Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

74 STORIE Carola Susani COMING OUT Quando l'ho detto ad Alba che sono testimone di Geova, è sbiancata e stava collassando. Dev 'essersi accorta che non I' avrei sorretta, e se l'avessi fatto non le sarebbe piaciuto. Perciò si è girata e se n'è andata in silenzio. Ottima prova di autocontrollo, non c'è che dire. Poi la sera, a tavola, soave come un'agnella: "Francesca, non pensi che dovremmo andare dallo psicologo?" "Vacci, mamma", le ho detto, e sono andata fino in fondo a mangiare il mio pollo. Ma la domenica si è rivelata per il diavolo che è. A viale Libia distribuivo la "Torre di Guardia": lei mi ha visto dal marciapiedi opposto, mi ha puntato come un'ossessa e quasi bloccava il traffico per venirmi addosso. "Potresti almeno toglietti quella gonna da zingara!", ha gridato. Me la sarei dovuta togliere lì davanti. Lei è sempre stata impeccabile, come la regina Vittoria. Non ha mai comprato un vestito perché era bello, ma solo per qualche circostanza. Ha un senso dell'opportunità sviluppatissimo, non sbaglia un accostamento, né sul lavoro, né per un cocktail o un pranzo. È sempre vestita come tutte le altre. Finché ha potuto, mi ha scelto lei i vestiti: ma su di me non avevano speranze. Ricordo una volta che un cane m'inseguiva e io correvo avanti urlando. Mia madre stava lì paralizzata, senza riuscire neanche a dinni: smettila di correre, sta' ferma. Il proprietario spuntò giusto in tempo, calmo, proprio mentre il ·cane mi stava raggiungendo, e gli gridò un ordine in tedesco. Non avevo ancora capito se Alba odiasse di più i tedeschi o i cani. Proprio mentre quello si ferma a un centimetro di distanza da me, io scivolo nel fango, mi rompo le calze e mi sbuccio le ginocchia. Solo dopo che il cane se n'è andato, Alba mi ha sollevato da terra e mi ha dato uno schiaffo per i nervi. Devo essere una nemesi per lei. Me la ricordo, in pantofole sulla sedia all'ingresso, al telefono per ore come le madri dei tossici o dei terroristi. Le altre amiche le liquidava. Era una meravigliosa confidente. La disgrazia degli altri la placava. Dopo, per tutto il resto della sera, era affettuosa. Potevamo ritirarci senza sparecchiare, Emilio anche mettersi al violino, lei ci guardava con tenerezza mentre ne approfittavamo e chiudevamo la porta. È inutile che io le dica: "Mamma, non uccido nessuno. Da quando sono testimone di Geova sono migliore e sto meglio", tanto da quell'orecchio non ci sente. Non so perché odiasse tanto i tedeschi, a lei personalmente non avevano fatto niente. Persino con l'olocausto mia madre è stata fortunata. li nonno era ebreo da parte di madre, ma non era cosa a cui avesse mai dato del peso. Si era sposato con la nonna in chiesa e in quella circostanza si era normalmente battezzato. La catastrofe non li aveva toccati che marginalmente. Erano benestanti, nonno era nell'aeronautica e aveva tante di quelle aderenze che erano passati da una protezione ali' altra. Tornava continuamente su un filo di perle che era stato della bisnonna, era promesso a lei e sua madre aveva finito per vendere. Ma credo che oltre a quello il peggio che le è capitato sia stato non uscire per un po' di tempo, non frequentare coetanei e non avere vestiti importanti. Ma c'era la guerra e succedeva a tutti. In realtà ha sempre avuto più fortuna degli altri. È vero che suo padre qualche anno dopo la fine della guerra è inciampato, ha battuto la testa ed è morto, ma le ha conservato la casa di viale Gorizia, le è rimasta la mamma e, nel dopoguerra, quando la miseria era dilagante, i soliti amici di famiglia le hanno procurato un posto nell'archivio di una fondazione privata. Qualche signore l'avrebbe anche sposata, se gliene avesse dato I' occasione. Erano libere dal bisogno. Ma Alba, fino a quando mi ha rivolto la parola, ancora si lagnava che sua madre l'aveva sepolta. Camminava svogliata e senza tacchi da un capo ali 'altro del salone dell'archivio, scuro e freddo anche di luglio con le finestre aperte. Si raffreddava spesso. Ha cominciato a trattarmi come se fossi morta. Non ha ancora buttato il materasso, ma ha già tolto il mio piatto da tavola. Se per sbaglio m'incontra per casa, sposta gli occhi come in ascensore per non guardarmi in faccia. Una volta che sono incappata in lei tra i I corridoio e l'ingresso, le ho messo in crisi la strategia: "Mamma, perché te la prendi, saremmo finite negli stessi forni!" Ha dovuto reagire: "Conosci la porta". L'unica cosa che condivideva con la nonna è l'opinione che avevano dei preti: insieme coi tedeschi portavano la colpa della persecuzione di mio nonno, e poi della sua morte per i brogli al referendum, perché aveva giurato fedeltà al re e non aveva più ragione di restare. Perciò mia madre ha sempre votato repubblicano. Questo non le ha impedito alla morte di nonna di portarla in chiesa anche se quella non voleva. A me l'aveva detto, da qualche parte l'aveva anche scritto, ma Alba ce l'ha portata a forza, per comodità per come la conosco. Non le ha impedito neanche di stabilirsi in parrocchia da Don Gino, tutti e due a sgranare il rosario perché io diventi cattolica. Alba sembrava nata per commerciare col peggio. Una complicità istintiva la univa ai negozianti, ai bancari, agli assicuratori. Mi chiudevo in camera tutte le volte che li lasciava entrare. Si scambiavano smancerie a non finire: "Signora, signora, come può pensare che io me ne approfitti". Di sicuro non lo pensava. Sembravano bari che giocano a carte scoperte per mostrare meglio quanto sono bravi. Di vincere non gli importava. Si stringevano la mano alla fine, a chiunque la trattativa giovasse, con soddisfazione reciproca. "Bella giacca, bravo ragazzo", diceva lei chiudendo la porta. Solo una volta ho creduto non riuscisse. Era un periodo in cui non avevamo liquidità per niente, come ne capitavano se Emilio non lavorava per via della nostre esuberanti spese di rappresentanza: la mia scuola, l'insegnante di piano, la donna e le altre necessità di Alba. Avevo i miei primi mal di testa, e Alba non se ne capacitava. Senza dire niente mi prese e mi portò dal migliore specialista, anche se non aveva come pagarlo. Avrò falsato l'elettroencefalogramma, con tutti gli elettrodi in testa non aspettavo che la parcella per vedere come se la sarebbe cavata. Lei sembrava serena, addirittura scherzava. Comunque non c'era niente di organico, le assicurò il dottore e lei, solo allora, sorrise: "Professore, devo spiegarle la nostra situazione", e prese dalla borsetta di coccodrillo le nostre due monete romane antiche. Quello non mosse un muscolo, le prese in mano, le soppesò; poi alzò lo sguardo su di lei e glielo fermò addosso stendendo le labbra fino a sorridere, quasi: "Ma cosa va pensando, signora", gliele rese posandole davanti a lei, l'una e poi

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