Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

46 VEDERE,LEGGERE,ASCOLTARE NOMADISMI INTELLETTUALI, POLITICI,SESSUALI Paola Di Cori Negli ultimi anni è diventato quasi un luogo comune descrivere il mondo attuale come uno scenario caratterizzato da un vertiginoso movimento migratorio che coinvolge milioni di esseri umani, spinti dalle guerre, dalla fame e dalle epidemie a spostarsi continuamente - dal Sud al Nord, dall'Est all'Ovest. La visibilità del fenomeno nei paesi occidentali, oltre a sollecitare l'interesse e dei ricercatori in campo socioeconomico, ha anche contribuito a diffondere una terminologia adatta a descrivere una realtà fatta ormai di trasferimenti da un continente all'altro, di incroci linguistici, di convivenze più o meno forzate tra comunità di stranieri/estranei, di profondi conflitti a carattere etnico religioso razziale, di incontri e scontri tra culture e ideologie divergenti. Nuovi vocaboli hanno fatto la loro comparsa nei linguaggi correnti e in quelli specializzati e tra essi prevalgono i termini che descrivono i caratteri emergenti della condizione umana in questa fine di secolo: la mescolanza e i I meticciato, la transitorietà e I' esi I io. Concetti relativi al multiculturalismo, al nomadismo e alla traduzione sono infatti al centro di un crescente numero di iniziative in campo antropologico, artistico, filosofico e letterario, e argomento principale di alcuni studi recenti in lingua inglese che testimoniano del vivace dibattito esistente da anni nel mondo anglosassone, ma ormai oggetto di un diffuso interesse anche da noi. L'attenzione nei confronti di tematiche relative alla transitorietà, mobilità e instabilità della vita quotidiana nel mondo contemporaneo si è caratterizzata per un approfondimento critico di due concetti: quello di "casa" e quello, solo apparentemente contrapposto e lontano, di "nomadismo". Sul primo si era soffermato qualche tempo fa un articolo della rivista inglese "New Formations" dedicato a The Question of "Home", curato dalla germanista Angelica Bammer, che oltre a un contributo di Tzvetan Todorov, raccoglie una serie di interessanti studi su Germania e Gran Bretagna. L'inglese "home" e il tedesco "Heimat", ricorda la curatrice, sono termini diversi ma non troppo dissimili tra di loro e appaiono dotati di una molteplicità di significati: innanzitutto patria/nazione, ma anche, e insieme, ciò che è familiare, comunitario, affine; il luogo dove si è nati/e o quello invece da dove provengono i propri genitori. Da un lato "home" e "Heimat" rinviano a comportamenti intrinsecamente ambivalenti: regressione nostalgica e nazionalismo reazionario, xenofobia e territorializzazione; dall'altro, esprimono anche un profondo bisogno di appartenenza, un desiderio inappagato di utopia comunitaria'. In questi due termini si riflette quindi un elemento intrinsecamente conflittuale: l'ambivalenza che intercorre tra il rifiuto della diversità e la ricerca di nuove forme di solidarietà, quell'ambiguo legame esistente tra estraneità e familiarità che ormai da poco meno di un secolo viene esemplarmente espresso nel "perturbante" freudiano - I' unheimlich - qualcosa di sgradevole e mostruoso, il cui contrario (heimlich, segreto) starebbe a indicare il luogo nascosto a cui ciascuno vuole tornare2 • Prendendo spunto da questa lettura freudiana, Bammer suggerisce che l'intellettualità occidentale di sinistra si muove spesso in bilico tra la paura di esprimere alcuni bisogni essenziali e l'acquisizione di certezze teoriche e politiche irrinunciabili. "Una delle più dolorose lezioni che le femministe hanno imparato dalla lotta per i diritti su aborto e maternità", commenta, "è che non possiamo lasciare il linguaggio delle emozioni (desiderio, dolore e paura) in mano alla Destra, e nel frattempo contentarci di un linguaggio astratto sui diritti civili". Da simili considerazioni nasce la consapevolezza di quanto sia mutata negli ultimi anni - dentro e fuori di noi - la gamma di significati e motivazioni con cui spiegare e giustificare il radicale mutamento verificatosi nei comportamenti individuali e collettivi, nelle forme della politica e nel modo di percepire le identità, nonché nelle categorie interpretative entro cui sistemare le une e le altre3 • Intorno a questi temi discute un gruppo di intellettuali di diversa provenienza geografica e istituzionale che firmano il volume collettaneo Travellers' Tales. Il libro raccoglie gli atti di un convegno tenutosi alla Tate Gallery di Londra nel 1992 intorno al rapporto tra sradicamento e collocazione spaziale e al significato culturale del viaggiare in rapporto all'identità: strappo violento e/o illusoria apertura di orizzonti, vicinanza e/o lontananza da se stessi e dagli altri, condizione miserabile di chi vive da rifugiato e/o privilegio del benestante bene inserito, osservatorio cosmopolita di oggetti d'arte e/o consumo banale di paccottiglia turistica. Sono queste le nuove modalità di abitare il mondo, una condizione difficile anche da analizzare, che richiede di rimanere in delicato equilibrio tra interazioni globali e resistenze locali, tra desideri di esprimere rinnovati ideali universalistici e più meditate considerazioni sul significato dei particolarismi in espansione4. Studiosi e studiose di storia dell'arte, di psicanalisi e di letteratura (Annie Coombes, Bracha Lichtenberger-Ettinger, Griselda Pollock, Adrian Rifkin, Lisa Tickner), di antropologia, storia, cultura filmica e visiva (Iain Chambers, Nelia Dias, Trinh T. Minh-ha, Claire Pajaczkowska, Peter Wollen), di filosofia (Chantal Mouffe, Jaques Rancière) collaborano ad approfondire criticamente la realtà del villaggio in un mondo nel quale i confini tra paesi e regioni cambiano continuamente e in alcuni casi si dissolvono sotto i nostri stessi occhi. La mutabilità dei confini viene sottratta in questo libro a un destino banalmente cartografico per acquistare lucida consapevolezza critica e politica, come chiaramente precisa Chantal Mouffe nel suo intervento (Per una politica del 'identità nomade) nel quale viene posto il problema del rapporto tra democrazia, multiculturalità e porosità delle frontiere identitarie, queste ultime relative sia alle nazioni sia agli individui. In esplicita contrapposizione al liberalismo e all'individualismo, Mouffe sostiene che la multiculturalità, l'esistenza di molteplici identità, pone nuovi problemi di comprensione della politica, la quale viene intesa come incorporazione di entrambi i suoi due significati, che derivano sia da polemòs che

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