Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

MAESTRI 53 Giuseppe Pontiggia LAVITA DELLEPAROLE Incontrocon VincenzoMaria Oreggia l'isola volante (Mondadori, pp. 291, Lire 30.000) è la terza raccolta di saggi di Giuseppe Pontiggia, preceduta da Il giardino delle esperidi (Adelphi, 1984) e Le sabbie immobili (Il Mulino, 1991). Ho incontrato l'autore presso la sua abitazione di Milano. L'affabilità della persona, che mi ha riservato un'accoglienza spontanea e informale, ha risolto il nostro incontro in una conversazione fluida. Chiarimenti relativi a temi affrontati nel libro si sono così alternati a dissertazioni sugli aspetti più generali della letteratura e della vita. Il percorso critico che si delinea in questo volume ha un carattere decisamente eclettico. I saggi, numerosi e dal taglio breve, rivelano un'estrema varietà di soggetti: letteratura, sentimenti, ma anche aspetti della società attuale esperienze di vita. Qual é il suo approccio generale alla critica? Insieme a questo approccio eclettico che riconosco nel mio percorso, c'è l'idea di una critica che possa diventare anche racconto, accostamento molto personale ai testi, che eluda però qualsiasi fmma di narcisismo, compiacimento o confessionalismo. Ho messo sullo stesso piano letture di opere letterarie e racconti veri e propri. Penso che l'impegno di uno scrittore sia quello di avvicinare l'oggetto e al tempo stesso di inserirlo in un contesto più ampio che è la propria esperienza, il mondo circostante. È importante evocare mondi paralleli, esperienze analoghe, convergenti, nell'idea che scrivere sia occuparsi di una cosa e contemporaneamente di molte altre, che possano avere attinenza, intersezioni, punti di contatto. Questa vita parallela di curiosità narrativa e atteggiamento critico sembra costituire anche una cifra della sua scrittura che, nell'oggettività di una narrazione, riprende inaspettatamente un certo giudizio un'attitudine da antico moralista. Facendo uso frequente dell'ossimoro, del paradosso e di una mobile varietà dell'aggettivazione, crea nel lettore uno spaesamento e lo costringe a un'interrogazione che lo allontana dalle certezze acquisite. Sono dunque compresenti, nella prosa che impiega, elemento narrativo e intervento rielaborativo critico? Certamente. È un tema che ho affrontato in uno dei saggi, L'aforisma narrativo. Se mi occupo di un aspetto critico, sono continuamente tentato di allargare il discorso a un contesto esistenziale più vasto che lo ricomprenda; se tratto un tema narrativo, sono tentato da ricapitolazioni aforistiche che attribuisco al personaggio o al narratore. C'è una continua interferenza tra le due modalità della scrittura. Inoltre, è per me centrale l'aspetto di una dimensione etica. Mi astengo dal parlare di moralità, perché è sempre vicino il pericolo di cadere in moralismi fuorvianti. Tuttavia, parlare di letteratura comporta l'impegno di affrontare Giuseppe Pontiggia. il senso della letteratura, la sua importanza in rapporto alla nostra esistenza e alle nostre prospettive etiche. La riflessione sul senso della letteratura (tema che dà il titolo al saggio conclusivo) e sull'impegno che essa comporta, mi pare uno dei fili conduttori del volume. Può configurare meglio questo aspetto etico? Lo scrittore, come ogni altra persona, ha delle responsabilità nei confronti del linguaggio, di ordine non solo estetico, ma etico: le due cose, in una visione più profonda, convergono. Ed è per questo che tendo a mettere sullo stesso piano racconti di episodi di vita, di problemi teorici o comportamenti: proprio perché la letteratura acquista un senso se si confronta con cose in apparenza lontane. Vorrei passare a una questione più propriamente linguistica ma sempre riguardante differenze e intersezioni di narratività e saggistica. A proposito di Borges, lei afferma che il procedere ossimorico-paradossale viene risolto in una scrittura che elude l'ossimoro in qualche modo diventandolo, riconoscendosi in una più vasta allegoria. Non è questo il passaggio da un percorso critico a uno narrativo, da un avvicinamento infondo retorico a una "versione" immaginifica letteraria? Volevo mettere in luce uno dei pericoli ricorrenti del nostro rapporto con i classici e con gli scrittori in genere. Quello di scambiare i loro testi per le interpretazioni che ne sono date.

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