, mi preparavo dicendomi: "Vuoi vedere che mo' faccio anche la regia?" Quello della regia era un sogno che non mi volevo confessare, per cui quando mi hanno detto: "L'unica cosa è che te la fai da te", ero preparato. Vito e gli altri raccontava Napoli attraverso i ragazzini di malavita, certo non nello schema delle canzoni "di giacca" e neanche in quello del cinema "romano" su Napoli. Raccontava come si entra nel meccanismo della camorra predisposti da un destino che appare, per certuni, come per Vito, ineluttabile. I tuoi modelli sembravano Godard, Brecht pe,fino, o Straub: un certo tipo di distanziazione, di sperimentazione austera, assolutamente antinaturalistica. Nel film ci sono scene che sembrano di riempitivo ma chefunzionano pe,fettamente in questo progetto: i "neri" con le voci fuori campo dei bambini che dicono cos'è per loro il cinema, le immagini di videogame ... Determinate dalla scarsità dei mezzi? La regia mi è venuta d'istinto, è stata una cosa quasi fisiologica. Non avrei potuto fare diversamente da quel che ho fatto, dirigere altrimenti che in quel modo. Quando ho provato a montare certe scene in maniera più tradizionale, facevano schifo! Non pensavo a riferimenti teorici, facevo semplicemente quello che mi veniva, quello che mi piaceva. Anche nel montaggio, non avevo presente nessun modello, nessuno. Poi sono venute le cose che tu dici. Per me la difficoltà è uno stimolo, e poiché il film era necessariamente breve, ho dovuto inventarmi per difficoltà appunto economiche dei modi di "allungare" senza tradire lo spirito. Ma erano cose che mi piacevano, che mi convincevano, che stavano bene con il resto. Non era una scelta teorica, di straniamento o altro ... C'è un modo molto originale di riflettere sul cinema, in Vito e gli altri, con le dichiarazioni dei ragazzi su scena nera, che dicono di amare un cinema tutto diverso da quello che tu invece pratichi e mostri. Era un modo di criticare il mio stesso cinema, mi piaceva che i bambini criticassero me in quanto legato a un cinema intellettuale. Il cinema è bello quando finisce bene, quando si danno i baci, quando è bella la musica, quando uno dice: '"azzo, già so' passate doie ore?" ... Quello è cinema, e io sono d'accordo, anche se poi faccio un cinema d'altro tipo! Il cinema non è bello, si dice in Vito, "quando è tal'e quale 'a vita: 'na latrina!" Io mi identifico cu' sto guagliuncello, alla sua età io ragionavo così! Mi piaceva e mi piace il western, Maciste, le avventure spaziali! Vito e gli altri è andato male al botteghino perché era unfilm come quelli che ti piacevano da bambino! Vito è andato malissimo, è stato un disastro, non è arrivato neanche a cento milioni di incasso! Pe,fino a Napoli, Vito non l'ha visto nessuno, io l'ho visto poi in cassetta. Ha avuto un successo "postumo" ... A Napoli la Mikado ha creduto di doverlo mettere in un locale dove fanno le sceneggiate, l'Adriano, e oltre ai parenti dei protagonisti non c'è andato proprio nessuno. Hanno tentato di metterlo al Vomero e lì c'era una maschera (è un fatto vero, l'ho proprio constatato di persona) che non faceva entrare la gente. Quando venivano i borghesi del Vomero la maschera li sconsigliava: "Nun date retta, chisto è 'nu film proprio brutto!" Nel successo postumo, ha usufruito del mito del "rinascimento napoletano", del!' era Sassolino.
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