18 stiani nella Nubia, poco più a nord di qui, alcuni gruppi etnici si rifugiarono sulle montagne. Ma, successivamente, Ashanti, Shona, Fulani, Bemba, Lozi, singoli e gruppi familiari di tutti i popoli africani si sono ritrovati qui. Fra i Nuba si distinguono cinquantadue gruppi etnici, ognuno con un nome particolare, una lingua (spesso con chiari legami con la lingua del gruppo etnico originale di appartenenza), cultura e tradizioni diverse. Per esempio nell'architettura Nuba le abitazioni sono costruite con materiali e su disegni estremamente diversi, dai muri a secco e bombati che ricordano le rovine dello Zimbabwe, alla creta con porte circolari che ricordano le forme architettoniche dei Dogon del Mali. Alcune tradizioni, come quella della lotta libera a corpo nudo, sono diffuse fra quasi tutti i gruppi etnici, ma i rituali preparatori, il modo con cui i corpi vengono dipinti, variano a seconda dei gruppi. Eppure questa grande varietà culturale ali 'interno di un gruppo umano che non raggiunge i due milioni di persone, non ostacola il senso di una comune identità. Alla domanda "Di dove sei?" la risposta non sarà mai "Sono un Tira, o un Otoro, o Tullishi, o Moro, o Miri" o qualsiasi dei cinquantadue gruppi, ma piuttosto un "Io sono Nuba". Paradossalmente, l'identità Nuba è nata dall'oppressione che costituisce la fondamentale esperienza storica di questo popolo. Nuba è una parola che non esiste in nessuna lingua indigena, ma è la parola usata da secoli in Egitto e nel Sudan settentrionale per definire gli uomini a Sud, considerati potenziali schiavi. L'amore per la musica e la danza, comune a tutti gli africani, fra i Nuba è particolarmente spiccato. Il musicologo Gerd Baumann ha scritto nel 1987: "Musica e danza non sono riservati e specialisti o professionisti, ma sono parte normale dell'esperienza di vita di ognuno ... In un villaggio di Miri non c'è persona, non importa se dura d'udito, zoppa, o malata di mente, che non sia coinvolta in musica e danza in diverse occasioni parecchie volte al mese, e non c'è giorno in cui musica o danza non sia fatta in una casa o l'altra, in un campo che viene preparato alla coltivazione o nella piazza del villaggio. Invece che un'occasionale divertimento, musica e danza sono parte intrinseca della vita sociale". Le diverse società Nuba hanno in comune l'assenza di un potere centralizzato. Non hanno mai avuto capi. I "capi" sono stati inventati e imposti verso il 1920 dal colonialismo inglese, che aveva bisogno di intermediari locali per poter applicare il principio dell' indirect rute, ma non sono mai diventati parte integrante del modo di vita dei Nuba. Ancora oggi, come è stato per secoli, la coesione dei diversi gruppi, è garantita dal rispetto della tradizione, da consultazioni tra villaggi, dal consenso necessario per implementare ogni decisione importante, da istituzioni come i sacerdoti delle religioni tradizionali (kujur) e dai gruppi di età. Il Nuba è abituato a essere consultato e ascoltato nella gestione ordinaria della vita sociale. Questo atteggiamento ha profondamente influenzato anche lo Spia (Sudan People Liberation Army) che è stato costretto, fin dagli inizi della sua presenza, ad abbandonare la rigidità ideologica che lo caratterizzava. Nonostante l'isolamento i Nuba hanno subito un processo di islamizzazione, che è avvenuto spontaneamente, soprattutto all'inizio di questo secolo. Nel 1922 l'amministrazione britannica, con la Closed District Ordinance, isolò di fatto i Nuba. Ma se nessuno entrava nella zona delle Montagne Nuba, non era proibito ai Nuba di andare a cercare lavoro a El Obeid e Khartoum. Molti ritornarono islamizzati e iniziarono un processo che fu poi continuato dai mercanti arabi, al punto che oggi l'Islam, nella sua forma "africanizzata" - cioè tollerante e con elementi della tradizione africana - è la religione di almeno il 40 percento dei Nuba. Nelle scuole si incominciò a insegnare che i Nuba erano arabi e musulmani. Già in quel periodo i Nuba stavano prendendo coscienza della loro diversità. Negli anni Sessanta, l'attuale comandante dello Spia, Yusuf Kuwa, allora studente a Khartoum, scriveva in una poesia in lingua araba intitolata Africanità: Fratelli, con migliaia di scuse perdonatemi, perdonatemi franchezza e coraggio Lasciate che vi dica: malgrado tutti i discorsi sul mio essere Arabo, sulla mia religione e cultura, io sono un Nuba. Nero. Africano. È africanità La mia identità. Trincerata nel mio aspetto, scolpita nelle mie labbra, manifesta nella mia pelle. Africanità è nel suono dei miei passi, nel mio passato confuso, nel profondo della mia risata. Fratelli, perdonatemi la franchezza e il coraggio, malgrado l'umiliazione di mio nonno malgrado la schiavitù di mia nonna malgrado la mia ignoranza, arretratezza, ingenuità il mio domani verrà. Corona sarà alla dignità la conoscenza, luce alla mia candela, nella sua luce costruirò la mia civiltà. Allora tenderò la mano Perdonerò chi volle distruggere la mia identità perché amore e pace sono le mie aspirazioni. Quali sono i fattori che hanno nel giro di pochi anni reso i Nuba così pericolosi agli occhi di Khartoum da scatenare contro di loro una della più metodiche e feroci operazioni di "pulizia etnica" mai viste in Africa? Secondo Alex de Waal e Johannes Ajawin, autori di Facing Genocide: the Nuba of Sudan, pubblicato in luglio dello scorso anno a Londra da African Rights, la denuncia più documentata e precisa su quello che oggi sta succedendo sulle Montagne Nuba, ciò che ha provocato il deterioramento dei rapporti tra Khartoum e i Nuba sono state delle cause concomitanti, il cui sottofondo è di natura economica. Le terre dei Nuba sono le più fertili del Sudan settentrionale. E alcuni dei gruppi etnici Nuba sono tra i migliori agricoltori dell'Africa. Basta vedere le falde delle montagne Lomon accuratamente terrazzate - dove, in piena stagione secca, crescono rigogliosi pomodori, cipolle e tabacco, irrigati a mano dai contadini che pazientemente attingono acqua a due-tre metri di profondità usando gusci di zucche essiccati - per rendersi conto di questa verità. Sono però le vaste terre ondulate alle base delle montagne che hanno attirato l'attenzione degli uomini politici e dei ricchi commercianti di Khartoum. Così, negli anni Settanta, con grandi prestiti delle banche islamiche, inaccessibili ai contadini Nuba, la borghesia di Khartoum cominciò a spartirsi le terre Nuba e a introdurre l'agricoltura meccanizzata per la coltivazione del cotone, sorgo, tabacco, arachidi, sesamo. La presenza di questi vasti progetti, estesi per migliaia di ettari, inasprì le relazioni della borghesia araba sia con i Nuba sia con i Baggara (nomadi arabizzati e musulmani). Questi ultimi, che da secoli vivono in simbiosi con i Nuba, videro le terre tradizionalmente riservate ai loro pascoli stagionali e al transito delle loro numerose
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==