che era, o memoria, quasi improvvisamente si fa dramma perché il professore (che è rimasto ospite della donna possidente nella sua casa di frontiera) si ammala, non può più ripartire; soprattutto rivela alla sua ospite quale parte reale abbia avuto nella storia del viaggio in Arizona: fu testimone dell'odio del professore italiano per il puma con estreme conseguenze per il figlio di Decimo (Julio, il fuggiasco) che proprio nell'adolescenza si è visto dal padre "intellettuale" privato del suo misterioso dio: di Alonso che infatti viene ucciso da un servo della casa (che porta il suo stesso nome). Julio, da quel momento della separazione da Alonso, comincia a trasformarsi nell'uomo feroce delle cronache del suo tempo. Gli uomini, già allora, tendevano a trasformarsi in giovani felini, mentre il puma Alonso era divenuto del tutto umano, un'anima umana, come raccontano i miti. A questo punto della storia di Alonso il racconto entra in una sfera sicuramente visionaria. Il professore americano, attraverso una serie di lettere ricevute nel corso di decenni dal suo amico italiano, lettere che poco alla volta tutti suppongono "inventate", fa la storia della persecuzione subita da Alonso in qualità di creatura di pace, storia in cui viene coinvolto Julio. Ma poco alla volta, nell'arco di alcuni mesi desolati, il professore americano rivela anche la propria disperazione per l'uccisione del piccolo Alonso, e rivela come dal 1956 (data della morte del puma) alla data della fine di Julio, non ha pensato che a questo. Non ha avuto altro problema che la giustizia nei confronti di chi ha perseguitato e ucciso il puma. E alla fine, decide (o comprende) di essere stato tra i complici della morte e ancora prima della persecuzione del puma; di esserlo stato in quanto cultura, e cultura della non responsabilità, della freddezza di fronte al dolore di Alonso (l'innocenza del mondo). Decide quindi di confessarsi complice, essere accusato e destituito di ogni privilegio della cultura, e lasciarsi imprigionare e morire per amore di Alonso (Alonso è ora, per lui, il paradiso perduto, la patria celeste, la pace). E scritta, alla fine, una lunga lettera di autoaccusa ad Abramo Lincoln, muore. Nello stesso giorno muore anche, a Prato, dove viveva solitario, il professore italiano, che prima di morire incarica il suo legale di smentire tutta l'immensa fandonia del professore americano (le cui lettere, date alla stampa, parlano di un'amicizia che in realtà secondo l'italiano non è mai esistita). Vera o non vera questa smentita? Vera o non vera la storia del puma? A un dato momento si è autorizzati a parlare di visioni. Il professore americano avrebbe parlato solo di una sua visione del!' Italia, la sua ospite (che in realtà è mutata) crede anche lei nella "visione" del professore americano; e i suoi amici (il dottore, il poliziotto, il criminologo) sono in buona parte con lei, credono nella "realtà-irrealtà" del puma. Per tutti, alla smentita di Decimo e alla morte dell'americano, segue un periodo di profonda mortificazione. Ma poco alla volta, la storia del puma esce dall'allucinazione emotiva, perché una testimonianza senza ombre (la Miss Rose che si trovava con i due professori in Arizona) conferma la verità del viaggio, del!' incontro col puma e del- /' amicizia tra i due professori. Inoltre, in casa di Decimo a Roma, le "famose lettere" che erano dette inventate, vengono ritrovate, in abbozzi, dalla vedova. Resta solo un mistero da chiarire, come è morto Julio: si è ucciso o è stato ucciso, e da chi? Questo è il punto centrale e rivelatore della storia. Chi vuole sapere può riflettere. Io di più non posso dire. Delle visioni dei protagonisti resta solo - ma non si sa fino a che punto - la doppia resurrezione di Alonso, quando - è detto nella lettera del padre - tornò a casa per amore del ragazzo Julio, che era disperato, e quando, l'ultima volta, e questo è detto un SPECIALEORTESE 15 po' da tutti, riapparve nella casa di Prato, dove il vecchio Decimo amareggiato lo aspettava sempre, riapparve al momento dell'arrivo dei carabinieri. Riapparve come la coscienza perduta di Julio, si suppone per salvarlo, ma il professore italiano, che pure lo aveva aspettato sempre, lo ignora. E pensa solo ad affrontare il figlio (mai amato, per quanto ne fosse orgoglioso) e che di lui, Decimo, ha fatto un intellettuale fallito. Le visioni, perciò, alimentano e guidano tutta la mia storia. Alonso e i visionari si presenta quindi come una difficile, sottile storia di evasione, in un primo t~mpo dal "reale", o almeno dalla sua dimensione più accettata; e poi, in un secondo tempo, nell'approfondimento del "reale", per effetto della forza misteriosa della "visione". Nella visione l'uomo esce dalla superficie del mondo - così come un verme esce fuori dalla mela e si affaccia nel piatto, esce dal mondo e vede finalmente il mondo: e può dire (liberi di non credergli): "Quello che avevo visto finora, da sveglio, non era tutto. Alla base di tutto, non è la politica o la civiltà economica, o le passioni o l'affare: alla base di tutto stanno il bene e il male; e la scelta - ma anche la non scelta - sono il farsi inevitabile di ciò che chiamiamo Libertà o Avvenire". (Bene, come diritto al respiro anche del più inerme o colpevole; male sicuramente come negazione di questo diritto, e decisione arbitraria del più forte di togliere il respiro al più inerme o colpevole.) Detto questo mi sembra necessario aggiungere due parole sui protagonisti "americani" della vicenda. La donna che ascolta e riferisce è di nazionalità americana come il professore suo amico (li lega una comune per quanto vaga memoria d'infanzia, in realtà non si conoscono che poco o niente). La donna è mediocre, egoista, indifferente e soddisfatta di ciò che ha, ma in sostanza è anche una buona persona, soggetta a umane emozioni verso gli altri. La storia del puma si fa per lei storia "religiosa". Alla fine è diventata un 'altra persona, è quasi uscita dalla mela. Il professore, per quanto sensibile e buono, è in realtà "disumano". Certi assoluti sono disumani. Per lui, il puma è tutto. Per ciò che ha visto o intuito del dolore di Alonso, non ama più l'umanità, ora la rifiuta. È perduto al senso della storia umana; e solo in qualche sogno della donna rivela bontà e comprensione per la propria specie. Nota: il professore americano sta alla figura del puma come nel mio racconto, L'Iguana, il Conte di Milano sta alla "bestia" dell'isola. Vuole giustizia per il male di cui si sente responsabile; ma non può ottenerla se non sacrificando se stesso. Solo così il professore americano evita di aggiungere male al male. Egli si allontana, in questo modo, da tutto ciò che è comprensibile (la giustizia per l'uomo) e da tutto ciò che comprensibile non è; resta per lui la cosa più necessaria, la compassione e la giustizia per la natura (o la divinità), impersonata da Alonso. Nel mio racconto, o favola, non ho mai espresso giudizi politici perché i fatti in questione non erano storia, semplicemente "ricordavano" la storia. Inoltre, è l'americana del racconto che interviene e dà giudizi approssimativi da donna che vive nel rifugio della sua condizione e della sua indifferenza, e anche appartenenza, a una civiltà straniera. Così per tutte quelle pagine che riguardano voci e comportamenti di polizia e magistratura: è sempre la donna che ne riferisce, con l'imprecisione di termini e particolari che bisogna attribuire unicamente al suo linguaggio di persona estranea e soprattutto lontana dalle cose che avvengono, che accadono nel mondo. Mi sembra che non sia sbagliato vederla così. Tratto da "La Stampa", 2/6/1996.
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