26 SU PARISE/BRAGGION Nascite e aborto La posizione di Pari se nel fuoco dello scontro sull'aborto si distingue per un laicismo sereno. L'aborto, dice, è una manifestazione, ancorché estrema, della libertà di non fare figli, complementare alla libertà di fame. Sul controllo delle nascite invece - che pure trova necessario - stenta a essere completamente d'accordo. È di nuovo il senso della vita come potente, disordinato flusso delle generazioni: "La vita è, prima di tutto, spreco, nell'uomo l'istinto della riproduzione è ancora fortissimo. La tendenza ad avere molti figli non è da imputare principalmente agli insegnamenti della Chiesa cattolica o alla brutale ignoranza ... ma a quella parte aggressiva della sua natura che, per intenderci, potremmo chiamare 'colonialistica' o ancora meglio 'imperialistica' ...". E l'uomo "continuerà a essere, non sta a me dire se per sua fortuna o sfortuna, un animale sommamente difettibile" (Nascite e aborto, 7/4/74). Pornografia Parise riceve diverse lettere di tono moralistico sull'argomento. Il pensiero che svolge ha basi più ampie: alle origini del prodotto pornografico c'è lo stesso sistema dei consumi di massa: " ... La pornografia lancia sul mercato alcuni atteggiamenti intimi del corpo umano che finora sono rimasti invenduti e invendibili per le ragioni che tutti sanno, fondamentalmente perché questi atteggiamenti erano proprietà di ogni essere umano che non intendeva venderli ... Stando alla realtà, meno analitica e più diretta, la pornografia lancia sul mercato se stessa, prodotto pubblicitario che contiene la sua merce." (Pornografia e buon senso, 2/6/74). Inoltre" ... l'intero mondo occidentale è consumatore di pornografia e di droga, come lo è di moltissimi altri prodotti di consumo. Una restrizione di consumi, con conseguente riduzione della produzione, pare impossibile ... Pornografia e droga sono la conseguenza diretta dello sviluppo macroscopico dei consumi." (Elogio dei giornali, 16/6/74) Scrittura e chiarezza Il senso della democrazia che impedisce a Parise di rifiutare il moderno pur disprezzandone l'involgarimento consumistico, è lo stesso che anima la sua battaglia per una scrittura sempre chiara e accessibile a tutti. "Teoricamente ogni persona che sappia leggere deve capire quello che scrivo ... Evito sempre le parole 'difficili' o di uso ristretto o transeunti, come quelle che durano soltanto una breve stagione e poi c'è da vergognarsi di averle pronunciate. Le evito sia perché mi sono antipatiche, sia perché, essendo difficili, non sono parole democratiche e dunque sono contrarie a ciò in cui credo." C'è un potere trentennale, stanco e decrepito, che difende se stesso anche con l'oscurità della lingua: "opposte schiere di Don Abbondi che si esprimono al latinorum". E un paese "giovanissimo e perfino esotico, da illuministi", che è quello con cui Parise dialoga: " ... i 'politici', i furbi, gli snob, non pensino, come pensano e dicono, senza dirlo, che io sono dei loro, e devo parlare soltanto con loro e con il loro linguaggio. Perché io non sono dei loro, non parlo affatto il loro linguaggio e anzi mi irrito e mi annoio, e so, proprio per queste ragioni di linguaggio, cioè per ragioni stilistiche, che essi sono alla fine ..."; " ... il mio paese è l'Italia piena di calore animale, quella ignorata dai poveri snob, dove mi piace vivere e scrivere." (Vivere la vita dell'Italia dei più, 6/10/74). Nico Naldini .. L'EDUCAZIONEALLAPIETA RICORDODIGOFFREDOPARISE Incontro con Gabriele Braggion Nico Naldini, oltre che poeta, è biografo di Giovanni Comisso, di Pasolini, suo cugino, e di Parise, amico di una vita. A lui avevo scritto, girandogli alcune domande nate rileggendo gli articoli di Guerre politiche. L'uomo che mi viene incontro dal giardinetto di un villino alla periferia di Treviso è lo stesso che ho visto in una foto riprodotta diverse volte in libri e articoli su Parise. Solo un po' più corpulento, e con la capigliatura bianca efitta sfumata in un delizioso violetto. La foto ritrae lui e Parise con ampi cappelli di paglia mentre Parise accenna a un passo di danza. Nella nota leggera che essa comunica mi sembra ci sia il tono di un'amicizia e, infondo, il senso di questa conversazione. In un articolo sulla "Rivista dei Libri" del!' ottobre scorso Rolando Damiani ha spiegato che i viaggi orientali - come quello da cui nacque Cara Cina - Parise li fece all'insegna di un ritorno alle fonti della sua prima ispirazione: un mondo preindustriale e non contaminato come quello italiano del dopoguerra. Perciò l'inviato speciale Parise sarebbe un "romanziere dimidiato" in cerca di stimoli per la sua vena creativa in crisi. Fare sempre e solo lo scrittore e non il reporter era una delle civetterie di Parise. E la crisi di Parise come scrittore non è vera. Conosco Damiani (docente di letteratura comparata all'università di Padova, N.d.R.), un amico e uno studioso che stimo. Ma queste sono esigenze di insegnamento: si scandisce in periodi la vita di uno scrittore a uso dell'insegnamento. Il fatto è che Parise scriveva i suoi articoli con la stessa attenzione con cui scriveva le sue pagine letterarie. Non c'è salto fra i racconti e i reportage. Parise coglieva i particolari: e da un particolare capiva tutto. Nel caso del viaggio in Biafra, che è del 'agosto 1968, mi pare che la tesi di Damiani non potrebbe funzionare. Là non c'era nulla di letterario, solo orrore e morte. Al ritorno,fra l' altro, Parise disse anche questo: che del Biafra nessuno si interessava perché non vi era stato ancora innestato "il problema politico che conta, l'unico che appassioni veramente il mondo: quello della lotta fra capitalismo e comunismo. Gli uomini non si sentono coinvolti dalla pietà, dalla carità; solo dalla politica, dal!' economia". Da che cosa fu coinvolto Parise? Sono cose che io non ho mai approfondito. Certo qui ci sarebbe da parlare del darwinismo di Parise, della sua visione della vita in cui i forti e i violenti dominano e i deboli soccombono, e della pietà che poi lo prendeva per chi non ce la faceva e moriva ... Ma bisogna ricordare anche l'aspetto pratico. Di solito si dimentica che in molte delle decisioni di Parise c'era una preoccupazione pratica: andando in Biafra gli era possibile cogliere e raccontare un fatto importante, il primo di cui i media si impadroniscono. Un fatto che venne anche manipolato tramite un'agenzia di relazioni pubbliche svizzera ...
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