DONNE EISLAM 57 Ali Riaz INFRANGEREIL SILENZIO SUTASLIMANASRIN Traduzione di Monica Campardo All'ordine del giorno c'era il silenzio che circondava e scaturiva dall'argomento. Alcuni silenzi vennero infranti, altri mantenuti dagli autori che continuavano a scrivere e a vivere all'interno delle strategie di controllo. Toni Morrison, Playing in the Dark [Se] solo la morte può concedere a una donna il diritto di entrare nel cimitero, allora è proprio vero che solo la morte può concedere alle donne la libertà? Taslima Nasrin, Selected Columns Introduzione Nel!' ottobre 1993 Taslima Nasrin, scrittrice femminista trentaduenne del Bangladesh, attirò l'attenzione internazionale quando un piccolo gruppo religioso emanò unafatwa (un editto religioso) in cui veniva condannata a morte per la presunta immoralità delle sue opere sull'Islam. La situazione si aggravò ulteriormente nel giugno 1994 quando le autorità del Bangladesh tentarono di processarla con l'accusa di blasfemia basata sulla "citazione incorretta" del Corano in un'intervista rilasciata al giornale indiano "The Statesman". Agli avvenimenti successivi, di cui parlerò in seguito in questo articolo, fu dato ampio spazio dai media internazionali. All'inizio di agosto, dietro pressioni dei governi stranieri, le autorità del Bangladesh hanno infine concesso alla scrittrice la possibilità di fuggire in Svezia, dove vive attualmente. Sebbene di Taslima Nasrin si siano occupati molto i media locali internazionali, finora i tentativi di analizzare la sua opera sono stati scarsi. Gli elementi che la differenziano dagli altri scrittori del Bangladesh rimangono sconosciuti al pubblico internazionale poiché gran parte delle sue opere non è disponibile in inglese 1 • Ciò che a prima vista sorprende è che, nonostante la scarsità di informazioni o addirittura il silenzio sulle sue opere, i media internazionali le hanno concesso una fama immediata. L'attenzione dei media è stata fortemente deviata verso quello che succedeva intorno alla Nasrin, trascurando tuttavia avvenimenti politici più importanti che avevano invece un en01me peso sulla sua difficile situazione. L'intento di questo articolo è di occuparsi del caso Taslima Nasrin proprio in contrasto con l'atteggiamento riscontrato finora. Mi soffermerò su tre aspetti principali: l'atteggiamento dei media occidentali, i grandi avvenimenti politici che hanno influenzato e aggravato il caos creato nel giugno 1994 e le caratteristiche principali e peculiari dell'opera di Taslina Nasrin. Dato il carattere polemico attribuito ai temi in questione e l'inutile dicotomia di giudizi pro e contro, ritengo sia importante chiarire la mia posizione sin dal l'inizio. Voler vedere e presentare le cose secondo un'alternativa bianco/nero non è un atteggiamento nuovo, ma sta diventando sempre più diffuso in campo internazionale. La polemica sui Versetti satanici di Salman Rushdie è un esempio di questo voler segnare sempre delle linee di demarcazione nette e rigide per cui o si è da una parte o dall'altra. Qualsiasi cosa diciamo deve necessariamente rientrare in una cornice precostituita e in questo modo veniamo messi in una posizione precaria e siamo costretti a mettere in pericolo la nostra stessa integrità. Non è affatto difficile riconoscere che questa è la terribile situazione in cui si trova la Nasrin. Secondo me, per poter valutare a pieno i diversi aspetti della questione è necessario andare oltre questa ingenua, semplicistica e comoda schematizzazione. Lo scopo di questo articolo è di aprire anziché risolvere un dibattito, di sollevare domande anziché dare risposte. Per questo motivo, non mi scuso se le mie analisi non seguono una linea ben definita. I media occidentali e la "paranoia huntingtoniana" L'interesse nei confronti della Nasrin, almeno al di fuori del Bangladesh, è soprattutto una creazione dei media occidentali che l'hanno paragonata a Salman Rushdie, costruendo così una certa immagine del Bangladesh. I media occidentali hanno definito Taslima Nasrin la "Rushdie donna" o la "Rushdie dell'Est". L'analogia con Rushdie serviva gli interessi sia dei media occidentali sia dei fondamentalisti, poiché definiva l'argomento in modo netto e limitava il dibattito entro i confini ristretti del contrasto religione/laicismo. I media occidentali hanno identificato la Nasrin con l'intelletto, la razionalità e il laicismo, o ancora con la libertà di espressione dell'individuo, cercando così di definire i propri nemici. Ciò ha fornito alle forze fondamentaliste un'ottima opportunità per rafforzare la propria posizione dianti occidentali difensori dei valori indigeni. Il programma è stato definito tenendo presente la volontà delle due parti, ossia la volontà di realizzare ciò che non erano riusciti a fare nel caso di Rushdie: la glorificazione o la punizione. Ma c'è un altro punto. Quando si definisce la Nasrin come la "Rushdie donna" si dimenticano le differenze, qualunque siano, tra i due scrittori. Dire che la Nasrin è Rushdie significa affe1mare che gli avversari principali della Nasrin sono i gruppi religiosi e che l'unica causa dei suoi problemi sono le sue affermazioni "blasfeme". Ritengo, invece, che sia stata una combinazione di fattori, tra cui le sue idee sul corpo e la sessualità, ma non solo queste, a portarla alla situazione attuale. Ciò che ha cercato di fare, forse troppo velocemente, è stato di infrangere il silenzio socialmente costruito, di ignorare i limiti e le modalità di discussione prevalenti in Bangladesh e di indicare una direzione opposta a quella dominante. L'analogia con Rushdie banalizza questi obiettivi ed è proprio quello che vogliono gli oppositori della Nasrin e i media occidentali. Per i fondamentalisti riconoscere che questi sono i suoi obiettivi significa praticamente lasciar trapelare la verità, mentre i media occidentali non vogliono ammettere che in un paese come il Bangladesh esistono persone in grado di sostenere e di impegnarsi in discussioni filosofiche serie. Esiste comunque una somiglianza notevole sul modo in cui sono stati accolti Rushdie e la Nasrin. Come Edward Said ci fa notare "delle montagne di carta stampata sui Versetti satanici di Salman Rushdie solo una piccola parte si è occupata del libro in sé; coloro che si sono opposti al libro e hanno raccomandato la sua distruzione e la morte dell'autore si sono rifiutati di leggerlo, mentre coloro che hanno sostenuto la sua libertà di espressione si sono limitati ipocritamente a questo 2 ." La cosa interessante è che per la Nasrin la situazione è altrettanto negativa, se non peggiore. I critici della scrittrice si concentrano sul suo recente commento del Corano, o al massimo parlano di uno dei suoi diciannove libri3, Lajja (Vergogna), ban-
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