Auschwitz.FotoCameraPress/G. Neri. neato, in cui la vittima è colpita non per quel che fa ma per quel che è, in cui la colpa della vittima è, come nei romanzi di Kafka, antologizzata. In questo senso si distingue non solo dagli altri genocidi ma anche dall'antisemitismo tradizionale che, storicamente, fa degli ebrei il capro espiatorio del disagio in seno a una comunità nazionale. Una volta eliminati, gli ebrei non potranno più svolgere questa funzione di "regolatore sociale". Questo genocidio costituisce una cesura storica perché l 'ebraismo è all'origine della civiltà occidentale e ne ha accompagnato l'itinerario per oltre due millenni. Sterminare gli ebrei significa quindi colpire uno degli elementi costitutivi della nostra civiltà e della nostra cultura. È per mezzo di Auschwitz che la nozione stessa di genocidio entra a far parte delle coscienze e perfino del vocabolario dell'Occidente. E Auschwitz rimane una condanna implacabile dell'Occidente. Il processo di distruzione analizzato da Raul Hilberg nelle sue diverse tappe - definizione, espropriazione, deportazione, concentrazione, sterminio - fa di questo evento un laboratorio privilegiato per studiare l'immenso potenziale di violenza di cui è portatore il mondo moderno. Se all'origine di Auschwitz c'è un'intenzione di sterminio, questo crimine implica alcune strutture fondamentali della società industriale. Tutte le componenti ideologiche e tecniche che caratterizzano le violenze di questo secolo trovano in Auschwitz la loro cristallizzazione idealtipica. La Shoah realizza la fusione dell'antisemitismo e del razzismo studiati da Hannah Arendt con la prigione di Foucault, la fabbrica di Marx e l'amministrazione burocratico-razionale di Weber. Si tratta, in questo senso di un paradigma della barbarie moderna. 11 STORIAEMEMORIA/TRAVERSO 7 La nozione di una singolarità storica di Auschwitz va tuttavia precisata, al fine di evitare inutili polemiche o fraintendimenti. Innanzi tutto essa va definita, non può essere semplicemente postulata né asserita in termini normativi. Detto altrimenti, non si tratta di un dogma, ma di una categoria utile al fine di classificare, distinguere e spiegare. Auschwitz non è affatto un evento storicamente incomparabile. La sua specificità, al contrario, può essere definita soltanto procedendo per confrontazioni. Affermare l'incomparabilità della Shoah significa espellere questo evento dalla sfera della storia e delle azioni umane, per fame una categoria metafisica. In questo modo, il genocidio ebraico non può più essere né studiato né compreso, ma solo teologizzato, la sua memoria non diviene fondatrice di alcuna responsabilità etico-politica per il presente, ma solo fonte di un culto religioso o di una commemorazione che, una volta ben tracciate le sue frontiere, si preoccupa soltanto di evitare ogni interferenza con la realtà attuale. La singolarità di Auschwitz non fonda nessuna gerarchia della violenza e del male. Non esiste un genocidio o uno sterminio "peggiore" di altri, né la qualità del genocidio ebraico conferisce alle sue vittime un 'aura particolare, una sorta di privilegio al martirio e, di conseguenza, alla memoria. Ciò significherebbe, inevitabilmente, relativizzare gli altri crimini, attribuendo loro uno statuto marginale o per così dire gregario nella scala degli orrori della barbarie moderna. Al contempo, è del tutto evidente che il genocidio degli ebrei non può apparire come un evento dello stesso valore agli occhi di un cinese o di un europeo. Se vi è una centralità di Auschwitz nelle nostre coscienze, essa è legata al fat-
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