Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

40 Popoli CANTI DELLAMONTAGNA D'ORO POESIECANTONESIDALlACHINATOWN DISANFRANCISCO Scilla Finetti Furono in realtà i cinesi i primi a metter piede sul continente americano e sono quindi essi gli avi autentici dei nativi? È quanto sostiene l'antropologo cinese Wei Juxian nei suoi studi del 1975: Zhongguorenfaxian Meizhou chu kao (Indagine preliminare sulla scoperta del!' America da parte dei cinesi), e Zhongguoren faxian Meizhou tiyao (Sommario sulla scoperta cinese del!' America), Taipei, Shishi chuban gongsi. Già nel 1761, d'altronde, il sinologo francese M. de Guignes, basandosi sul vol. 54 del Liang Shu, (Storia della dinastia Liang), V sec. d.C., racconta che il monaco buddista Hui Shen giunse in una terra chiamata Fusang, che secondo de Guignes altro non era che il Nord America. Fusang allude ali 'ibisco, il cui fiore rosso nella poesia cinese simboleggia il sole e quindi l'Est. Wei Juxian avanza invece l'ipotesi che Fusang sia il nome cinese della rossa sequoia americana e che le analogie linguistiche e culturali, messe in evidenza da alcune testimonianze archeologiche, farebbero pensare a un'origine cinese dei nativi americani. L'idea di una primogenitura sul continente è uno dei tanti argomenti che i cinesi americani portano per rivendicare la profondità delle loro radici nella nazione e numerosi sono gli studi e le ricerche che documentano il loro contributo nel campo del lavoro, dalle fatiche bibliche per la costruzione della Ferrovia transcontinentale e per la bonifica dei fiumi all'introduzione di nuove colture agricole, dalla vivace rete di commerci all'indispensabile supporto di servizi di ristoranti e lavanderie. Ma ancora più appassionante risulta essere la riscoperta della storia culturale che riesce a riportare alla luce un'espressività originale e composita in cui tradizione e rinnovamento riescono a mescolarsi con esiti molto interessanti. Fa parte di questa riscoperta la bella antologia, curata da Marton K. Horn, di poesie cantonesi degli anni Dieci (Songs of Gold Mountain. Cantonese Rhymes /rom San Francisco Chinatown, University of California Press, Berkeley and Los Angeles 1992), che testimoniano come l'emigrazione cinese, iniziata nel 1838 e proseguita a pieno ritmo dopo il 1849 con la scoperta dell'oro, non portò in America una manovalanza analfabeta, come si tende in tutti i paesi a considerare gli immigrati; il livello culturale dei nuovi arrivati doveva invece essere piuttosto alto se già dal 1854 comparvero a San Francisco i primi giornali in lingua cinese e già dal 1870 a Chinatown esistevano una dozzina di scuole private cinesi, alle quali se ne aggiunse nel 1888 un'altra finanziata dalla comunità, che insegnava agli studenti i classici e la storia. I giovani delle famiglie benestanti venivano mandati in Cina a completare gli studi, proprio come l'alta società di San Francisco mandava i suoi rampolli alle università dell 'East Coast. Nel 1900 Ng Poon Chew fondò il prestigioso giornale "Chung Sai Yat Po", che nel 1908 venne arricchito da un supplemento quotidiano che pubblicava articoli di storia, satire e poesie in dialetto cantonese. Nel 1909 uscì anche il "Sai Gai Yat Po" edito da un letterato famoso, C.K. Leang. Nella Chinatown di San Francisco l'attività letteraria, incoraggiata dal poeta cantonese del tardo periodo Qing, Huang Zunxian, che fu console generale a San Francisco dal 1881 al 1885, fu sempre molto attiva e diede vita a numerose associazioni come la Xiao Peng Shi She (Circolo poetico del paradiso), Tong Wen She (Associazione di letterati) e il Wen Hua She (Associazione letteraria dello splendore) e infine il prestigioso Wen Hua Club che contava ben 160 soci e innalzò nella sua sede di Brenham Piace (ora Walter Lum Piace) un altare a Wen Chang, dio patrono della letteratura. I soci si riunivano per comporre poesie su un argomento e uno schema stabiliti, secondo l'uso classico e tennero viva la tradizionale cerimonia confuciana della raccolta della carta a significare il grande rispetto per qualsiasi forma di scrittura: un incaricato raccoglieva per le strade e i negozi di Chinatown la carta buttata via e la portava all'altare del dio Wen Chang, dove veniva bruciata. Le ceneri, raccolte in un sacco grigio, erano poi gettate nell'oceano dal Golden Gate, convincendo una volta di più gli esterrefatti abitanti di San Francisco del! 'inguaribile stranezza dei cinesi. Dai primi del Novecento fino agli anni Venti l'attività letteraria della Chinatown ricevette nuovo impulso dalla presenza di letterati di valore come Kang Youwei e Ling Qichao, fuggiti dalla Cina dopo il fallimento del movimento delle riforme del 1898 e riprese vigorosa subito dopo il terremoto del 1906 con la pubblicazione di numerosi scritti e antologie poetiche. È interessante notare come molti scrittori che in Cina diedero vita al Movimento del 4 maggio, che si batteva per la riforma della letteratura attraverso l'abbandono degli schemi classici e l'introduzione della lingua parlata, avevano, come Hu Shi, studiato negli Stati Uniti. Sembra però che il Movimento del 4 maggio non facesse troppo breccia nella comunità letteraria della Chinatown di San Francisco, essenzialmente preoccupata di preservare la tradizione confuciana. Sarà l'esperienza del!' emigrazione e delle sue sofferenze a dare la spinta decisiva al rinnovamento delle forme e dei contenuti letterari: attraverso i gamsaan go/Jinshan ge (Canti della Montagna d'Oro) presero corpo le prime espressioni poetiche dei cinesi americani, germe di una nuova letteratura che avrebbe poi percorso vie proprie e originali. Dai primi del Novecento queste composizioni cominciarono ad apparire sui giornali cinesi di San Francisco, in particolare nel supplemento del "Chung Sai Yat Po". Nel 1911, infine, la Tai Quong Company pubblicò al costo di un dollaro la prima antologia di poesia popolare che comprendeva 808 componimenti. Visto il successo della prima, nel 1915 ne venne pubblicata una seconda, con altri 832 componimenti. I due volumi contenevano un totale di 1640 poesie in dialetto cantonese scritte secondo lo schema del canto popolare cantonese o seisaplukji go!sishiliuzige (canto di quarantasei sillabe), che prevede appunto una struttura formale di quarantasei sillabe composte in otto versi di 5-57-7-3-5-7-7 sillabe e la rima alla fine di ogni verso.

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