18 · NARRATIVAITALIANA:BUFALINO Gesualdo l(lufalino INFEDELEELAMEMORIA L'ULTIMAINTERVISTA Incontro con Michael Jakob Comiso, 27 maggio 1996 "A proposito della Svizzera mi ricordo ancora una cosa scandalosa. Al mio compagno a un certo punto gli viene di fare un gesto di sfida: 'Voglio urinare sul Reno!' Non per dissacrare il fiume, ma come scherzo goliardico. Aveva bevuto molta birra e quindi ... ecco, mi viene in mente questo ricordo scherzoso. Più che altro rammento il bellissimo museo d'arte contemporanea a Basilea in fronte al fiume. Ho visitato Schaffhausen, Lucerna e tante altre cittadine. La Svizzera ha per me una virtù che è anche un vizio: è troppo bella. Diventa un vizio, perché la dolcezza eccessiva - paesaggi che si susseguono uno più languido, più dolce, più luminoso dell'altro per un meridionale che è abituato agli sbalzi, all'aridità di certe zone interne e al verde intenso di altre, all'alternarsi fra spettacoli di luce straordinaria, canicolare e altri invece che sono più luttuosi, più desolati - insomma il siciliano immerso in una sedativa e dolcissima ovatta a un ce1to punto ha lo stesso sentimento di quando si sono mangiati troppi dolci". Dunque per il siciliano èfondamentale la contraddizione? Sì, forse per noi - mescolanza di razze che insieme partecipa dell'influenza araba, fenicia, spagnola, greca, bizantina, normanna - è vitale ... Abbiamo tanti sangui dentro di noi, un miscuglio delle propensioni più diverse; la realtà ci appare in mille sfaccettature contraddittorie. Quindi entrare in una realtà bella e monotonissima a un certo punto ci stanca, ci dà un sentimento di sazietà. Il gusto della contraddizione, degli estremi vale però anche per l'Italia in generale? Questo è chiaro, perché se la Sicilia per conto suo è il frutto della mescolanza di più razze, il risultato di tante invasioni e poi omologazioni avvenute faticosamente fra le varie componenti, sicani e siculi, greci e cartaginesi ... a maggior ragione lo è l'Italia. L'Italia, così estesa in lungo da tuffare i piedi nel Mediterraneo a due passi dall'Africa, e da immergere la testa fra le nuvole del Nord. Questo comporta poi le varie differenze fra una regione e l'altra e meno male che c'è come elemento unificante la lingua, tutta la grande eredità latina, trasmessa attraverso la lingua. Però c'è una grande differenza tra una nazione composita come lo è la nostra e altre nazioni come la Jugoslavia o la Cecoslovacchia o anche la Russia, che hanno subito spinte di frammentazione: noi parliamo dialetti fra di loro incompatibili, ma parliamo tutti la stessa lingua; in fondo abbiamo una storia che pur nella sua varietà finisce con essere un elemento omologante, un elemento di coesione. Almeno questo pare a me; non pare a Bossi, ma credo che il 99 percento degli italiani, diciamo il 90 percento, la pensi come la penso io. Questi sono problemi di attualità, dei transeunt, cose che si aggiusteranno col tempo. Parlavamo della Sicilia, delle mille Sicilie e delle tante ltalie. Qui, da Lei, a Comiso siamo però ancora in un'altra Sicilia ... Le dirò che ciò che Lei dice era verissimo cinquant'anni fa, è un po' meno vero oggi. In questi ultimi decenni si è assistito a un doppio processo di omologazione, nel bene e nel male. Un primo processo è quello che ci fa essere sempre più somiglianti agli italiani in genere, a tutti quelli che vedono gli stessi programmi televisivi, vestono allo stesso modo, hanno gli stessi idoli cinematografici, sportivi, calcistici o televisivi e quindi si riconoscono in un gergo comune, soprattutto i giovani. Oggi non c'è più una differenza molto marcata fra un diciottenne universitario palermitano o catanese e un universitario milanese o di Salsomaggiore. È un fenomeno che si potrebbe chiamare di "omologazione nel bene", nel bene fino a un certo punto, perché omologarsi, anche migliorando, comporta delle perdite di identità. Nella stessa misura in cui noi tendiamo ad assomigliare all'Europa, tendiamo a dissomigliare a noi stessi. Quindi è un fenomeno che andrebbe calmato, bisognerebbe che noi non obbedissimo troppo alle accelerazioni della storia, che tutto avvenisse più lentamente in modo da conservare quello che io ho chiamato nel titolo di uno dei miei libri Il Museo d' ombre, cioè bisognerebbe farsi la raccolta dei fantasmi di una civiltà contadina, agricola. Un'omologazione "in peggio" è invece quella che ha fatto sì che questa nostra provincia, che prima si distingueva da tutte le altre per l'assenza quasi completa di fenomeni mafiosi, a poco a poco, seppure in modo più blando rispetto al resto della Sicilia, sia stata infiltrata, contagiata da forme mafiose. Quando io ero ragazzo non avveniva mai un delitto, mai; invece negli ultimi anni ci sono stati tre, quattro, cinque, sei delitti: pochissimi rispetto alla media siciliana, ma troppi rispetto alle nostre consuetudini pacifiche. La violenza hafatto irruzione anche a Comiso? Sì, a causa di vari fattori. Intanto, l'arrivo degli extracomunitari, per i quali io nutro il massimo rispetto, ma che spesso sono clandestini, affamati e quindi tratti naturalmente a infrangere la legge; ci sono poi i tossicodipendenti ... il bisogno della droga li può spingere ad atti inconsulti. C'è infine l'infiltrazione propriamente e puramente mafiosa che nasce dal fatto che molti mafiosi palermitani per riciclare i propri soldi sporchi hanno comprato delle terre qui da noi così da essere lontani dal controllo diciamo più puntuale, più immediato che c'è a Palermo. Oltre le terre acquisite qui hanno portato persone di fiducia, mafiosi anche loro, e quindi hanno poco a poco tessuto una ragnatela di malaffare, non intensa, ma tuttavia tale da apparire allo sguardo abbastanza visibilmente. Dunque l'Arcadia è perduta anche qui? L'Arcadia è perduta. Pensi che io ho scritto un pezzo. Lei ricorderà quel passo di Virgilio in cui si parla del miele ibleo che era il più dolce fra il miele; i pastori lo producevano sui monti che Lei può vedere e che ha percorso per scendere qui a Comiso. Io ho intitolato questo mio testo il Fiele ibleo per indicare appunto questa intrusione di elementi amari in un contesto che era prima bucolico, arcadico. li passato è molto presente nella Sua opera; c'è una nostalgia del passato; come se la vita della Modica di un tempo o delle campagne intorno a Comiso fosse più ricca, più densa.C'è il sentimento della perdita? Questo è un elemento comune a tutta la letteratura almeno dal romanticismo in poi, ma si potrebbe anche andare indietro. Le ricordo semplicemente il titolo proustiano La ricerca del tempo perduto. Ma la nostalgia del passato che è in sostanza per
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