66 STORIE/CHRAIBI Driss Chraibi DIETROILSIPARIO Traduzione di Elisabetta Bartuli Leggere la quindicina di romanzi che Driss Chraibi (Marocco, 1928) ha pubblicato è un po' come entrare nella sua vita e seguire l'evolversi del suo pensiero. Acutissimo osservatore, dotato di un'ironia graffiante e totalmente sprovvisto di diplomazia, riempie i suoi racconti di esperienze personali, di considerazioni privatissime. Già stabilitosi in Francia per laurearsi in Ingegneria chimica, nel 1953 scrive Le passé simple ( 1954), furente accusa della figura paterna e, per estensione, della società islamica tradizionale. È un alibi per ripercorre con rabbioso senso critico il suo percorso dalla scuola coranica al liceo francese in cui si è diplomato, denunciando le insidie della doppia acculturazione. Nel 1955 il suo secondo romanzo Les boucs descrive con la medesima bile le penose condizioni in cui si dibattono gli immigrati magrebini emigrati in Francia. Nel 1962 con Succession ouverte affronta la sua reazione alla morte del padre-padrone e alla fine del protettorato. Dieci anni dopo mette in scena, con La civilisation, ma mère ... (F.M. Ricci, 1974 e di prossima pubblicazione per Zanzibar), il trionfo della figura femminile finalmente liberata. È un racconto ironico, burlesco e irreale della lenta emancipazione di una donna marocchina che, aiutata dai figli, passa dalla reclusione casalinga alla partenza per l'Europa. Negli anni Ottanta, abbandonato il furore che lo ha contraddistinto, affila le armi dell'ironia. Une enquete au pays (1981) descrive con lo sguardo attento di chi vive fisicamente altrove, l'impatto della modernità nel Marocco più arretrato. E alla cultura del Marocco, di cui tenacemente si considera figlio, dedica La Mère du printemps (1982) e Naissance à l' aube ( 1986, Edizioni Lavoro, 1987), una rilettura dei trascorsi della popolazione berbera. Prendendo le mosse dalle vittoriose cavalcate arabe alla conquista dell'Africa del Nord giunge fino all'altrettanto vittoriosa conquista della Spagna a opera del condottiero berbero islamizzato Tariq. Negli anni Novanta Driss Chraibi entra direttamente nei suoi romanzi. Con L' lnspecteur Ali (1991, Zanzibar 1992) assume il nome di Brahim O'Rurk, il romanziere che narra le gesta di quell'improbabile investigatore che è, appunto, l'ispettore Alì. Non ci sono dubbi: O'Rurk è Chraibi, con moglie e suoceri scozzesi, con dei figli che si addormentano ascoltando racconti nati dalla fervida fantasia paterna, con quel gusto un po' sadico di far incontrare intellettuali e popolino per "mettersi a una certa distanza e guardarli vivere democraticamente". Ma Driss Chraibi è, anche, l'ispettore Alì, incarnazione dell'homo arabicus per eccellenza, un personaggio che ritorna in Une piace au solei/ (1993) e nel recente L' lnspecteur Ali à Trinity College (1996). Sarebbe però un errore considerare questa immersione nel mondo leggero del romanzo poliziesco come una "buonizzazione" di Chraibi. L'ispettore Alì-Chraibi, il tenente Colombo orientale è, come il Pepe Carvalho di Montalbàn, un uomo che invecchia col passare del tempo ma che, nonostante gli acciacchi, non perde un grammo del suo sarcasmo e del suo spirito di osservazione. A dispetto di tutto, continua a mollare fendenti a destra e a manca: al mondo dell'editoria e dei mass-media, alla ricchezza sfrenata delle alte sfere politiche e finanziarie marocchine, alla cooperazione internazionale, alla prosopopea dei baroni nelle università inglesi. Unica tregua: nel 1995 pubblica L' homme du Livre (Zanzibar, 1995), una rielaborazione in chiave squisitamente umana dei tre giorni che precedono la rivelazione del Corano al profeta Muhammad. Accantonato ogni dileggio il ribelle della letteratura maghrebina di espressione francese descrive la nascita della religione islamica con poesia, dolcezza e comprensione. Poi, nelle interviste, si schernisce definendo il suo romanzo "trop serieux" (troppo serio). E torna all'ispettore Alì. Il racconto che segue è stato pubblicato sul numero 8 (luglio-agosto-settembre 1993), pp. 30-31 di "Qantara. Magazine des cultures arabe et méditerranéenne", pubblicazione trimestrale de l'Institut du Monde Arabe, Paris. (Elisabetta Bartuli) Stesi il planisfero del mio antenato al-Idrissi, geografo se mai lo fu. E, di colpo, gli occhiali non mi servirono più. Il mondo aveva ritrovato la sua logica: il polo Sud in alto, il polo Nord in basso. Le migrazioni scendevano, mentre le aspirazioni dell'Europa salivano verso la democrazia, la cultura, la conoscenza dei popoli settentrionali: maghrebini, africani, asiatici ... Come ai tempi lontani della mia infanzia, potevo nuovamente studiare i paesi da sinistra a destra, seguendo la mia lingua materna e secondo la rotazione della terra. Certo, quel vecchio al-Idrissi era vissuto nel Medio Evo. Poi erano state scoperte nuove contrade. Feci la punta a una matita e cercai di disegnare grosso modo il Nuovo Mondo, all'estrema destra dell'umanità. Tracciai in lettere maiuscole: Usa. Là dove si trovava il Canada, scrissi in arabo kan hadha, cosa che significa pressappoco "era questo". Con l'aiuto dell'immaginazione, presi rapidamente qualche appunto. Dopo di che ripiegai la carta geografica, la misi nella borsa e me ne andai a Orly a prendere l'aereo per Montreal. Ero proprio contento. La mia conferenza era bell'e pronta. All'aeroporto Maribel, il doganiere del Quebec sfogliò il mio passaporto francese. Esaminò la mia foto a pagina 3, mi guardò dritto in viso. Si stava forse chiedendo le origini del mio nome e del mio cognome? Disse: "Cosa viene a fare qui?" "Il sogno americano", gli risposi molto semplicemente. "Cosa?" "Non lo sa? Montreal accoglie una trentina di scrittori provenienti da ogni possibile orizzonte. Io sono uno di loro. Ci saran-_ no anche i mass media: Radio Canada, France Culture, la Radio svizzera romanda, la Rtb. Tema del colloquio: il sogno americano. Per quel che mi riguarda, sono stato invitato come rappresentante del sogno mediterraneo." "Ah!" "Sì. Sarà grandioso." Riflettè per un secondo, o per un minuto. Disse: "E chi vi pagherà?" "È stato tutto sistemato in anticipo. La cultura non ha prezzo." "Quanto tempo si ferma?" "Quattro giorni, stando al mio biglietto di ritorno. Ma posso ripartire subito." Lentamente mi rese il passaporto e oltrepassai lo sbarramento. Il taxi che presi era lungo qualcosa come sei metri. Chiesi all'autista di portarmi ali' Auberge ded Gouverlleurs. Emise un lungo fischio e innestò la prima. Lungo la strada, mise una cassetta di Feyruz. A partire da quel momento divenne mio fratello. Il suo arabo era dei più puri, classico. Il mio gutturale. Ma ci capivamo così bene. No, non ci si vedeva in questo paese, proprio per niente. Ma doveva guadagnarsi da vivere. Il suo paese, quello veramente suo, era distrutto, chissà fino a quando. Il Libano! L'antico paradiso in terra ... Non volle accettare il prezzo della corsa, non un soldo. Mi diede il suo indirizzo, poteva ospitarmi: "Cosa ci vai a fare in questo palazzo, Driss?" L' Auberge - la locanda - in questione comportava ventidue piani, acciaio, marmo, vetro. Non una mosca, non una risata di
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