Linea d'ombra - anno XIV - n. 116 - giugno 1996

22 Marocco,DarelMa. FotoM. Mastrorillo/Contrasto te ne conoscesse un consigliere di ambasciata che avevo invitato a cena, insieme ad altre persone, affinché potesse conoscere Rachide - chissà? -forse poter fare qualcosa per lui. Choukri, che ho qui davanti, certamente si sarebbe innamorato di questa strana berbera dagli occhi di fuoco e dal!' animo di burro dietro un muro di cemento. Forse prima, quando era un povero montanaro del Rif ubriacone e analfabeta ma con un animo poetico. Ora è uno scrittore famoso. Che cosa ne pensa del!' Unione degli scrittori marocchini e del 12° congresso? La sua produzione in rapporto alle altre unioni del resto del mondo arabo, è notevole. È molto considerata perché è la sola unione di scrittori non ufficiale, le altre sono aiutate dai loro paesi e dai loro regimi. La nostra unione di scrittori non voleva integrarsi facendosi finanziare dal governo marocchino. Ma lei come si è visto al congresso. Ci sono problemi? No, nessuno. Non ci sono andato solo perché è venuto il mio agente dalla Germania che mi aveva fissato un appuntamento con un gruppo di persone della televisione tedesca. Vogliono fare un film su Tangeri visto da scrittori di Tangeri. Ci sarà David Herbert, Paul Bowles e altri. Quindi è stata una scelta precisa? Non ci sono andato perché questo appuntamento poteva farmi guadagnare duemila dollari e il congresso non poteva farmi guadagnare tanto da vivere quattro o cinque mesi. Io sono un membro dell'Uem da più di 24 anni. leggendo i suoi libri mi è venuto spontaneo un accostamento a Jean Genet. Prima di scrivere Il pane nudo lei lo conosceva oppure no? L'ho conosciuto nel 1968 e il libro l'ho scritto nel 1971. È solamente per un caso che l'ho scritto. È stato l'editore inglese Peter Owen che passava per Tangeri e ha trovato un'altra vittima. È un ladro, un vampiro, Genet non l'ho imitato. Certo i legami sono forti, soprattutto il tipo di vita che avete vissuto entrambi. È ben per questo che siamo diventati amici, e non è facile essere amico di Genet. Lui si sedeva lì, a quel tavolo, vede? E mangiavamo insieme. Sa, ci sono molte cose che abbiamo diviso; la miseria per esempio. Lui era un ladro professionista più o meno, io rubavo solo per mangiare, per poco tempo, poi trovavo un lavoro e dimenticavo quello che significava rubare. lei è del Rif e da ragazzo, prima di emigrare a Tangeri con i suoi genitori, parlava in rifain, una variante del berbero; poi ha appreso l'arabo dialettale misto allo spagnolo e al francese e, quando ha cominciato a imparare a leggere e a scrivere, ha imparato l'arabo classico, quello del Corano. In questi ultimi tempi si parla molto di una scelta alla quale sarebbero chiamati gli scrittori arabi, tra il francese o l'arabo. Personalmente credo che il problema non sia tanto la lingua quanto la ricerca di un proprio personale linguaggio. lei cosa ne pensa? Per me la lingua non è un mezzo per spiegare ma per creare. Io ho inventato il mio stile. È uno stile telegrafico. Ho imparato molto dalle tecniche europee, americane, penso a Faulkner, Steinbeck e poi Sartre, Camus, Malraux e altri. E veniamo a Tangeri. Tangeri è molto presente nei suoi racconti, si direbbe la musa ispiratrice; ma che cosa c'è in questa città? lo non la trovo così misteriosa e affascinante, non si tratterà di uno scenario fittizio creato dalla memoria a uso e consumo dei lettori? Be', per scrivere si ha sempre bisogno di un'accumulazione di esperienze e dopo si sceglie. Io non metto tutto nei miei libri. Ci sono storie che posso raccontare ma che non riesco a scrivere. Talvolta trovo un Calvario e mi manca la tecnica per scrivere un capitolo. Non si deve scrivere tutto ciò che si vive. In Il tempo degli errori lei dice: "Scrivo ciò che poi strappo, disperato. Mi paralizza la ricercatezza dello stile. Come faccio a vivere? Ai miei occhi io sono un nano".' Ma qual è il rapporto stile/storia nella sua narrazione? Non si scrive tutto quello che si vorrebbe scrivere perché manca sempre qualcosa. Ci sono dei capitoli, per esempio, per i quali trovo facilmente uno stile; ma ci sono altri per i quali non li trovo. Ogni capitolo e a volte ogni paragrafo, possiede un suo stile. Quando non ci arrivo, abbandono. Non amo forzare il mio destino. Ciò che riesco a scrivere lo faccio, il resto lo lascio agli altri. So che sta preparando un libro su Paul Bowles, me ne può parlare? Il libro che ho scritto su Jean Genet segue un ordine cronologico, con delle date. Ho fatto lo stesso con Tennessee Williams,

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