Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

38 STORIE -· L --:: -::::.-: :·i - Un piccolo aeroplano di carta sorvola la città. Unfioraio vive in una città qualunque caotica e affollata. La notte la città s'adombra di delitti, di strani delitti: cumuli di libri sparsi, macerie di libri sbriciolati, sgretolati in polvere. Rosi da due piccoli canini. Un piccolo aeroplano di carta sorvola la città: è Alef, il fioraio, il vampiro. Di giorno cura i suoi fiori, di notte spreme dai libri il loro succo, li divora, li prosciuga. Impregnato di quella linfa, intriso di parole rubate, l'aeroplanino rientra a casa. Qui Alef riprende le sembianze umane, è il mite fioraio e il feroce vampiro di tante escursioni notturne; un esercito di api ronzanti lo accerchia, lo succhia e raccoglie il frutto delle sue razzie. Quest'ambrosia, questo succo misterioso, viene deposto dalle api in un enorme libro/favo, cervello che pulsa nel cuore della sua casa labirinto. È il laboratorio, la fucina, l'officina del pensiero di Alef, il grande archivio di storie, l'immensa collezione di ricordo passato e immaginazione rapita. Alef il vampiro, Alef il mostro, priva l'uomo dei suoi strumenti, lo acceca, lo assorda, gli toglie la parola, lo lascia senza storia, gli beve la sua storia e goccia a goccia intacca le arterie della memoria. Inesorabile ma senza fretta si costruisce la sua riserva di sapere dove avvengono fusioni e metamorfosi, dove nascono le possibili e impossibili storie del grande libro che è il · mondo. Alef è quel mostro che non lascia in pace i morti. Ma la notte, dopo la strage, Alef sogna e spesso dai suoi incubi, rigurgito dei suoi delitti, nasce unfiore: unfiore raro, bellissimo, mai lo stesso. I ''fiori di Alef' lui non li vende, li tiene in negozio appartati ma ben visibili, esposti eppure inaccessibili. Possono solo essere ammirati e desiderati. Questo fumetto è muto, muto di parole da vedere, ma non da sentire: sentiamo urla, risate, sgomento, quel parlare a vanvera del quotidiano, quel lungo silenzio. E vediamo quei libri sfioriti sul pavimento, senza parole, polverizzati. Quei fiori appassiti.

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