24 SU PARISE/BRAGGION prosa ... Il primo ci dice che immaginj di bambinj-scheletri morenti per fame ... sono immagini di 'moderato interesse'. Il secondo 'campione' ci dice che il mio commento 'è sembrato mancare di una analisi approfondita ... '. È vero, il mio commento mancava di 'un'analisi approfondita ... ', come dice Vice. Mancava perché non mi pareva umano anzi mi pareva dissacrante, per essere più esatti, violare con parole estranee alla mia personale e urgente necessità di testimone quelle immagini storiche .... Terzo 'campione' di prosa: 'una denuncia accorata ma in fondo sterile'. Ebbene no ... Quella denuncia di cui non ho alcun merito non si è rivelata 'in fondo sterile', ma si è sparsa insieme ad altre in tutto il paese, ha colpito violentemente i sentimenti di amore (e non solo di orrore) di moltissimi italiani ... e ha dato quei frutti che si proponeva: soccorsi immediati da tutte le parti d'Italia ..." Il linguaggio di "Paese Sera", "didattico, sentenzioso, asettico nel significante" è per Parise il prodotto dell'obbedienza agli schemi. Un linguaggio "autoritario". In alternativa a esso egli vuole praticare e consiglia al suo interlocutore, "un linguaggio più umile, più diretto e popolare". Esiste dunque un Parise "etico", che si espone, a volte con forte carica polemica, su temi di cui lo "scrivere chiaro", cioè l'aderenza delle parole alle cose, è solo un esempio. Questo aspetto del lavoro giornalistico dello scrittore è diverso, non necessariamente contrastante ma diverso, da quello che Rolando Damiani ha raccontato in un articolo sulla "Rivista dei Libri" dell'ottobre 1995. Il Parise reporter di Damiani intraprende i viaggi orientali - come quello da cui nacque Cara Cina - all'insegna di un ritorno alle fonti della sua prima ispirazione: un mondo preindustriale e non contaminato come quello italiano del dopoguerra. Perciò, secondo Damiani, l'inviato speciale Parise sarebbe in realtà un romanziere dimezzato, in cerca di stimoli per la sua vena creativa in crisi. È un' interpretazione perfettamente argomentata, alla quale però si deve affiancare un Parise più "pubblico": precisamente quello che possiamo seguire sulle pagine del "Corriere", impegnato in un suo itinerario etico e civile. In questa vena, che ha prodotto interventi numerosi e per lo più ancora sparsi, c'è un episodio a parte. Parise risponde. Un esperimento di colloquio coi lettori Dal gennaio del 1974 al maggio del 1975 Parise tiene sul "Corriere" un filo diretto coi lettori. La rubrica ha cadenza quindicinale e si colloca nell'iniziativa con cui Piero Ottone e Gaspare Barbiellini Amidei aprono il giornale a scrittori e intellettuali. Un'iniziativa che porta, nello stesso periodo, ad alcuni memorabili interventi di Pasolini, poi raccolti negli Scritti corsari. Quanto alle motivazioni di Pari se, l'articolo intitolato Ragione intima e ragione pubblica (23/3/75) le riprende così. "Dedico questo articolo (e non questa puntata di rubrica) agli 'ipotetici lettori' perché sono costretto ancora una volta a chiedere ai lettori quella collaborazione che fino a oggi non danno e che costituisce, o meglio ha costituito, più di un anno fa la ragione di questa rubrica. Ragione intima, per uno scrittore, e ragione pubblica per una 'idea' di democrazia in cui lo stesso scrittore crede ... Forse ha ragione il mio amico Cesare Garboli quando mi dice: 'Tu rincorri il sogno di una società italiana che non c'è, e allora la inventi'; forse sono veramente così candido, così 'socialmente' ingenuo da continuare a sperare, insieme al sogno inattuato di uno Stato italiano, la formazione in progress di una nuova società ... Forse la mia natura pedagogica e fantastica è così forte da immaginare interlocutori che non esistono, appunto ipotetici. O forse, semplicemente e disperatamente, una società italiana che non c'è: avendo perduto la borghesia ogni forza e cultura e pensiero, e non avendoli ancora acquistati, nella loro timida ascesa, le masse." Sembra di cogliere in Parise il desiderio di compiere unaricognizione sugli uomini e sulle donne del suo tempo. Di un tempo che egli sente impegnato a produrTe nuovi rapporti umani e nuovi sentimenti. Perciò i lettori vorrebbe conoscerli personalmente, ciascuno col suo stile che è "il carattere di una persona"; perché "il particolare personale, anzi, una serie di particolari personali messi insieme, sono la vita di una persona, di una piccola società, di una grande società, di un mondo." (/ lettori che scrivono, 28/4/74). È utile ancora rifarsi ai due Sillabari - uno uscito da poco, l'altro in corso d'opera - che sono una ridefinizione, quasi un balbettio è stato detto, dei sentimenti umani passati attraverso lo sconvolgimento della nuova società consumistica. Un racconto per ogni sentimento, in ordine alfabetico. Quello che segue è un collage, che per comodità usa lo stesso schema, di alcuni temi toccati in Parise risponde. Ambiente Sulla conservazione del paesaggio e dei monumenti italiani Parise interviene una sola volta, nonostante le molte lettere ricevute. E lo fa confessando da un lato il suo pessimismo, unito al desiderio di non ricordare, "se non in letteratura, per testimonianza", l'Italia di trent'anni prima, "lontana, lontanissima, in tutti i suoi aspetti, politici, culturali, linguistici, fonici, agricoli, non soltanto paesaggistici"; dall'altro spostando l'attenzione su quello che gli pare il motivo principale della decadenza: la mancanza di un'idea di Stato. Di tale idea cerca l'aspetto profondo e vitale, una sorta di istinto comune che vede spegnersi nelle generazioni seguite alla guerra. "Oggi l'Italia è spezzata non in staterelli, ma in 'lotti', in piccole, piccolissime proprietà private a cui gli italiani, nel loro povero animo e nel loro povero corpo privi di Stato, tengono in modo fanatico. Per gli italiani di oggi, non di ieri, ... l'Italia è il 'lotto', il proprio terreno, la propria villetta, il proprio 'bicamere e servizi', costruiti da geometri o finti architetti secondo i propri gusti e soprattutto in materiali pressoché eterni come il cemento armato che diano a quei poveri corpi e a quelle povere anime senza Stato l'illusione di averne uno, indistruttibile ... Negli Stati Uniti, paese senza Colossei, tutto ciò è fragile e affascinante: città ... appaiono e scompaiono nel giro di pochi anni. Eppure in queste città che vanno e vengono come fantasmi su un pianeta, c'è l'idea dello Stato americano, che si consuma, si rinnova, si consuma. Da noi si parla tanto di consumo, ... ma quelle villette, quei bunker, sono destinati a durare più di qualunque villa palladiana ..." (L'Italia dei "lotti", 16/2/75). Amore e sesso Invitato a parlare del "problema del sesso", Parise nega che tale problema esista. "Il sesso" scrive Parise "non è affatto un 'problema' (cioè qualcosa che si può risolvere), bensì un mistero. "Il dottor Freud, che fu genio dell'immaginazione molto più che di opinabilissima scienza, lasciò, come tutti i grandi artisti, una grossissima eredità, unica e indivisibile: di cui si impadronì purtroppo una schiera di nipoti confusionari, a chi un pezzo, a chi un altro, onesti e disonesti. Dai nipoti trafficoni nacque e fiorì la cretinissima industria che ha i suoi 'punti di vendita' nei sexy-shop, giornali e film pornografici, orge di provincia, finta omosessualità di massa ... Tutto coatto, tutto noioso, ma 'sociale'." (Sesso e divorzio, 27/1/74)
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