FotoArici/G Neri. una moneta da 500 lire sul bancone, tra noi e lui. Dispose quindi quattro biglietti da 10.000 lire nelle mani di Emanuele; poi, ripensandoci, li ricontò sul bancone, aggiungendo tre banconote da 1.000 lire alle quattro da 10.000; poi, ci ripensò ancora, ma senza aspettarsi di tenere il conto - io non mi raccapezzavo mentre Alberto ricontava i tre biglietti da 1.000 lire nella mano di Emanuele o come immagino avesse fatto perché, altrimenti, non sarebbe riuscito a formare le due pile di banconote come di sicuro ha fatto - e le squadrò sul bancone come per dire: "A lei!" Emanuele raccolse la mazzetta e io presi la mia valigia. Poi Emanuele disse: "E le 500 lire?" La moneta era sparita, o piuttosto, come confessò rapidamente Alberto, era sparita nel palmo della sua mano. "Complimenti" sembrava dicesse "Quando i miei antenati presero d'assedio le mura di Pisa, l'avremmo voluta al nostro fianco." Dopodiché ritorse la bocca verso di me come per dire: "Ma senza il suo amico americano". In strada, feci una domanda ovvia. "Cribbio, tutto questo per che cosa? 500 lire sono 30 cent. Di sicuro l'erede legittimo non voleva raggirarci per 30 cent". "È proprio così" disse Emanuele, "voleva raggirarci per 500 lire". "Veramente?" domandai. "Immagina che fosse un gioco" continuò Emanuele. "Non mi pare mi avesse chiesto di partecipare" dissi. "E neanche il cassiere della banca te l'ha chiesto" disse Emanuele, "o il tizio in metropolitana. Nonostante ciò, con l'uomo della metropolitana ci hai ballato". "Sapevo che era un borsaiolo" dissi "e lui sapeva che io lo ITALIA/POPS 33 sapevo. Partecipavamo tutti e due, come Maradona e Bergomi in quella foto, ti ricordi?" La mia domanda era retorica, Emanuele ricordava di sicuro quella foto che avevamo notato qualche giorno prima nell'ultimo numero de "l'Espresso". Due calciatori aggrovigliati dopo uno scontro. Il paragone mi venne subito spontaneo perché pensavo spesso allo sport. La penisola si stava ingozzando col campionato del mondo di calcio. Per un mese la televisione italiana trasmise una partita per sera e io, che da ragazzo non avevo mai giocato a pallone, !'accolsi con l'entusiasmo di un novizio, e l'uomo di mezza età divenne un giovanissimo tifoso. Pur amando Diego Maradona più di tutti gli altri giocatori, così come un ragazzino americano potrebbe amare Magie Johnson o Michael Jordan, non ero capace di pagargli un tributo più esplicito. Maradona si fissò nella mia fantasia durante (e dopo) un incontro in cui l'Argentina vinse sull'Inghilterra per 2 a 1, entrambi i goal segnati da Diego, anche se il primo era viziato: distendendo il pugno lungo l'orecchio aveva colpito la palla mandandola nella rete inglese. "La Gazzetta dello Sport" paragonò l'arbitro alla Giustizia, notoriamente cieca. "Repubblica", più seriamente, lo mise a confronto col leggendario Pelè in nove categorie: dribbling, passaggi, tiri ecc., ma si pronunciò a suo favore solo in una categoria, l'opportunismo. Lo stesso Maradona, spirito borioso e innocenza sfacciata, attribuì il goal all'intervento divino: lo strumento a portata di mano, dichiarò, non era stato il suo, ma la "mano di Dio". Se si sentì in colpa per quella manata al pallone, e di questo non c'è prova, Maradona non rimuginò troppo su quel che aveva fatto. Il goal viziato, in realtà, lo ispirò per giocate da fuoriclasse, come per dire: "Per timore che voi pensiate che debba ricorrere all'imbroglio per segnare, vi stupirò con superba destrezza". E dopo aver intercettato la palla a metà campo, scartò quattro difensori inglesi, giocando in velocità con chi non riusciva a superare in astuzia, un'esecuzione virtuosa di agilità e prontezza. Il goal in se stesso sembrava ratificare semplicemente ciò che aveva appena fatto. Maradona giocò per la sua terra nativa, sebbene il suo contratto fosse di proprietà di un club italiano. Ma, gli fu chiesto, se l'Argentina dovesse giocare contro l'Italia, a chi sarebbe fedele? Maradona angolò il suo tiro all'incrocio dei pali: "Non giocherei né per l'Argentina né per l'Italia, ma per tutti i bambini del mondo". Giocando per tutti quei bambini, si scontrò con Bergomi, le cui conseguenze osservai su "l'Espresso". La foto ritrae Maradona seduto a terra, il torso eretto, le gambe distese. Bergomi è sdraiato, torso disteso, gambe piegate. La sagoma di un corpo si integra con quella dell'altro. Maradona: capelli neri, sopracciglia folte, barba sfatta. La sua mano sinistra è appoggiata sulla pancia di Bergomi. Bergomi: capelli neri, sopracciglia folte, barba sfatta. La sua mano sinistra cinge la vita di Maradona. Le quattro mani riposano o cingono teneramente, intimamente, il tocco inconsapevole di amanti, fratelli, o sosia. Antagonisti avviluppati. "Non vorrei esagerare," dissi, "ma se in tre ore tre persone cercano di derubarti, devono per forza sapere qualcosa che tu non sai. Per esempio che sei una facile preda. E l'altro problema è che mentre il signor Borsaiolo cerca tentoni il tuo portafoglio, tu gradisci l'intimità". Ero avviluppato, direi, in impulsi antagonisti. Ero forse un bersaglio dell'opportunità o un opportunista davanti a un bersaglio? Non volevo essere nessuno dei due. Non volevo autocommiserarmi come bersaglio né aver paura di me stesso come opportunista. Certamente non volevo
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