Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

26 sità", e conclude dicendo che "La letteratura colonizzata europea sembra condannata a morire giovane". 10 Non sono d'accordo. È mio amico, ma non sono mai stato d'accordo con lui. Lui è un ebreo tunisino, lo conosco bene e lo rispetto, ma non conosce niente della letteratura mondiale. Come ho detto da Pivot alla televisione francese qualche tempo fa, si può scrivere in qualsiasi lingua senza essere necessariamente colonizzati. È vero che lei non commercializza i suoi testi e scrive solo per il suo piacere? Io scrivo per avere il piacere di scrivere. Come diceva Roland Barthes il piacere del testo comincia da se stesso. Ho sempre scritto per far piacere a me innanzitutto e poi pubblico quello che ho scritto. Se questo non fa piacere agli altri tanto peggio per loro, vuol dire che non sono all'altezza. Per Choukri l'interdizione di Il pane nudo ha significato il successo in tutto il mondo. Perché per lei è andata allo stesso modo visto che Agadir era vietatissimo ali' epoca? Vietato ... sì ho avuto delle opere vietate qui, ma del resto chi se ne frega. Ci sono gli aerei, la gente li può comprare all'estero. I librai, quelli sono da criticare, sono poveri di spirito, non sanno che fare, farebbero meglio ad aprire dei supermercati. Personalmente trovo il suo linguaggio molto interessante. Lei fa parte di quegli autori che miscelando la vita e la ricerca stilistica, si spingono fino allo sfruttamento totale del potere a/- fabulatorio e evocativo della parola. Insomma, lei non è un autore facile da comprendere, un autore per tutti. È forse per questo che non è conosciuto dal grande pubblico europeo? Quando si è un grande autore, una persona che ha veramente qualcosa da dire, non si è fatti per le librerie delle stazioni. Non sono l'autore di romanzi ordinari, anche perché non scrivo romanzi, anche se talvolta c'è scritto così sulla copertina. Sono opere che resteranno, a mio avviso. C'è, come lei dice, una selezione del lettore. Solo colui che è capace di leggermi, mi leggerà. Quello che non ha la forza e la potenza del linguaggio, la conoscenza semantica necessaria, la conoscenza storica, filosofica, scientifica, etica ecc. non può avere accesso alle mie opere. È meglio allora che non mi si legga in Europa, che resti al suo posto. Mi può parlare di Mémorial, la raccolta di poesie il cui linguaggio sembra più vicino che mai a un vento rabbioso senza speranza? Mémorial è stato concepito a Parigi in venti giorni ma l'ho portato per molto tempo in tutte le mie fibre, cellule e atomi. No, non è una piccola cosa, è la rappresentazione dello stato del mondo e dell'universo come lo vedevo ali' epoca e come lo vedo ancora oggi. Mémorial, benché abbia una divisione in titoli, non è a frammenti poetici, ma un unico poema. L'ho scritto in boulevard Saint-Germain nel 1990. In inverno. Quell'inverno non c'era freddo, né pioggia; la siccità in Francia. Volevo fosse così. Perché? Avevo dei conti da regolare ... Ero tutto il tempo fuori ... in pieno inverno ... La voce si affievolisce. La foga di poco fa sembra dissolta. Il poeta noto per la durezza con cui esprime le sue idee, ora parla lentamente. Tra una parola e l'altra una serie di immagini e di pensieri passa attraverso la sua mente e nelle sue cellule e nelle sue fibre e nei suoi atomi. Glielo si legge chiaramente su quel viso che le cure, più che la malattia, non sono riuscite a rendere meno fiero. È il primo momento in cui l'uomo, roso da una malattia tanto impietosa, più che il poeta prigioniero del suo personaggio, mi si rivela in tutto il suo dolore. Una telefonata. Si alza adagio. Parla in arabo con qualcuno. Capisco che è arrabbiato. Ritorna dopo qualche istante. È di nuovo quello sicuro di sé.forte e arrogante che mi aveva accolto poco fa. Quanto a definire questo libro non c'è niente altro da aggiungere a quello che ha detto meravigliosamente Jean Orizet nella sua prefazione. Quando ho scritto un libro per me è finito, non ho niente altro da dire. Perché questo titolo così funebre? Si tratta di un memoriale dell'universo. C'è tutto; il bigbang; la storia umana; dell'universo e della più infida bestia del mondo. ... senza alcuna speranza. Ma si che c'è. Legga bene gli ultimi versi e vedrà. Per chi, lei dice, non c'è speranza, per la specie umana? Sì, soprattutto. Non c'è speranza per nessuna specie se l'uomo continua così, a essere il predatore numero uno. Ho orrore di ciò che fa, è per questo che la mia critica è stata estremamente virulenta. Lei parla spesso della attività dell'uomo che distrugge la terra. L'uomo è un essere intelligente, molto intelligente. Ma perché non fa attenzione al suo ambiente? Scopriamo giorno per giorno le catastrofi che egli fabbrica, e non parlo delle guerre, la guerra stessa è una catastrofe intraumana o intraspecie, come lei vuole, non voglio utilizzare termini scientifici. Dirò semplicemente che l'uomo, a un certo punto è un "corpo negativo" 11 e questo corpo negativo è chiamato non a una stabilizzazione ma a una autodistruzione se non controlla se stesso, se non mette fine a questa predazione assoluta che è la distruzione dell'ambiente. Quando vedo alla televisione delle catastrofi naturali, terremoti, flagelli eccetera, che cosa devo pensare? Che se lo merita! E allora che l'acqua gli porti pure via le sue case e le sommerga! Lo sappiamo che l'uomo riversa nella atmosfera, con una celerità incredibile, una velocità mai vista, un gas terribile che riscalda, inquina e distrugge l'equilibrio naturale, be', per me questo è un uomo che cerca di uccidere non solamente la sua anima ma anche il suo spirito. Una domanda che faccio sempre: chi conosce tra gli autori italiani? Moravia, Pier Paolo Pasolini e Calvino. Adoro gli scrittori italiani. Ma che bisogna fare per diffondere di più la cultura italiana? L'ambasciata italiana dovrebbe ristrutturare il rapporto con il Ministero della cultura che è stato scelto precisamente per dare un valore reale alla cultura marocchina e internazionale. Qui il ministero della cultura non è più un ministero folcloristico, è un ministero responsabile, benché disponga di pochi mezzi. Insomma l'Italia deve prendere la decisione di entrare direttamente in contatto con i responsabili della cultura in Marocco.

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