Mali.FotoMikeGoldwater/Network/GNeri. posto di un'indipendenza vera, abbiamo ottenuto un'indipendenza depredata che ha mantenuto le differenze sociali, i poveri nella povertà e che ha permesso a una categoria di persone di arricchirsi in modo anomalo, con la co1Tuzione, con il ladrocinio del denaro dello stato, con l'abuso di potere. Il problema del Marocco, oggi, è su due piani: il primo è quello del furto e della corruzione, senza nessun controllo da parte dello stato a nessun livello: i ricchi non pagano le tasse e i poveri sono costretti a pagarle anche per loro. Sono i poveri che mantengono i ricchi e i ricchi continuano ad arricchirsi perché guadagnano denaro e non versano niente. Il secondo piano è che il potere, nella sua totalità, ha insediato nei posti chiave di tutta l'amministrazione, sia della giustizia sia dell'insegnamento o della sanità, degli uomini senza nessuna competenza, solo per relazioni, per denaro o per amicizia. Dunque siamo in un sistema che funziona malissimo perché sono incompetenti. L'ho già detto ma lo ripeto a voce ancora più forte: non c'è gente responsabile al posto giusto! C'è addirittura gente che non va al lavoro anche perché non lo sa fare, non sa gestire il settore che gli è stato affidato. Ma allora l'indipendenza non vi ha liberati? Abbiamo soltanto cambiato forma di colonizzazione con un'altra più dura. Era meglio prima? Le epoche non sono le stesse. Prima non si stava bene, ma oggi è ancora peggio. 29 Cosa ne pensa della censura? È sempre esistita e esisterà sempre. Credo che l'intellettuale abbia una funzione nella vita, credo che se si mette a riflettere tutto il tempo sulla censura non farà mai niente di buono. L'intellettuale deve fare il suo lavoro, scrivere, parlare, rendere conto di quello che succede e la censura fa il suo: arresta, imprigiona la gente e vieta. Siamo su due parallele che non si incontreranno mai. A ognuno il suo lavoro. Sì, bisogna essere coscienti che la censura esiste e che ci impedisce di dire ciò che si ha realmente voglia di dire, ma non ci si deve piegare alla sua volontà. Mi sembra un'accettazione, in ftn dei conti, della censura. Non si dovrebbe cercare di eliminarla del tutto? Certo, la condanno. Ma dal momento che esiste e che ha l'ultima parola per vietare o no un libro, io non mi fermo per questo, non mi arrendo. Non è un caso se ho dedicato il mio ultimo libro ai diritti dell'uomo. Più se ne parla, più si denuncia e più i limiti della censura retrocedono. Qualche giorno fa su "Libèration" c'era una lettera di un ex prigioniero del carcere di Tazmamert che ha scontato ingiustamente vent'anni di galera in condizioni fisiche, igieniche e di soprusi simili ai lager nazisti. Questo sarebbe stato impossibile appena qualche anno fa. Se c'è ancora la censura e perché non tutti gli intellettuali fanno il loro dovere.
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