Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

70 VEDERE,LEGGEREA,-SCOLTARE LO SPAZIO PARADOSSALE DELTEATRQ NELLESOCIETAMULTICULTURALI Eugenio Barba Nel numero 114, aprile 1996, è uscito un articolo a firma di Eugenio Barba, intitolato Il teatro come emigrazione. Purtroppo era incompleto: per un errore tecnico è stato impaginato e mandato in stampa un testo privo della sua parte iniziale, cosa tanto più spiacevole quanto più quella parte introduttiva creava le basi di un ragionamento globale, artistico e politico, sulla multiculturalità, fondamento dell'attività teatrale di Eugenio Barba. Abbiamo pertanto deciso di ripubblicare integralmente l'articolo, scusandoci con l'autore e con i lettori. t;· Diciamo che una società è "multiculturale" e abbiamo l'impressione di non esprimere un giudizio, ma di sottolineare solo la pluralità delle sue componenti. In realtà indichiamo un'ambivalenza. La condizione multiculturale non è mai sentita come neutra, ma come una minaccia o un valore. È una minaccia quand'è imposta in circostanze economiche e sociali che sfuggono al controllo dei singoli individui. È considerata, al contrario, un valore quando è il risultato di una scelta. Un gruppo, un festival, un teatro o un'associazione "multiculturale" o "multietnica" appare positiva già per il modo in cui è composta, prima ancora di sapere che cosa produca e come lo produca. Questo valore fortemente positivo attribuito alla multiculturalità è l'altra faccia del suo aspetto minaccioso: dato che la società ci pare divisa e gravida di lotte intestine, le oasi di pacifica convivenza fra gruppi e individui di culture differenti ci paiono isole fortunate ed esemplari. Il termine multiculturale, oggi, non definisce tanto una società con gruppi differenti, ma una realtà dove le differenze sono difficili. Le differenze diventano "difficili" quando tendono verso 1'1"' ~---·- ·, ~-·------··- -~~·-• Odin Teatret,Chile 1988. FotoTonyD'Urso

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