La classe media, che un po' ovunque nel mondo gestisce la cosa pubblica e che costituisce la grande parte della popolazione, qui in Marocco sembra essere assente. Preferirei che a rispondere fosse il signor Ibrahim. Io non le conosco le classi, ma quello che so è che qui tutti vivono bene. Del resto cos'è la classe media, i funzionari? Be', quelli vivono bene, hanno tutti la macchina mentre io non ce l'ho. Ma il problema mi sembra proprio questo, cioè che la classe media che gestisce il potere qui è molto ricca ed è una parte infinitesimale rispetto a tutto il resto della popolazione che invece è molto povera. Ma sono loro la popolazione! Prenda il caso di Tangeri ... no, quella è meglio che la lasciamo a Ben Jelloun e a Choukri, ma qui a Rabat e al Sud siamo pronti ad affermare che non c'è nessun povero e anche quando vede qualcuno che sta chiedendo la carità per la strada, può essere sicuro che è più ricco di lei. È l'assoluta, indiscutibile verità! Se vuole sapere perché questa gente si comporta così, allora la risposta è sicuramente a causa del colonialismo che ha lasciato suoi strascichi. Ma hanno tutti da mangiare e da dormire. Non possono restare per le strade, nessuno deve restare per la strada, a parte i clochard ben inteso, ma quelli sono per l'appunto dei barboni. Tuttavia ci sono tantissimi mendicanti dappertutto. Le ho già detto che l'accattonaggio è un lavoro. Ho letto Nagib Mahafuz? Ebbene è come in Egitto, ci sono anche dei miliardari ... no miliardari forse no, ma milionari sì e proprietari di interi palazzi! E tutto questo, comunque, non ha niente a che vedere con la letteratura. Non ne sono sicuro. Ma se vuole torniamo alla letteratura. Cosa sta preparando in questo numero? Sto lavorando a un libro che si intitolerà semplicemente Proses per l'editore Cherche midi di Parigi. E quando uscirà? Questo non lo so. Ho un ultimo testo da passare al computer e poi invio tutto. Le regalo un estratto del mio Poème en prose, lo vuole? Grazie. Grazie maestro. Spengo il registratore. Ibrahim si sveglia dal suo torpore, mi fa tornare ali' inizio del nastro, prende l'aggeggio e si mette a esaminare quanto aveva trascurato fino ad allora. Allora ho capito. Note I) I berberi costituiscono la popolazione autoctona della antica Barberia. Gli Arabi vi entreranno ufficialmente nel 670 con il conquistatore Sidi Obka che fonderà la città di Kairouan. La religione islamica si diffonderà velocemente. Da quel momento in poi gli arabi, anche se con alterne fortune, si impadroniranno di tutto il territorio nordafricano. Molti, tra gli odierni maghrebini, amano vantarsi di una, sia pur lontanissima, ascendenza berbera. Le caratteristiche fisiche dei Berberi avendo subito varie dominazioni, vanno dal moro con gli occhi verdi del Rif, al negroide del Medio Atlas. La lingua berbera è la Tamazight che diventa: Tachelhit parlata dagli Cleuh del Sud attorno Tafraout (città natale di Khair-Eddine); Zaian parlata dall'omonima popolazione che abita per l'appunto la regione dello Zaian, nel Medio Atlas; Rifain parlata esclusivamente nella zona montuosa del Rif, al Nord. Per saperne di più sui Berberi: Salem Chaker, Berbères aujour' hui, L'Harmattan, Paris 1989; Salem Chaker, Textes en linguistique berbère, 27 Du Cnrs, Paris 1984; "Encyclopédie Berbère", Edisud Aix-en-Provence, 8 numeri pubblicati 1984-1990; Salem Chaker, Une décennie d' études berbères (1980-1990) Bibliographie critique, Bouchène, Algier 1992. 2) Berbero. A 26 anni, nel 1954, pubblica il libro Le passé simple, storia di una rivolta contro la società patriarcale e le tradizioni musulmane, nonché fortemente critico alla religione islamica. È stato interdetto per moltissimi anni. Scrive, come Khair-Eddine, in francese. 3) Driss Chraibi La mère du printemps (il nome del fiume alla foce del quale è nato e che vuol dire "la madre della primavera"), Du Seui!, Collections points, Paris 1982. 4) Hutu, gruppo linguistico Bantù, vivono tra lo Zaire e i laghi dell'Est africano. I piccoli Hutu erano contadini sottomessi da sempre ai Tutsi. Dopo l'indipendenza del Ruanda e del Burundi, paesi di cui sono originari, gli Hutu si sono ribellati dando luogo a massacri spaventosi. 5) Composizione a tratti lirico-allucinata in forma di sogno o, piuttosto, di incubo e a tratti autobiografica, senza una storia precisa. Scene teatrali rompono l'andamento narrativo rendendo il "romanzo" molto particolare e sfuggente a ogni definitiva e forse troppo stretta definizione. Quello che resta è la lingua, errante, come la vita dell'autore, tra stili, sfumature e grande forza descrittiva e emotiva. Cit. p. 55. 6) Ecco la descrizione sugli scontri di Casablanca del marzo 1965 che fa Attilio Gaudio, giornalista, africanista e professore alla scuola d'antropologia di Parigi: "Tutto è cominciato con la decisione dei liceali casablanchesi di scendere in piazza per protestare contro una misura adottata dal ministro dell'educazione nazionale che vietava agli studenti maggiori di 17 anni di accedere al 2° ciclo di insegnamento secondario [i tre anni alla fine dei quali c'è il diploma, N.d.t.] Queste manifestazioni studentesche avrebbero mantenuto un carattere pacifico, perfino banale, senza l'intervento della polizia che ha cercato di disperderli con rara violenza seguito da massicci arresti. È a questo punto che gli avvenimenti hanno preso una brutta piega e sono diventati un movimento insurrezionale di cui sono impadroniti operai, disoccupati, lavoratori di ogni età e sesso, tutti insieme per dire la loro sofferenza e la loro miseria, per dire 'basta' di vedere i loro diritti di esseri umani e di cittadini impunemente e definitivamente calpestati". A. Gaudio, Guerre et paix au Maroc. Reportages 1950-1990, Karthala, Paris 1991, pp. 147-148 (la traduzione è mia). 7) Nel 1960 la città di Agadir, oggi famosissimo centro turistico al Sud del Marocco, fu completamente rasa al suolo da un violentissimo terremoto. Il romanzo prende l'avvio da questo fatto reale per narrare le angosce e le elucubrazioni di un piccolo funzionario spedito laggiù per rimettere in piedi il paese e il morale della gente. Khair-Eddine ne approfitta per parlare della abiezione nella quale versano i cittadini a causa della legge coranica, di un re mistificatore e di tradizioni patriarcali soffocanti. Il libro è stato vietato per moltissimi anni. 8) Une vie, un reve, un peuple toujours errants, cit. p. 59 9) Légende et vie d'Agoun' chich. Khair-Eddine torna dopo anni di lontananza nella sua terra. Ritrova innanzitutto la lingua, la Tachelhit e poi lentamente il paesaggio gli rivela gli alberi Arganiers, le montagne e i canti, i miti e le leggende berbere. Da tutto ciò nasce Agoun'chich, un uomo che per vendicare l'omicidio di sua sorella si trasforma in un Don Chisciotte. Il suo viaggio lo porterà a scontrarsi con i soldati del Caid traditore al soldo del colonizzatore. Il periodo storico sembra situarsi nel Medioevo in cui fame, violenza, terre abbandonate causa la siccità, fanno da sfondo. Iniziato come metafora, la leggenda del solitario eroe berbero che combatte contro le ingiustizie, si scontra con la storia, con il colonizzatore e siamo in pieno secondo dopoguerra. Il romanzo si chiude sulla amara accettazione della sconfitta: "Devo diventare come gli altri, un uomo ordinario, io che non ho niente a che spartire con loro, che ho combattuto tutta la mia vita per la giustizia?" Il giorno stesso sotterrò le sue armi affianco alla sua mula e prese la corriera per Casablanca, cit. p. 159. 10)Albert Memmì, Portrait du colonisé, Buchet-Castel, Paris 1957 pp. 145-146. 11) In Corps négatif suivi de Histoire d'un bon Dieu il corpo negativo è l'immagine terrorizzante del padre che un uomo, in un lungo soliloquio del tipo di quello di Agadir, cerca di espellere dalle sue angosce.
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