contentarsi specie sapendo che nella situazione economica in cui era le possibilità di restituire quanto voleva, addirittura cento milioni il doppio del primo prestito figuriamoci, erano scarse, molto scarse. Se avessi dovuto praticargli un tasso d'interesse collegato al rischio questa volta sarei dovuto andare veramente su livelli d'usura e io mi rifiuto di fare certe cose, mica sono uno sciacallo. Invece Marco s'è ostinato a fuggire la realtà, inseguiva il suo sogno, ricominciare da zero con questi cento milioni da investire non ho capito bene nemmeno in quale settore, lì era vago, ripeteva soltanto come un disco rotto che si trattava di un'occasione eccezionale che gli avrebbe permesso di risorgere. Bevendo le sue birre, se non ricordo male se ne è scolate cinque una appresso all'altra mentre io ormai avevo una fame boia e non fosse stato lui, il mio amico da una vita, a quel punto l'avrei piantato in asso per scapparmene nella prima trattoria decente che incontravo, girava erigirava sul fatto che aveva bisogno di riscattarsi nel lavoro dopo i tanti disastri della sua vita familiare. Ma siccome io quel gioco lo avevo scoperto ho cominciato a difendermi. Gli ho detto Marco non devi vedere tutto nero, capisco il dolore per la casa la moglie i figli, ma hai una bella ragazza accanto a te ora, e su questo non ho mentito perché la polacca è realmente graziosa, potrai rifarti una nuova vita insieme a lei. Poi non ti credere ho detto, che anch'io non abbia le mie pene, specie con i figli che sono il nostro bene più prezioso. Pensa che Roberto che ancora non ha compiuto quattordici anni mi ruba in casa. Duecentomila lire mi ha rubato la carogna, gli ho detto, a me che tiro la carretta in azienda da vent'anni e i soldi me li sudo, e poi duecentomila lire sono duecentomila lire, mica si scherza, è roba seria, per me e mia moglie è stato un colpo duro, non ce l'aspettavamo, con tutte le attenzioni che abbiamo avuto per lui. Specie mia moglie è crollata, gli ho detto, perché se io negli ultimi tempi l'avevo seguito meno visto che stavo in ufficio sempre fino a tardi, lei ci si è fatta vecchia a educare Roberto. Però Marco non mi sentiva, come se la catastrofe della sua vita non fosFotoRobertoKoch/Contrasto. STORIE/NATA 77 se paragonabile ai miei problemi, e insisteva nel parlarmi dei suoi guai e dei miei cento milioni che gli avrebbero permesso di risorgere, a un certo momento ha tirato fuori anche il figlio morto a cui io avevo fatto da padrino al battesimo, giusto, ma che c'entrava, sono passati secoli, io adesso nemmeno mi ricordo più che nome aveva, d'accordo che la mia memoria è un colabrodo ma lui ha sbagliato a sbattermi in faccia quel suo figlio defunto per avere i miei soldi. Alla fine ho dovuto dirglielo chiaro e tondo, guarda Marco dei soldi non se ne parla, neanche ce li ho disponibili ora gli ho detto. Qui ho mentito e lui se n'è accorto perché ha smesso di bere la birra rossa che aveva di fronte, ha guardato l'orologio e ha detto scusa devo scappare non mi ero reso conto che si era fatto tanto tardi. Si è alzato, mi ha stretto forte la mano e se ne è andato. Forse aveva bevuto un po' troppo però camminava dritto, senza vacillare, muovendosi con passo energico tra quei tavoli a cui erano seduti ragazzi e ragazze, forse andava dalla polacca, a buttarsi tra le sue braccia, chi lo sa. Comunque io voglio continuare a immaginarlo così, capace di non soccombere per intero, di cercare una rivincita, sebbene parziale, dentro il corpo di una donna, e riuscirci, non come me che ho paura di avere ormai una stoffa inadeguata a simili prove. Per questo non voglio vederlo lungo su un letto del Policlinico ridotto pelle e ossa dal cancro. Le circostanze lo richiederebbero, ma io preferisco essere fedele fino in fondo a me stesso. Non andrò. L'ultima immagine che voglio conservare di Marco è quella di noi due nel locale stile americano. Probabile, ora che ci penso, che m'abbia condotto là perché c'era stato prima con la bella polacca. Lei doveva conoscere i luoghi dove si incontrano i suoi coetanei. Credo che sia un peccato che Marco muoia, se ne va una parte di me, di quando eravamo giovani. L'unica cosa che mi consola è di non aver acconsentito alle sue richieste per ottenere i cento milioni. Li avrei perduti insieme a lui. Sebastiano Nata è autore di Il dipendente, Theoria 1995.
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