Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

60 SU TASLIMANASRIN/RIAZ le. In sostanza la loro opinione è che la scrittrice abbia commesso un grave errore strategico. I risultati che le donne del Bangladesh stavano raggiungendo, gli spazi che si stavano aprendo e le possibilità di dialogo, complesso ma interessante, ottenute recentemente su temi come la famiglia, il matrimonio e i ruoli dei sessi sono stati cancellati dalla feroce conflittualità che caratterizza la polemica tra i sostenitori e gli oppositori della Nasrin. La scrittrice, quindi, ha creato dei problemi a chi è impegnato nella lotta contro la discriminazione sessuale e la violenza nei confronti delle donne. Nel Bangladesh il movimento femminista è stato costretto a una battaglia a cui non era ancora preparato ed è per questo che non ha dato un appoggio incondizionato alla Nasrin. In realtà la scrittrice non è mai stata una figura particolarmente amata dal femminismo del Bangladesh e la stessa Nasrin non ha mai fatto parte di gruppi femministi. A questo punto viene da chiedersi: perché le femministe non amano la Nasrin e viceversa? Questa domanda serve anche da introduzione all'analisi dell'opera di Taslima Nasrin, alla fine della quale le differenze tra il movimento femminista e la scrittrice risulteranno evidenti. Per rispondere in parole povere, la Nasrin ha sfidato i confini imposti dalla società e accettati dai gruppi femministi; la Nasrin parla di argomenti considerati ancora tabù in Bangladesh, mentre i gruppi femministi li evitano per motivi tattici. Infrangere il silenzio Negli ultimi otto anni Taslima Nasrin ha scritto diciannove libri tra cui raccolte di poesie, romanzi, racconti e articoli per vari giornali. Tutta la sua opera, in un modo o nell'altro, ruota attorno al tema della discriminazione sessuale e della vjoJenza contro le donne. Poiché i suoi articoli, scritti in un linguaggio lucido e semplice, rispecchiano apertamente le sue opinioni e sono ciò che ha reso più famosa la Nasrin, sarà proprio attraverso l'analisi dei suoi atticoli che arriverò a definire l'unicità della sua figura. Uno degli argomenti che la Nasrin affronta spesso nei suoi articoli è il corpo. In un contesto culturale, la funzione principale del corpo è di indicatore della diversità sessuale. È in questo senso che la diversità sessuale di per sé non è mai interpretabile esclusivamente come condizione biologica, ma è invece un complesso terreno ideologico, con radici storiche profonde, nel quale si accumula una serie di significati diretti verso le nozioni di sesso biologico, genere sociale, identità del genere e oggettivazione sessuale. La Nasrin, forse senza saperlo, assume questa posizione e svela i significati sociali del corpo umano. Nella società bengalese, parlare del corpo in generale e del corpo femminile in particolare è considerato tabù. Nel 1990, per esempio, un numero di un quindicinale indiano, "Sananda" (diretto dalla regista indiana femminista Aparna Sen) fu bandito dal Bangladesh perché analizzava vari aspetti del corpo femminile, fisiologici e psicologici, e trattava problemi generalmente definiti "femminili". Nel Bangladesh il corpo femminile di solito è oggetto dello sguardo o della conquista maschile, ma non può essere argomento di discussione in contesti pubblici socialmente accettati. In uno dei suoi primi articoli la Nasrin descrive la propria esperienza di molestie da parte di uomini nella sua città. Scrive che un giorno - aveva circa diciotto anni - era su un risciò intrappolato in un ingorgo, quando un ragazzo salì a bordo e le premette una sigaretta accesa sul braccio: "Ali 'inizio volevo gridare e chiedere aiuto alla gente, o addirittura corTergli dietro e prenderlo, ma poi rinunciai all'idea. Probabilmente il mio sesto senso mi diceva di non farlo perché sapevo che se avessi chiamato aiuto si sarebbe riunita una folla Donna Saharawi Fato Ouim Llenas/Cover/Contrasto. intorno a me e avrebbero cercato di guardare me, il mio corpo, le curve del mio corpo, il mio dolore e la mia sofferenza, le mie lacrime e i miei singhiozzi. [...] Sicuramente gli sarebbe piaciuto lo spettacolo di me, della mia impotenza, della mia insicurezza. [...] Facendo finta di dare un'occhiata alle bruciature avrebbero guardato il mio braccio.[ ...] [In un'altra circostanza] ho visto un uomo dare un pizzicotto sulla coscia della mia amica, un giovane sconosciuto tirare la sciarpa di mia sorella; nella folla centinaia di mani cercano l'occasione giusta per toccare il seno e i fianchi"". Forse la descrizione è eccessivamente drammatica, ma di sicuro non è inventata. Nonostante la frequenza di questi incidenti e persino l'esistenza di leggi per prevenirli, esiste a riguardo un silenzio socialmente sancito. Non sono argomenti facili per nessuno. L'ultima cosa che la società del Bangladesh si aspetta è che una donna sollevi una discussione su questo tema. Se una donna è soggetta a questo genere di molestie è più facile rimproverarla, dire che sicuramente aveva fatto qualcosa di sbagliato. Qualcuno potrebbe addirittura arrivare a dire che aveva sedotto gli uomini. Inoltre, una donna che ammette pubblicamente di essere stata molestata è destinata a essere considerata una nasta meye (donna indecente). Non sorprende che la Nasrin spesso sia stata definita una donna indecente. La scrittrice ne è consapevole e lo considera un traguardo. Conduceva una rubrica dal titolo Nasta meyer nasta gaddya (prosa indecente di una donna indecente)12per un noto settimanale. Accettando questa definizione e

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