32 ITALIA/POPS conote da 50.000 lire. "Non dovrebbe prenderne cinque?" mi domandai. Incrociai le mani dietro la schiena mentre il cassiere contava 209.000 lire davanti ai miei occhi. Aggiunse della moneta. Si era sbagliato o stava cercando di imbrogliarmi? Ma poi pensai: "L'importante non è il perché, ma sono i miei soldi". Quindi dissi l'unica cosa che potevo dire, ma per assicurarmi che sapesse che io sapevo quello che gli stavo dicendo e che io sapevo che lui sapeva che lo sapevo, lo dissi in due lingue: "Duecento dollari. Two hundred dollars". L'in1piegato guardò le banconote tra noi due e poi si gettò il palmo di una mano sulla bocca e il palmo dell'altra sulla spalla. "Quest'uomo è un maestro di musica" pensai, "un artista di terza categoria" e risi per la stravaganza dei suoi gesti. Dopodiché, rosso in faccia, proruppe in un riso come per dire: "Mio caro signore, in vita mia ho commesso errori - noi tutti commettiamo errori - ma con l'eventuale eccezione di due o tre, nessuno così grossolano o umiliante, e nientemeno che a uno straniero, uno straniero rispettabile". A quale temperatura, mi chiesi, fonde il ferro? Dopo, in strada, dissi a Licastro: "Eppure è probabile che sia stato davvero un errore" a cui Licastro rispose: "Stai scherzando? Quello è pagato per non fare errori del genere e non poteva essere stanco: si è appena fatto un pisolino, una doccia e un caffè. E poi tenterà quel giochetto sei o otto volte al giorno." "Sei od otto volte no" protestai. "Va bene" concesse Emanuele, "tre o quattro volte. E tu sei stato il suo primo piccione del pomeriggio". Devo confessare, fra l'altro, che gli insulti che mi balzarono in mente quando notai le sue mani incalzanti ("maestro di musica" e "artista di terza categoria") non sono miei, ma di Henry James. In Daisy Miller l'americano Winterbourne congeda l'amoroso di Daisy con quelle frasi, benché Winterbourne, che le infligge con più disprezzo di me, fraintende i sentimenti dell'uomo. Giovanelli non è un semplice cacciatore di dote, e Winterbourne gli nega il contenuto umano che prospera dietro il parasole di Daisy. Se Giovanelli la porta di notte al Colosseo - dove lei contrae la malaria che le sarà fatale - è perché il desiderio di lei di andarci è forte e lui è troppo debole per farla restare. Inoltre, lui pensa di ridurre al minimo il rischio. "Presto, presto" le dice. "Se entriamo per mezzanotte saremo al sicuro" una nozione di malessere che deve più a Perrault che a Pasteur, come se Daisy fosse Cenerentola. Giovanelli è tradito dalla sua logica - dopotutto è il personaggio di un racconto, non di una fiaba - e Daisy muore, mentre il tradimento, nonostante il sorriso smagliante e i modi seducenti, risiede in modo commovente nel cuore dell'avventura dell'uomo. "Non mi avrebbe mai sposato" dice di Daisy, e suppongo che avesse detto lo stesso di tutte le altre che l'hanno preceduta, le "numerosissime eredi- . tiere americane" su cui ha esercitato il suo inglese. Giovanelli non è un cacciatore di dote che ha fallito, ma una persona più triste e più comica, un cacciatore di dote fallimentare. Giovanelli non è un ladro d'amore. Gilbert Osmond, invece, è un cacciatore di dote di successo, benché non sia un marito di successo. Ma, del resto, in Ritratto di signora la virtù non risiede nella riuscita del matrin10nio. Anzi, non risiede proprio nel matrimonio, salvo che nella metafora delle persone vere, o in quella della virtù transpersonale: l'unione tra natura e cultura, quel paesaggio ideale o terreno metafisico in cui J ames non fu in grado di trovare la sua terra natale, che riuscì invece a trovare in Toscana "con la sua cultura simile a un giardino e la nobiltà del contorno, le valli fertili e le colline delicatamente increspate, la caratteristica abitazione dai tratti umani". FotoS Sparavigna/G.Neri. James osservava quei tratti da lontano come se fossero tratti di pittura impressionista che, a una visione più prossima, si scompongono in cascine dalle tegole rosse di argilla, le porte e le persiane in legno, il fogliame verde, i muri di calcina arenosa imbiancati o color ocra. E una tavolozza di terracotta, quei muri non sono mai blu o grigi o viola, malgrado siano sempre diritti rispetto alla linea che non esiste in natura. Mentre i tetti di tegole curve riconoscono che l'insieme e l'universo sono tondi, i muri diritti affermano il carattere umano dell'abitazione toscana. Locale e tribale, quell'architettura conferma la visione di J ames del paesaggio toscano. In lontananza o in profondità, cultura e natura in Toscana sono complementari e interanimate. Blu, grigio e viola, che si sarebbero adattati piuttosto male ai colli romani, stavano benissimo alla pensione Alberto, nella persona del gestore: polsini grigio chiaro lucente, camicia blu scuro e cravatta viola. Un uomo dagli appagamenti (indubbiamente sessuali) materiali, a suo agio nella pelle come nei vestiti, la bocca mobile ironicamente contratta come per dire: "Non appena il duca mio padre abdicherà al controllo dei possedimenti di famiglia - che, tra l'altro, comprendono la pensione che vi apprestate a disimpegnare - lascerò questo ridicolo mestiere che, malgrado il suo fascino occasionale, difficilmente si confa a un discendente degli antichi e bellicosi Ghigi". Il conto era di 56.500 lire. Emanuele estrasse dal portafoglio un biglietto da 100.000 lire e lo consegnò all'uomo che eravamo arrivati a chiamare Alberto (alle sue spalle, non in faccia). Alberto prese il biglietto in custodia, aprì la cassa e appoggiò
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