68 IMMAGINI DI CITTÀ/MILANO FoloMorcoPesoresi/Conlrosto. privato, era il buio pesto, e molto mi meravigliò il fatto che, quando fui operato di fimosi, anche mio padre volesse vedere com'era il mio nuovo pisello circonciso. Ma, ne son quasi certo, lo fece per accertarsi se mai l'intervento avesse "modificato" in modo preoccupante l'aspetto del pene. "Ah, bene bene," disse piegandosi leggermente in avanti e ritraendosi subito, come se quella fosse stata la prima e l'ultima intimità che si prendeva col suo figliolo. E ho ragione di ritenere che lo fu davvero. La messa al bando del sesso coincideva anche con la totale assenza di turpiloquio. Ha dovuto attendere i settant'anni per farsi sfuggire una parolaccia. Le sue riprovazioni morali sono sempre passate per gli occhi, due occhi azzurri che si facevano glaciali e aguzzi, e cercavano, sicuri, il bersaglio. Così, per sfuggire all'acciaio celestrino del suo sguardo, sua sorella Rosaria fumava di nascosto, la cognata Paola gli si rivolgeva ellitticamente parlando a un terzo che faceva da ridicolo intermediario, la sorellina più giovane, Maria, concertava pianti e svenimenti, e tutti imparavano a omettere o a mentire. Mariuccia, la figlia della zia Rosaria era la "maggiorata" di famiglia: due tette spettacolose incapsulate dentro reggipetti "con la punta" - così si diceva fra ragazzini - fianchi stretti, gambe "da majorette" - così diceva mia madre - e tacchi a spillo. Andava a ballare accompagnata dalla madre e, malgrado l'impedimento, era sempre al centro dell'attenzione. Anche perché, pare, non avesse rivali in mambo, rock'n'roll, boogie. Fu così che si trovò un fidanzato ballerino: un sardo secco secco che faceva l'imbianchino. Lui è sempre restato secco secco, lei ha superato il quintale. Ma nella Milano delle balere di periferie, la Mariuccia e il Dori facevano spettacolo. Lui la portava in gita con la Lambretta e faceva la sua figura con quel po' po' di signorina che gli allungava il braccio intorno alla vita, seduta di traverso, i piedi oscillanti nel vuoto dentro a scarpette col tacco alto. Mi pare che mio padre non avesse nulla da dire sul fisico da pin-up della nipote: tirava in ballo, a giustificazione, la natura "che l'aveva fatta così" o, chissà, forse indovinava i segni di un disagio, la fatica di portare un corpo così monumentale. Dopo gli sponsali accompagnammo Mariuccia e Dori alla stazione. Partivano in viaggio di nozze con il Settebello e avrebbero fatto tappa a Roma. Una Roma che mi figuravo assolata, verdissima e disseminata di rovine: così almeno secondo i libri del Touring club che arrivavano in casa. Sì, perché mio padre era un socio fedele e andava fierissimo della sua tessera. Come la sua visione del comunismo (al di là delle fabbriche, degli artigiani, delle piccole imprese - meglio se avevano a che fare con materiali forti -cominciava il sospetto), anche quella del mondo era molto milanese, e il Touring club forse gli pareva una istituzione sufficientemente "radicata" e "sociale". Sulle carte e sui volumi illustrati del Tci, ho molto sognato. Non avevo altri libri. Oltre a quelli, esisteva solo un vocabolario Melzi in due volumi con tante tavole illustrate. Mio padre se lo teneva sempre sul comodino accanto al letto. Gli è sempre piaciuto avere l'opportunità di scoprire, di tanto in tanto, l'esatto significato delle parole. Solo in anni molto più tardi l'ha sostituito con un Devoto-Oli. Con il Guzzi rosso di mio padre non si poteva andare lontano, e nessuno in famiglia possedeva un'automobile. La prima auto sulla quale son salito è stata una Balilla, una Balilla nera di
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