28 Popoli Con Abdelhak Serhane Incontro Abdelhak Serhane a Kenitra, una cittadina poco distante da Rabat, un tempo centro residenziale per francesi e, attualmente, un agglomerato di case; un'importante università nella quale Serhane insegna e una base aeronautica da cui partì il fallito colpo di stato contro re Hassan II nel 1972. Laureato in psicologia, Serhane ha quarantatré anni, porta u__nafoltabarba scura spruzzata di grigio e veste modestamente. E di indole pacifica, scrive in francese, è sposato, ha tre bambini, non beve alcol, non fuma ed è molto impegnato politicamente: insomma è l'opposto di Mohamed Choukri, il "corsaro" che ha imparato a scrivere in tarda età, e che con lui condivide, però, la povertà dell'infanzia (almeno questo è quanto dice lui, io riesco malamente a vedere un giovane rabati laureato in psicologia, povero quanto l'adolescente tangerino, costretto a dormire per la strada o nei cimiteri). Il suo ultimo romanzo, Le soleil des obscurs, ha ricevuto il Prix francais du monde arabe, riconoscimento alla letteratura maghrebina di lingua francese. È la storia di un matrimonio forzato, come si usava una volta e da qualche parte ancora oggi, tra Mina" ... una ragazzina che non aveva avuto il tempo di fare conoscenza con il suo corpo, né di fare sogni impossibili e So/tane (che) non aveva avuto il tempo di giocare la sua infanzia, né di fare la cernita dei suoi ricordi".' L'atmosfera familiare arcaica, aggravata dalla miseria, fa da sfondo a pregiudizi e a un'ignoranza quasi totale del!' altro sesso da parte dei ragazzini. La narrazione, dallo stile molto personale, si svolge alternando momenti di grande ironia a momenti grotteschi o drammatici, ma sempre di una spietata crudezza. In Messaouda, 2 il suo primo romanzo, il narratore parla in prima persona; nel secondo, I bambini dei vicoli stretti,3 parla a qualcuno dicendo "tu"; nel!' ultimo, invece, utilizza il "noi". Mi può spiegare queste scelte? È una specie di progressione normale nella mia testa. In Messaouda (il primo della trilogia) c'è l'individuo rispetto a se stesso e alla società (l'io); nel secondo romanzo c'è la piccola comunità, il villaggio o la cittadina e qui il tu non è che un io allo specchio, è raddoppiato. L'io viene espresso, dunque, due volte, ma a distanza, e questa distanza è il tu. Il noi dell'ultimo romanzo rappresenta, infine,, l'io più tutti gli altri, tutti i marocchini che pensano come me. E un noi collettivo. Possiamo parlare di forme, per quanto nascoste, di autobiografie? No, io non nascondo niente. Credo di essere uno scrittore che guarda la società e che cerca ciò che gli sembra critico e criticabile, malsano, senza nascondersi dietro artifici letterari. Ma allora perché noi invece di dire, più semplicemente, io? Mi serviva per dimostrare che l'individuo, in Marocco, non ha nessuna identità, che l'individuo non esiste in quanto tale con una propria personalità. L'individuo esiste solo attraverso il gruppo e per il gruppo. Se dice io, è già una presa di distanza dal resto del gruppo, cioè un atteggiamento critico. Le solei! des obscurs è un ritorno a questo fenomeno che ingloba tutti. Siamo tutti "uno", dunque ciò che vale per uno vale per tutti. Abbiamo tutti gli stessi doveri. Tra gli autori maghrebini e soprattutto marocchini, l'autobiografia, ~ia velata sia ostentata, è la forma di scrittura più praticata. Ed' accordo? Sì, sono d'accordo. La vita della maggioranza degli autori maghrebini è talmente ricca di fatti, azioni, di storia, che sorpassa la realtà, costituisce di per sé un romanzo. Si può scrivere una autobiografia anche alla terza persona. Quando utilizzi la prima, si è troppo vicini ai fatti e alle azioni. Qual è il legame tra la sua scrittura e un certo sperimentalismo, penso al Nouveau roman, per esempio? Non so, bisognerebbe chiederlo a uno specialista. Quello che so è che cerco di mettere a nudo i problemi della società marocchina attraverso una scrittura personale e una storia raccontata alla prima o alla terza persona singolare o plurale. Quello che cerco di fare è di dire: "Attenzione c'è un problema!". È questo il mio ruolo. Lei ha dedicato Le soleil des obscurs, "ai diritti del!' uomo in Marocco e ai ragazzi del 14 dicembre 1990, morti per aver rivendicato la loro parte di dignità". Cosa significa tutto questo per lei? Sono molto legato ai diritti dell'uomo, rivendico il diritto ali 'espressione, rivendico la democrazia con la "D" maiuscola, ecco perché ho dedicato questo libro a quei ragazzi che si sono ritrovati in uno sciopero indetto dai sindacati e che sono morti negli scontri con la polizia. Ho voluto rendere loro omaggio perché sono ragazzi molto coraggiosi e sono morti forse al nostro posto e per errore, perché l'infanzia rappresenta l'avvenire per ogni paese e in questo paese si sta uccidendo l'avvenire attraverso i ragazzi che muoiono. Rispetto alla sua infanzia, l'educazione dei giovani è cambiata e in che cosa? È cambiata enormemente, sia a livello della forma sia nella sua complessità. Può darmi qualche esempio? Quando cammini per le strade te ne rendi conto: le ragazze vestono all'europea, sono più libere ... Ma non fumano per la strada né si possono sedere alla Terrasse di un café, pena il marchio di ragazza non perbene, per usare un eufemismo. ... Infatti. A livello della forma sì, c'è stato una evoluzione, ma non è arrivata in profondità. Nei miei libri ho cercato di dimostrare che al livello dello spirito c'è un blocco, una barriera terribile e queste barriere sono proprio le censure del cattivo sviluppo del paese. Un esempio: trent'anni di indipendenza e mai una donna è entrata in un governo e solo due al parlamento. Questo è un problema. Oued el Bachir (un personaggio del!' ultimo romanzo) ha le idee ben precise ali' inumana vita in città, alla iniquità della politica e dello stato e lo dice ad alta voce. È un autista di pullman, conduce la gente verso una destinazione come lei, conduce i lettori verso la parola "fine". Oued el Bachir è la sua voce? Forse, ma non solo la mia. Forse è la voce di tutti i marocchini che si sentono feriti dall'indipendenza. la gente parla, io ascolto e riproduco un po' il loro pensiero e dunque, sì, sono io, ma anche tutti quelli che sono stati bidonati dalle promesse del1'indipendenza. Hanno promesso alla gente questo e quello e al
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