Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

GesualdoBufalino.FotoGiovanniGiovannetti/Effigie. ogni persona anziana la nostalgia della giovinezza è un elemento costitutivo non solo della mia opera, ma dell'opera di tutti gli scrittori. Io Le posso dire che ho ritrovato di recente dei manoscritti di poesie mie della primissima infanzia. Ho cominciato a scrivere versi a dieci, undici anni. E uno di questi versi era buffissimo per un bambino, ma significativo a leggerlo da adulto. Diceva così: "O memoria crudele, acché mi mordi?" perché mi mordi? Figurarsi, la memoria detta crudele! Si capisce che ripetevo un po' un topos, topoi che avevo incontrato nei versi, nei libri che leggevo precocemente da bambino. Ma voglio dire che il concetto di memoria mi assillava già sin da allora. Perché? In termini elementari tutto si riduce a questo: noi viviamo fra un passato che ci sta dietro le spalle, un futuro che ancora non conosciamo e potrebbe cessare in un secondo per una morte improvvisa e un presente che si insegue, istante per istante, e muore istante per istante. Per cui io e Lei siamo già ora più vecchi di qualche minuto rispetto a quei due signori che hanno cominciato a parlarsi cinque minuti fa. E allora questo istante, questo preciso istante che io cerco di fulminare, di atterrare, mi è già volato via dalle mani. Quindi il presente non esiste, vola, corre, muore. Eraclito, insomma! Che cosa allora rimane e cosa mi fa vivo? Che cosa è immobile in tutto questo? Non certo il futuro che è un'ombra fluttuante, inafferrabile; non certo il presente perché in ogni istante si tramuta in passato. Il presente non esiste, non fa in tempo a esistere ed è già passato. Allora esiste INCONTRI/BUFALINO 19 solo il passato. Io vivo perché ricordo. E del resto l'ho scritto in qualche posto: "Memini ergo sum". Non "Cogito ergo sum". Per me il cogitare è soprattutto ricordare; non tanto elaborare pensieri, meditazioni o altro. Non è quello a rendermi vivo. Quello che mi rende vivo è una testimonianza di me quale mi appare in una specie di cinematografia perpetua che è il mio pensiero quando si volge a ritroso a inseguire se stesso nel passato. Questa lucidità sull'impossibilità del vivere nel presente è anche la fonte della malinconia - anche della Sua malinconia personale? La malinconia nasce lì, per l'impossibilità di vivere il presente se non come ricordo - ricordo che poi per giunta è sottoposto a un'altra minaccia, la minaccia dell'oblio - non solo, ma la memoria è un'infedele in quanto compie una selezione, una deformazione, una sopraffazione, per cui i nostri ricordi a guardarli dopo anni assumono un carattere menzognero. Non per nulla io ho dato come sottotitolo alla mia opera Argo il cieco, I sogni della memoria. Così come il titolo Argo il cieco voleva riferirsi sia a quel mostro antico che aveva cento occhi, ma che poi fu accecato, sia alla memoria stessa che è come un Argo dai cent'occhi, un occhio che vede, stravede e non vede e quindi è uno strumento di cui noi possiamo servirci solo tenendo conto delle difficoltà di una macchina bellissima, ma traditrice, che può impazzire. D'altro canto ci sono nella memoria anche aspetti positivi e io ho tratto perfino un'etica dalla memoria attraverso una specie di imperativo categorico modulato un po' a somi-

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