38 la società africana - in particolare quella che risponde al nome di Africa Nera - è rimasta aperta al dialogo e al confronto. E questo è un bene. Il protagonista di questo libro dovendo indicare qual è l' aspetto dell'Occidente che più lo ha conquistato, risponde deciso: "l' a(fabeto". Cosa ha rappresentato la scrittura per lei, che viene da una tradizione di narrativa orale? La società africana nera è una società dell'oralità, priva di scrittura propria. I paesi musulmani hanno conosciuto la scrittura attraverso la lingua araba, quelli che sono stati in contatto con l'Occidente si sono invece rifatti all'alfabeto latino. Per me personalmente la scrittura è stata una scoperta emozionante: per me, ma credo anche per molti altri intellettuali africani. Un'emozione che ha condizionato anche il mio modo di ponni nei confronti della realtà. Tanto che ho deciso di "raccontare" proprio attraverso lo strumento della scrittura. Il pazzo che .fisicamente uccide Samba Diallo, sembra anticipare la.follia di certi integralisti di oggi. In cosa si differenzia questo personaggio, tutto sommato bonario, dagli oltranzisti che oggi seminano il terrore in molti paesi orientali? Credo che questo personaggio - con trentacinque anni di anticipo - se non può essere considerato proprio un integralista ante litteram, riassume comunque in sé quelli che sono gli elementi costitutivi dell'attuale violenza islamica. Per quel che riguarda la rabbia degli integralisti, oggi, ci sono però diverse cose da dire: quando un'identità è stata negata con mezzi violenti, quando gli si è a lungo impedito di manifestarsi, bisogna attendersi da un momento all'altro che l'indignazione esploda in maniera violenta. In più, va aggiunto che nel modo di governare questi popoli si tiene troppo poco in conto l'elemento spirituale e religioso. E questo è un errore. Basta pensare a quello che è successo in Afghanistan. Era logico aspettarsi, a un dato momento, un moto di rifiuto di governi basato solo su principi laici, pronti a negare o a dimenticare la fede degli altri. Ma questo suo discorso non tenderà per caso a dar ragione ai metodi violenti degli integralisti islamici? Questa rivolta, che pure ha una sua giustificazione, è passata da un estremo all'altro. Perché io ritengo giusto che si governi anche in base a certi principi religiosi, e certamente rispettandoli; è invece sbagliato che la difesa di questi principi conduca ad atti di violenza e d'intolleranza. Anche perché l'intolleranza è estranea alla vera natura dell'Islam. Ma, ripeto, si tratta però di una rivolta che è proporzionale alla forza con cui questi principi sono stati negati: dai colonizzatori prima, e da molti governi che hanno gestito il processo di decolonizzazione più tardi. In molti di questi paesi - vedi l'Algeria, l'Iran, l'Afghanistan - dei governi laici se non addirittura marxisti, non privilegiano affatto la giustizia sociale, il che ha scatenato una rivolta popolare che ha trovato nella religione una valvola di sfogo. Per quel che riguarda i miei personaggi, per rispondere più direttamente alla domanda che mi ha fatto prima, bisogna considerare la caratteristica della loro formazione. Samba Diallo ha conosciuto I 'Occidente e i suoi valori progressivi, mentre il "pazzo" è analfabeta. È stato reclutato a diciotto anni nell'esercito senegalese e portato in Occidente a fare la Prima guerra mondiale. Sfugge a questo grande massacro e rientra in patria. È un tipico esempi0 dello sradicamento che la civiltà occidentale può provocare in un colonizzato. Samba Diallo, al contrario, ha avuto con l'Occidente un rapporto completamente diverso: ha studiato ed è vissuto in Francia, dove ha potuto osservare protestanti e cattolici - che dopo essersi massacrati per secoli - sono finalmente approdati a una forma di pacifica convivenza. Protestanti, cattolici ma anche liberi pensatori marxisti: tutti pronti a collaborare alla costruzione di una libera società. Samba Diallo ha capito, a differenza del pazzo, che la tolleranza è un valore possibile anche all'interno di una società di diversi. A un certo punto del libro viene pronunciata la parola "negritudine", che Samba Diallo non gradisce. Cosa significa invece per lei questa definizione, che è stata la bandiera d' intellettuali come Césaire e Senghor? Credo che "negritudine" sia un concetto che ci ha aiutati, manifestando però subito quelli che erano i suoi limiti più evidenti. La rivendicazione della negritudine consiste di fatto nel ragionare così: "i bianchi dicono che abbiamo questi difetti, bene, noi ci vantiamo però proprio di questi difetti". C'è un passaggio di un'opera di Césaire in cui lui arriva fino a rivendicare al suo viso lo sputo del bianco, proprio perché il bianco sputa al negro in quanto negro. Interiorizza lo sputo fino a trasformarlo quasi in una caratteristica d'identità. Bene, io non sono affatto d'accordo con lui. Non credo sia giusto rivendicare un'offesa, un'umiliazione. La rivendicazione dell'identità nera non esclude affatto un' ape1tura nei confronti dell'altro. A condizione, ovviamente, che i rapporti siano cambiati e siano all'insegna dell'uguaglianza e della collaborazione. Per me la negritudine rimane una rivendicazione dell'identità africana, al di là di questi aspetti estremistici. In Francia è stato da poco pubblicato il suo secondo romanzo, I guardiani del tempio, un libro che sembra riprendere e approfondire alcuni aspetti de L'ambigua avventura ... Sì, effettivamente, I guardiani del tempio, può essere considerato il seguito dell'Ambigua avventura, ambientato nell'epoca storica in cui viviamo oggi. In questo romanzo c'è una pericolosa latitanza della democrazia e l'esercito a tratti sembra la panacea di tutti i mali. Essendo stato scritto negli anni Sessanta, si è rivelato profetico di quanto sarebbe accaduto in molti stati afi-icani. È per questo che ha aspettato così tanto a pubblicarlo, almeno fino a quando la storia non si è messa al passo della sua immaginazione? Sì, è così. L'ho scritto nel 1965 e allora mi dicevo che se le cose fossero andate avanti così, come io le vedevo, nel contenente africano si rischiava di produrre un sentimento di frustrazione e di delusione che prima o poi sarebbe esploso in forma di rivolta. Ci sarebbero stati degli scontri e gli eserciti sarebbero rimasti le uniche istituzioni a poter arbitrare tanta instabilità sociale. Nel caso descritto da questo romanzo, l'esercito era intervenuto per impedire alla tensione di sfociare in violenza, ma non aveva preso il potere. Benché il generale che lo comandava, dopo aver impedito lo scontro, avesse deciso di riunire alcune persone scelte tra il popolo per riportare il conflitto sui binari di quella tradizione africana che è di "palabre" - di dialogo, di parola detta in assemblea - di confronto. Proviamo a spiegare meglio chi sono i "guardiani del tempio". Chi si nasconde dietro a questa meta.fora? I guardiani del tempio sono gli africani originali dell'Africa Nera che, fino al momento dell'indipendenza del proprio paese, non erano padroni della propria esistenza e che oggi sono invece gli unici responsabili del loro continente. Per lo più hanno stu-
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