Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

84 INCONTRI/BEN JELLOUN,LAABI Tahar Ben Jelloun, Abdellatif Laabi VOCI DALMEDITERRANEO Incontro conAntonella Viale L'incontro con Tahar Ben Jelloun e Abdellatif Laabi è avvenuto a Genova, nel corso del convegno Voci dal Mediterraneo. Oggi il romanzo fiorisce ali' esterno dell'Europa occidentale in crisi. Gli europei sembrano persuasi di avere visto e, forse, fatto tutto ... Gli altri paesi hanno ancora il dono della curiosità? Ritenete che l'Europa abbia ancora grandi romanzieri? Ben Jelloun: Sì, c'è una differenza, ci sono molte persone che scrivono e, nell'insieme, c'è qualche romanziere importante. In Francia posso segnalare Le Clézio, Julien Grae, Claude Simon. In Italia trovo molto interessante, e altrettanto discutibile, il lavoro di Umberto eco: è un romanziere che va oltre l'aneddoto. Ciò che uccide la letteratura europea, oggi, è I' aneddotismo, questa specie di letteratura superficiale, narcisista: gli autori si interessano molto più al loro piccolo ego che agli altri. È vero, inoltre, che al di fuori dell'Europa si fanno cose interessanti: per esempio in Gran Bretagna, con il lavoro di Ben Okri, di Salman Rushdie e altri autori non britannici che scrivono in inglese, oppure in Francia, con gli scrittori arabi, russi, greci ... in questo paese la letteratura ha una definizione molto ampia: quella francese e quella francofona convivono e quest'ultima è particolarmente interessante, perché proviene da società ricche di problemi. Laabi: Se c'è crisi nel romanzo europeo non è perché si creda di avere visto e vissuto tutto, ma a causa di un approccio sempre più semplicistico e mistificante ai prodotti letterari. Le opere che godono di maggiore promozione non sono le migliori e molti lavori notevoli non passano attraverso i media. È vero che - negli ultimi vent'anni - la letteratura dei margini, della periferia, ha arricchito il romanzo contemporaneo, grazie alla sensibilità e all'originalità degli autori. Che cosa pensate di Italo Calvino, Milan Kundera, fan McEwan, .!osé Saramago, Daniel Pennac e Manuel Vazquez Montalban? Laabi: Leggo con piacere alcuni di loro (Calvino, Kundera, Saramago), conosco meno gli altri, le mie preferenze - inoltre - vanno altrove ... e non amo i Pantheon. Ben Jelloun: Italo Calvino è uno scrittore che amo molto, perché ha humour e immaginazione, ha portato alla letteratura italiana qualche cosa di leggero e di grave al tempo stesso. Lo apprezzavo moltissimo, sfortunatamente se n'è andato troppo presto e ci manca, oggi, perché ha dato un apporto fondamentale alla letteratura contemporanea. Il nostro amico Milan Kundera è un'altra storia: avevo molto amato i libri della dissidenza e del1 'esilio, ma trovo deludenti gli ultimi, in cui affronta problemi quasi personali. Ho letto La lentezza con costernazione, mi sono detto non è possibile, non può avere scritto questo, è talmente vuoto e superficiale con la pretesa di dire: è grave, è importante. TaharBenJelloun.FotoGiovanni Giovannetti/Effigie. Credo che sia un libro vuoto perché prende l'avvio dal problema attuale dello scrittore, che è un problema di soggetto. Non conosco Ian McEwan, José Saramago è un mediterraneo, quindi amo di lui la scrittura barocca, ricca, benché il modo in cui ha lavorato sul Cristo mi abbia lasciato un po' ... beh, l'ho trovato divertente, ma il soggetto non mi interessa direttamente e, in generale, mi piace molto il suo immaginario. Daniel Pennac è un tipo molto divertente, pieno di fantasia e ha trovato una fo1mula formidabile, sdrammatizzando la lettura e la scrittura. Penso che la sua serie di romanzi sui Maulassène, ambientata nel quartiere popolare parigino di Belleville, questa sorta di saga familiare sia un ottimo espediente per affrontare soggetti metafisici importanti. Pennac è molto simpatico e interessante, lo leggo sempre con

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==