56 MAESTRI/PONTIGGIA consapevolezza critica maggiore, dall'altro perché molti compiti che il narratore tradizionale si attribuiva sono svolti dalle cosiddette scienze umane. A questo punto il terreno è come sgombro ... Quale può essere oggi l'alibi di un narratore? È una grande difficoltà. I narratori non sanno bene spiegarlo. Oggi si scrive per capire cosa si è fatto. Un romanzo, come lei diceva, solo al termine del proprio percorso rivede il suo senso. È un'avventura di cui non si conosce la meta, ed è assurdo parlarne prima. Il volume contiene saggi più "narrativi", che sembrano resoconti di esperienze personali. Per esempio quello sull'ascesa ali' osservatorio astronomico di Zermatt, sotto la vetta del Cervino per cogliere l'attimo del passaggio della cometa di Halley, o quello sul circolo degli scacchi milanese. Sono delle tracce personali. Cosa può dire a proposito? Sono in effetti esperienze personali, come quella della visita allo zoo. Un'ascesa sul Cervino, il dialogo con gli astronomi, il fraintendimento dell'astronomia da parte mia e loro, ci introduce in un mondo di equivoci e di inganni che mi interessa esplorare e da cui vorrei di volta in volta uscire. Lo stesso vale per il dialogo con il libraio, interrogato sul senso dei libri, ma anche della sua e della mia vita. In forme più esplicitamente narrative ha lo stesso significato di un saggio sulla lettura. Mi pare in realtà di scrivere sempre il medesimo libro, dove un'indagine può essere condotta in forme diverse. Scelgo soltanto immagini, dialoghi, procedimenti più tipicamente narrativi. C'è anche questo gusto per lo "spiare", come lei del resto confessa. Sì, perché spiando l'uomo, sempre condizionato dall'occhio altrui, quando è solo si comporta con una naturalezza fonte di inesauribile curiosità per l'osservatore. Incontriamo saggi divertenti come quello su L'arte di fare debiti. In quel caso mi interessava un tema attuale: l'irresponsabilità della nostra classe politica, dei bilanci e del malcostume in cui si riflettono. Dovrebbero forse frequentare corsi di letteratura e scrittura i nostri politici? Io ho sempre rifiutato di fare corsi di scrittura per i politici. È capitato che degli amministratori mi mostrassero alcuni documenti per chiedermi cosa ne pensassi. Ho detto che quei documenti rivelavano incompetenza linguistica e malafede morale. L'incompetenza linguistica posso in parte correggerla, la malafede no. Erano documenti fatti per non essere capiti, per essere fraintesi. Questo è un male da combattere sul piano etico: non ha la possibilità di essere corretto, ma solo denunciato attraverso un'analisi del linguaggio. Non può essere corretto se l'intenzione rimane la medesima. Circostanze, naturalmente, da loro ricusate. È interessante decodificare la malafede con un approccio linguistico. L'avevo fatto a un corso di scrittura a proposito della sentenza con cui avevano condannato Tortora, la quale, analizzata, rivelava una profonda insicurezza, un disagio radicale, una contraddizione insanabile tra quello che volevano dire e quello che sentivano. Contraddizione che si mostrava sul piano del linguaggio con una serie di aggettivi enfatici, sproporzionati, o l'uso eccessivo di avverbi (realmente, sinceramente, assolutamente: "l'assoluta colpevolezza" ecc.). Di utilità sociale sarebbe prendere maggiore consapevolezza di questi indizi nell'uso del linguaggio. l'epigrafe al libro è bellissima, da Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver. Che nesso esiste tra il suo lavoro e queste suppliche dei sudditi che su lunghi fili vengono issate fino ali' isola volante di Sua Maestà "come le strisce di carta che i ragazzi attaccano in cima allo spago del loro aquilone"? È una metafora inesauribile, ma mi ha fatto pensare al tempo dell'infanzia, alla libertà infantile, al linguaggio amoroso in Majakovskij, alla vasta disponibilità che occorre alla lettura, a guanto suggerisce Krishnamurti. Mi aveva colpito quel senso di festosità lirica, che coesiste con una consapevolezza ironica della distanza che divide l'aspirazione dalla possibilità di realizzarla. Sono suppliche di sudditi che non sappiamo se arriveranno. Però Swift è sapiente, perché dice che Sua Maestà fa calare dall'alto i fili su cui legarle. C'è questa disponibilità apparente. È molto ambigua, ma a mio avviso finiscono per coesistere questo senso della festa, dell'attesa, della speranza, e questo senso ironico della distanza che divide l'isola dalla terra, Sua Maestà dai sudditi. Mi sembrava una metafora che potesse comprendere il senso del libro e di ciò che mi attira scrivendo. 'NDRANGHETA Selamontagnsacendealmare: Melitoe lasuacoscavincente GIUSTIZIMAILITARE Violenziandivisae impunità: unatragediaitalianainColombia ROBADABESTIE SpecialK: è unanesteticpoeranimali lanuovaminacciacontroilsabatosera MAFIA & GIUSTIZIA NeppiModonal:agiurisprudenza e lecontiguitmà afiose MEMORISATORICA Piccolestoriedidirittiviolati, rimozioneiutilfiantasmi Ogni mese in edicola a l.3500 Ahhon,unentoannuo L. 35.000 C.C.P. 1551 OI 111testaato "GruppoAhde Pe11othciV"",aGmlin, 21. 10123Tonno
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