58 SU TASLIMANASRIN/RIAZ Donna Saharawi. Foto Ouim Llenas/Cover/Contrasto. dito dalle autorità del Bangladesh nel 1993 e che è, indipendentemente dall'ottica da cui lo si osservi, un romanzo di second 'ordine. La cosa peggiore è che prima o poi l'argomento si sposta sulla sua vita privata, a volte condita di interpretazioni pseudopsicologiche. All'altro estremo vi è l'ammirazione incondizionata. Il vuoto tra disprezzo e lode non è ancora stato riempito da un'analisi costruttiva. Provo un enorme disagio rispetto all'immagine che i media occidentali danno del Bangladesh come di un paese fondamentalista e della Nasrin come di una vittima innocente degli attacchi fondamentalisti. Questa immagine non sqlo danneggia le forze laiche del paese, ma è anche fortemente condizionata da una "paranoia huntingtoniana"•. Sin dal momento del crollo del muro di Berlino e dell'inaspettata scissione dell'Unione Sovietica sembra che il governo degli Stati Uniti e i media occidentali siano a caccia di un nemico (lo dimostra la continua oscillazione degli Stati Uniti in tema di politica estera). Finché non si troverà un nemico non sarà possibile affermare la propria superiorità. Per provare che qualcosa è sacro bisogna scovare il profano, si deve creare un "diverso", meglio ancora se è un "diverso demoniaco". Ciò deriva da quello che Edward Said definisce il "tronfio senso di superiorità" dell'occidente per quel che riguarda i risultati sociali, culturali e politici, accompagnato da una visione del resto del mondo terribilmente isterica e competitiva. La retorica separazione delle culture (formulata da Samuel Huntington5 e da Francis Fukuyama6 ) crea una gerarchia culturale e incoraggia uno scontro omicida tra di esse. Taslima Nasrin è divenuta il terreno di questo scontro ed è questa una delle ragioni principali per cui sia i media occidentali sia i gruppi fondamentalisti mantengono il silenzio sulle sue opere. I fatti: la politica in azione Nonostante Taslima Nasrin sia stata trattata con disprezzo da alcuni e tacita approvazione da altri, non è mai stata ignorata dalla stampa del Bangladesh. Essendo una scrittrice prolifica, a partire dalla metà degli anni Ottanta ha fatto continuamente sentire la propria presenza1 • Tuttavia, solo dopo la condanna del suo libro Lajja da parte delle autorità del Bangladesh, nel luglio 1993, i media internazionali si sono interessati da lei. Il romanzo narra l'angoscia di una famiglia indù durante gli scontri nel Bangladesh in seguito alla distruzione della moschea di Babri, in India, nel dicembre 1992. Il libro suscitò una polemica tra i cosiddetti intellettuali liberali del Bangladesh e furono soprattutto questi ad attaccarlo, perché secondo loro forniva un quadro limitato della politica bengalese, mentre le recensioni da parte degli studiosi furono scarse. Allo stesso tempo fornì un'ottima opportunità alle forze fondamentaliste emergenti per sollevare una campagna contro gli intellettuali liberali laici in generale e contro la Nasrin in particolare. I partiti fondamentalisti indù in India, soprattutto il Bharatiya Janata, sfruttarono il romanzo per portare avanti la propria causa e fecero circolare una traduzione non autorizzata del libro
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