serve a rendere inequivoco il punto di vista adottato. Gli oneri e gli onori di libri come questo ricadono tutti sul curatore. Mario !v1affiha raccolto, selezionato, tradotto e intro_~ottoquest'America, che non potev~ pm essere trascurata, con la preparazione dello storico e lo stile dello scrittore compartecipe (lo stesso ci ha dato New York.L'isola delle colline, 1995). Martino Marazzi Armand Robin La falsa parola e scritti scelti Edizioni l'Affranchi, 1995, pp. 169, Lit. 15.000 La Falsa parola di Armand Robin (1912-1961) è un libro bellissimo e una delle più straordinarie denunce della "non lingua" della propaganda che io abbia mai letto. Negli anni Trenta l'anarchico Robin, bocciato al concors~ di ammissione dell'Eco/e normale, era andato in Russia per lavorare come volontario in un kolkoz. Quell'esperienza, quei giorni f~:on_o."indicibilmente dolorosi": "lagg1u v1d1al potere gli uccisori di poveri ... A Mosca, per la prima volta, scorsi dei capitalisti che banchettavano". Tornato in F~ancia, "sempre sofferente per il colpo ncevuto laggiù", "sconvolto al ricordo del massacro dei proletari da parte dei borghesi bolscevichi", si inventa uno stranissimo mestiere. "Per simpatia verso quei milioni e milioni di vittime ... sentii il bisogno di ascoltare tutti i giorni le radio sovietiche". Non solo quelle sovieINBREVE tiche, in realtà. Per vent'anni, quasi tutte le notti, Robin ascolta il brusio delle "rad_iom~ndiali". In grado di capire moltiss1m_elmgue (il russo, l'arabo, l'ungherese, 11macedone, lo sloveno, il cinese e altre), redige dei bollettini settimanali di "radioascolti" che dattiloscrive, ciclostila e ~~nde a diversi enti, istituzioni, governi interessati (I 'Eliseo, per esempio o il Vaticano). ' "Ho bisogno ogni notte di diventare tutti gli uomini e tutti i paesi". Robin registra e trascrive tutto. I bollettini meteorolo~i~i della zona di Mosca e i programmi d1 scultura e di arte e l'ascesa di Krusciov alla radio russa; le relazioni tra Spagna e Marocco secondo radio Madrid; le trasmissioni pomeridiane in p~kistano _della radio italiana; gli appelli d1The vo1ce of America e di Free Europe; le dimissioni di Malenkov, la sorte di Pasternak, la rivolta d'Ungheria. La falsa parola è il resoconto e il controcanto morale di questo estenuante "testa a testa con le radio mondiali". Nell'età del sospetto, negli anni opachi d~lla guerra fredda, Robin esplora quotidianamente un paesaggio sonoro di "parole morte". La propaganda è "guerra nel cervello, guerra contro il cervello". Immaginatevi la scena. Caricate di "volontà di potenza", di odio, di scemenza di ipocrisia, le radio blaterano le lor~ menzogne. A Parigi, nello squallore di una lurida mansarda di rue Falguière nel buio rischiarato soltanto dalla luc~ tenu~ d~lle valvole del suo apparecchio, Robm nconosce gli "sparvieri mentali" della mistificazione: gli "esseri psichici che assediano il pianeta", lo "stormo di uccelli da preda" che solo il "nostro assassinio mentale" riuscirà a saziare. Sono i suoi fantasmi. Sono i fantasmi del ling~aggio politico: gli imbrogli dei ditt~ton e dei politicanti, le bugie dei falsan della propaganda, le frasi fatte dei giornalisti leccaculo che sanno parlare solo il cattivo "esperanto" del potere. Il verbo - il potere comunicativo delle parole, la loro bellezza, il linguaggio come strumento della verità - è stato rinchiuso in un "campo di concentramento verbale" e non esiste più. Ma i radio-days del totalitarismo hanno anche - aggiunge Robin - un aspetto più ambiguo, e più sottile. La "propaganda" è un paradosso vivente una buffonata. I dittatori vorrebbero uc~ cidere le parole per istituire - nel mondo, nell'etere, dentro tutti i cerve II i - "u~1_gigantescocicaleccio permanente in cui in realtà nessuno sentirebbe altro che un terribile sil~nzio". Per farlo, però, devono parlare. E il loro scacco, la loro ridicola condanna. Le parole acquistano una vita propria. Nella propaganda c'è sempre questo aspetto comico: "il dittatore vie~e c~cciato dal suo linguaggio ... anche lw, pnma di tutti gli altri, si diluisce nell'entità verbale che gli ha sottratto tutto e non gli restituisce nulla". Le parole, infatti, non sono di nessuno: "la par~la staliniana non ha più bisogno di Stalin, lo sbeffeggia". Non esiste il silenzio; il dittatore è un clown. Per Robin è ancora possibile almeno una sorta di etica dell'ascolto, una morale delle orecchie e dell'intelligenza. Il tratto comune di "ogni impresa politica, tattica o strategica_di utilizzazione del linguaggio" è s_emphcemente la "stupidaggine". La falsa parola è un manifesto contro questo paiticolare tipo di stupidità. Vittorio Giacopini Leni Riefensthal, il potere delle immagini, film documentario di Ray Miiller del 1993. Durata 181', a colori, prod. Omega Films-Nomad Films, distr. K. Films All'inizio è un'attricetta che danza in controluce sul bordo del mare. Si vede subito che ha gambe frementi e tanto
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