Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

PARISE:L'ANTIDEOLOGO 23 ~ PIU DELLECOSELAVITA GOFFREDOPARISEREPORTER GabrieleBraggion Trent'anni al "Corriere della sera" L'attività giornalistica, nel caso di Goffredo Parise, corre accanto a quella letteraria per tutto l'arco di una vita, quando addirittura non diventa l'impegno più visibile, come nei suoi ultimi anni. Perfino i racconti dei Sillabari n.1 e 2, straordinari per grazia e semplicità, passano e prendono forma sulle pagine del "Corriere". E nella chiarezza e nel tono quasi colloquiale che li rende ancora oggi unici non è azzardato vedere un riflesso della lunga abitudine al dialogo coi lettori. La collaborazione di Parise al "Corriere", iniziata nel 1963 con Alfio Russo, non vive comunque nella serra ordinata dell 'elzeviro, ma ne esce per incontrare gli uomini e le cose nel confronto diretto e rischioso del reportage, del giornalismo di guerra e dell'intervento polemico sull'attualità. A Parise perciò la qualifica di giornalista spetta tutta intera. Tanto basta a giustificare gli sforzi fatti dalla critica recente, impegnata a capire in quale rapporto stiano la creazione poetica e la scrittura nata per l'informazione. Biafra. Un reportage diverso Nessuno dei' reportage di Pari se passa senza suscitare reazioni, e reazioni anche molto aspre. Bisogna rifarsi al tempo. Il mondo è ancora nettamente diviso in due campi e la linea che attraversa l'Italia ha trincee profonde. Nulla di quanto accade può e deve sfuggire alla lettura ideologica di chi vede nell'avanzata del comunismo l'esito ultimo della storia e di chi, sul fronte opposto, ritiene suo dovere arginarla con ogni mezzo. È quasi ovvio perciò che coi suoi molti dubbi e nessuna aderenza agli scherni, Parise disorienti. Tirandosi addosso, nel caso del Vietnam, censure da sinistra - nel caso del Cile, la rabbia di certa borghesia che vede, chissà come, paurose analogie fra la situazione italiana e quella del paese sudamericano. Ma il reportage dal Biafra dell'agosto 1968 è diverso. Qui Parise, diversamente dagli altri scritti poi raccolti in Guerre politiche (Einaudi 1976), non interviene su uno scenario in cui i due grandi patrocinatori hanno assegnato le loro preferenze. La tragedia del Biafra, piccolo stato secessionista staccatosi dalla Nigeria in nome del petrolio, non interessa nessuno. "... Non vi è ancora stato innestato il problema politico che conta, l'unico che appassioni veramente il mondo: quello della lotta fra capitalismo e comunismo", dichiara Parise al ritorno in un 'intervista alla "Fiera Letteraria". "Gli uomini non si sentono coinvolti dalla pietà, dalla carità; solo dalla politica, dall 'economia. La ribellione del Biafra è una storia a sé, lontana, che non rientra in alcuno schema prestabilito." In Biafra - dove si sta consumando la morte per fame di decine di migliaia di bambini, donne, vecchi - il senso della verità e del limite di Parise, quella che potremmo chiamare la sua eticità di cronista, si misura con due tipi di orrore più radicali - se è possibile - di quelli incontrati nel Vietnam. Il primo è l'orrore Goffredo Porise.Foto A. Sansone/Effigie. del male in sé, che fa apparire inutile ogni analisi razionale e porta semmai a riflettere sulla sostanziale inutilità della storia. L'altro è un orrore di tipo "mediatico", cioè prodotto dalla certezza che tutta quella morte esibita è servita né più né meno a scopi pubblicitari. Una società di pubbliche relazioni svizzera che ha curato per conto dei dirigenti biafrani i rapporti con la stampa mondiale ha ottenuto in questo modo l'attenzione dei media, trasformando per poco tempo una sconosciuta guerra tribale in un evento da prima pagina. La reazione morale di Parise è decisa, con immediati riflessi sul piano linguistico. Il terna dell 'antideologia - che in Pari se vuol dire osservazione dei fatti e rifiuto di qualsiasi "gabbia" mentale precostituita - riceve qui, forse per la prima volta, una definizione precisa. A un sintomatico Vicemaestrino È il settembre 1968, e Parise è appena tornato dall'Africa. Con questo titolo a prima vista ermetico (oggi in Guerre politiche, pp. 133-37, come appendice a Biafra) !'"Espresso" pubblica la secca replica di Parise a un pezzo di critica televisiva di "Paese Sera". L'argomento è un servizio sul Biafra con commento di Parise andato in onda con altri a "Tv7". Il "Vicernaestrino" è l'estensore dell'articolo, che si firma appunto "Vice"; e "sintomatico" è il suo linguaggio, che Parise così analizza. "Anche se anonimi gli uomini mostrano la propria natura, se non il nome, dal modo con cui si esprimono ... Mi soffermo su tre 'campioni', come si dice in gergo linguistico, di questa breve

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