Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

lingua dell'occupante, pur rivendicando la liberazione e quindi contro il regime. In seguito, durante l'indipendenza, tutti questi scrittori, in Marocco e altrove, e sia arabofoni sia francofoni, hanno cominciato a scrivere romanzi e novelle di concezione moderna che non corrispondeva alla concezione della scrittura del regime. Dunque sono stati sempre contro questa tutela, contro lo spirito teologico (e Kateb Yacine lo ha ben incarnato) e contro tutti questi valori che vogliono impedire la vita e lo slancio vitale. Questa letteratura, che ha un grande valore estetico, è una letteratura che non è stata creata su ordinazione e per questo, quando si uccidono degli scrittori, come in Algeria, dove il regime non li difende o è incapace a farlo, è perché sono fastidiosi, e per tutti, non solo per gli integralisti. È questo che dà una importanza simbolica a questa letteratura. Lei terminal' articolo con queste parole: "Davanti al discredito che colpisce i discorsi ideologici e la crescita del terrorismo nel mondo arabo, la letteratura riprende il suo ruolo pioniera di liberare la vita e difendere la libertà confiscata". Assistiamo, dunque, alla rinascita di un nuovo engagement da parte degli intellettuali. Ci sono differenze tra l'impegno sartriano e quello di cui lei parla? Sì, nella misura in cui questo engagement non dà soltanto importanza al contenuto e alla riproduzione di slogan ideologici e di concezioni già esistenti. La differenza consiste nel prendere in considerazione la specificità della letteratura e a realizzare uno scarto rispetto a ogni discorso economico, sociale ecc. e entrare così in contatto con questo lettore per parlargli di tutto quello di cui si tace negli altri discorsi. È questa l'importanza di quello che succede ora nel mondo arabo, che ci siano cioè dei testi nei quali si parla di sessualità e del rapporto con se stessi e con l'altro. C'è molta audacia insomma in questi testi e questo è molto importante, perché in tutti i paesi arabi si cerca di impedire che si parli di questi problemi, per mostrare che tutto va bene, che è un unico popolo ... La letteratura ha questa possibilità, di andare cioè dietro le quinte, di rivelare delle cose utilizzando, allo stesso tempo, uno stile artistico che permetta una presa di coscienza più profonda, perché, come lei sa, i media cercano sempre di far tacere la coscienza della gente rendendola recettiva in modo negativo. Dunque è in questo senso che dicevo che la letteratura ha una difficile sfida da vincere, e la prosa che contiene un testo del genere, in Siria, in Egitto, la gente, gli intellettuali, arrivano a trovarla in un modo o nell'altro. Ci sono differenti tipi di censura, allora? Sì, a livello di paesi arabi certamente, perché un libro pubblicato a Rabat non arriva facilmente a Damasco, a Baghdad, o al Cairo. Ci sono ostacoli finanziari e di censura. In Marocco, fortunatamente, la censura è meno rigida ... Ma anche qui c'è ancora bisogno di permesso? No, qui no. Qui puoi pubblicare un libro, farlo uscire e solo dopo, qualche settimana dopo, la censura, se trova che ci sono insulti contro il re o la religione, può confiscarlo. Solamente dopo pubblicato. Come in Italia o in Francia. A giudicare dagli effetti sui libri di Choukri, Serhane e altri, che hanno visto le loro opere tradotte in tutto il mondo grazie proprio alla censura, sarebbe paradossalmente auspicabile essere censurati nel proprio paese. Lei che ne pensa? Choukri è stato vietato dopo aver venduto diciottomila copie del suo libro Il pane nudo. Ora lei può trovare dei testi arabi mol35 to più audaci di quello e che non sono vietati, solo che il modo in cui le cose vengono dette non è diretto. C'è sempre rivalità tra gli scrittori francofoni e arabofoni, e tra i primi, quali sono i suoi preferiti? Gli scrittori di espressione araba, e io per primo, abbiamo difeso quelli di lingua francese, dicendo "Be', è il frutto di un certo periodo della nostra storia, hanno scritto testi interessanti cerchiamo di tradurli" e io stesso ne ho tradotti vari, dunque non c'era rivalità poiché si considerava che tutta questa giovane letteratura marocchina e nuova doveva aiutarsi reciprocamente per produrre e c'erano molti dibattiti, discussioni ... Ed è ancora così, oggi? Sì, ma meno e per varie cause. Quelli che scrivevano in francese e ce l'hanno fatta, come Tahar Benjelloun che vive lontano dal Marocco, si credono delle star. Be', rispetto a gente del genere siamo diventati molto critici, perché non credo che ci sia qualcosa di interessante per il Marocco nelle cose che scrive. Lui scrive per mantenere il successo e per denaro. Cosa c'è che non va negli autori di espressione francese? Per esempio la grande debolezza che trovo nei loro romanzi, è che non arrivano a riprodurre letteralmente e, soprattutto, a livello dei dialoghi, quelle sfumature che esistono nella lingua. Allora troviamo nella na1rnzione una violenza diretta che è gratuita, come in Serhane e che non è granché. Va bene per il primo romanzo ma anche nel secondo ... si ripete! E questo è indice di una crisi più profonda. Ecco perché penso che i testi scritti in arabo, anzi nei vari arabi, al plurale, possano essere più pertinenti, più artistici, suggestivi, anche facendo appello al dialetto. Sono le parole in quanto significanti; è il contesto che è importantissimo attualmente. Mentre quelli che scrivono in francese ... Mi dice il nome di un autore francofono che lei trova interessante? Per esempio, amo molto Edmond Amran El Maleh.' Ha pubblicato vari romanzi e lo trovo interessante perché essendo lui un ebreo marocchino, la sua opera risulta essere una testimonianza sulla società e sulla cultura ebrea-marocchina. Interessante anche a livello della forma e della lingua che è molto ricca. Ha cominciato a scrivere a cinquant'anni al momento della pensione da dirigente del partito comunista. E Ahmed Bouanani, che è un cineasta e ha scritto un romanzo molto interessante, ma poiché non pubblica in Francia non è molto conosciuto. Lo vada a trovare, le piacerà. Note I) "Liberation", quotidiano omonimo a quello francese e di orientamento politico simile. Inserto "Li bé-culture", 18 dicembre 1993, p. 4. 2) Le jeu de I'oubli, M. Berrada Actes Sud 1993 p. 63, titolo orig. Lu 'bat al-nisyan Dar al-aman, Rabat 1987. 3) op. cit., p. 63-64. 4) "Liberation", 13 gennaio. 5) Lancen Mouzouni, Le roman marocain de langue fi'ancaise, Publisud, Paris 1987, p. 17-18. 6) "Liberation", 18 dicembre 1993. 7) Edmond Amran El Maleh, La peinture d' Ahmed Charkaoui (con la collaborazione di Toni Maraini e di A. Khatibi), Shoof; Parcours immobile, Maspero, Paris (romanzo); Ailen ou la nuit du récit, roman, Paris; Mille ans, un jour, La découverte, Paris (romanzo); Jean Gene/, le capti/' amoureux et autres essais, La pensée sauvage, Grenoble; Le retour cl' Abou el Haki, La pensée sauvage, Grenoble (romanzo).

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