Linea d'ombra - anno XIV - n. 117 - lug./ago. 1996

canta in Alonso e i visionari come in tanti suoi libri precedenti è disperato in quanto insuperabile, condizione per così dire antropologica del vivente. La poesia di questo romanzo nasce da qui e dalla consapevolezza dell'abisso costituito dall'universo, lo sfondo misterioso e imperscrutabile sempre presente dietro ai fatti narrati, a momenti evocato con stupore e spavento. In fin dei conti, a dichiarare molto spesso di non capire è proprio Stella Winter: la forma di comprensione perseguita dall'Ortese è una comunicazione di forti emozioni e non di ragionamenti concatenati. I temi, le riflessioni che vengono sottoposte al lettore evocano la loro identità concettuale senza poter essere ridotte a concetti: le direi piuttosto idee plastiche, plasmate in atmosfere, situazioni, ambienti, personaggi; ogni eroe è una chiave (mutevole) di lettura sentimentale della storia, interpreta diversi atteggiamenti esistenziali rispetto alle problematiche accolte nel libro. Le idee si trasformano in situazioni emotivamente partecipate, assumono colorazioni patetiche, sono paesaggi dell'anima (intesa come stati d'animo), tensioni spirituali e pause interiori (attonite, raramente pacificate). Ecco perché in questo "romanzo filosofico" non mi pare possibile individuare un filo logico stringente, una precisa trama conoscitiva, una rete razionalisticamente descrivibile. Del resto, basta leggere le dichiarazioni di poetica e le riflessioni dell 'Ortese sull'esistenza, per rendersi conto di come il suo argomentare in testi d'indole non narrativa sia ancora una volta immaginifico e suggestivo (si veda per esempio il capitolo La meraviglia e l'innocenza in Le signore della scrittura a cura di Sandra Petrignani, recentemente riedito da La Tartaruga). La coerenza del libro, allora, si sviluppa oltre i margini del testo. O meglio: ci sono contesti particolarmente adatti a rendere ragione in modo più compiuto delle discontinuità cui ho accennato, delle difformità del romanzo, e anche delle aspirazioni sentimentali che sono i veri contenuti ideologici di Alonso e i visionari. Da una parte ecco l'opera, nel suo complesso, della scrittrice, quanto mai unitariamente difforme, attraversata da topoi e da vere e proprie ossessioni, ideali e figurative. Dall'altra penso alla personalità dell'Ortese, alle radici biografiche del suo lavoro, vero baricentro e ragione profonda di quegli aspetti ricorrenti nella sua letteratura. In questo senso, Alonso è effettivamente un romanzo tutto giocato sulla concentrazione, sullo scavo, sulla sintesi: una vicenda semplice, pochi personaggi, geografie circoscritte. Come per affrontare e costringere quelle ossessioni in una partitura a maglie strette. A voler indicare questi topoi il discorso si farebbe troppo lungo. Basti annotare l'altra figura di animale "preistorico" protagonista dell'omonimo romanzo, l'Iguana. La casa come luogo di riparo, tana precaria mai definitiva, aspirazione frustrata dei protagonisti di moltissimi racconti sin dalle prime raccolte, e tema centrale in Poveri e semplici. Per non dire della consuetudine della variazione onomastica dei personaggi (qui Alonso è anche Lonsino, e Alonso si chiama il servo di casa Decimo; nel Cardillo addolorato il protagonista ha molteplici nomi e varie identità). E poi i colori: l'azzurro, il giallo, il rosso, veri marchi cromatici della scrittura ortesiana (efficacissimi nel Mare non bagna Napoli); il mito dell'America (straordinariamente evocato nel Porto di Toledo); il vento - onnipresente, ma centrale in Il cappello piumato - e così via. Per l'Ortese "la letteratura, quando vera, non è che memoria di patrie perdute, non è che il riconoscimento e la malinconia dell'esilio" (I' affermazione si legge nell'intervista appena citata La meraviglia e l'innocenza). La radice della sua ispirazione, in questo senso, è appunto biografica. SPECIALEORTESE/CLERICI17 Ciò naturalmente non significa che il rapporto fra opera e autore sia un rapporto di immedesimazione o di ingenua specularità, anzi. Basta considerare le mediazioni poste in essere in Alonso e i visionari, tanto più articolato proprio perché condotto ali' insegna della concentrazione, dell'economia della rappresentazione. Alla narrazione in prima persona si affianca l'espediente epistolare, deputato all'integrazione e alla modificazione dei dati di base del racconto, dati peraltro sottoposti a continua contrattazione dialettica fra Stella e Op, duplice fonte dialogica della storia (ma sulla genesi strutturale del romanzo si è espressa con particolare chiarezza la stessa Ortese, nell'articolo-commento Il puma dal cuore umano, in "La Stampa", 2 giugno 1996). E basta valutare la qualità della scrittura, di altissimo livello. La discordante tessitura delle parole dà vita a una melodia strana. E così il ritmo della frase, la sintassi imprevedibile, emozionante, spezzata e a tratti fascinosamente involuta: le parti del discorso si collegano a senso, per analogia, per suggestione, per contrasto. La varietà del ritmo è davvero sorprendente. Quel che in definitiva conta sottolineare è dunque il portato letterario di questa incessante rielaborazione fantastica di un' esperienza esistenziale e culturale unica. In fin dei conti, fra le varie chiavi di lettura disseminate in Alonso, la prima a essere offerta al lettore presenta il romanzo come una storia "la quale è psicologica, e riguarda appunto la natura segreta del mondo ... già fantasma e spettro domestico". Un'affermazione ancora una volta "contraddittoria" (il nesso asseverativo "appunto" lega due dimensioni irriducibili, la psicologia individuale e il segreto dell'universo) che rinvia al mondo interiore del soggetto. Un soggetto sintonizzato con il mistero dell'esistenza, grazie a un'ipersensibilità tanto esclusiva quanto imperiosa. È IN LIBRERIA !te~t!~ra 48 Rivista trimestrale europea edizione italiana Crisi dell'idea di progresso Bobbio, Bodei, Conguilhem, Quinzio, Voltaggio Per una sociologia del Postcomunismo Yictor Zaslavsky Scrittori allo specchio Umberto Eco L'arte del reportage Ryszard Kapuscinski Il mito di Gerusalemme Baccianini, Friedland, Margalit Abbonamento 1996: annuo: L. 70.000 (prirnti); L. 90.000 (enti) sostenitore L. 180.000; estero L. 100.000; cumulativo Ùnaedizione estera L. 130.000 Versamenti sul c.c.p. 00325803 intestato a EDIZIONI SCIENTIFICHE ITALIANE spa Via Chiatamone, 7 - 80121 Napoli. o con assegno allo stesso indirizzo

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