della barba dal volto, non però a rendere visibile il volto sotto i peli della barba. Né significa un'apertura del volto nei confronti del mondo. E non è nemmeno un gesto che cerca di rendere il mondo accessibile al volto, magari per sentire meglio il vento. Allora sarebbe questa l'intenzione del gesto, e scopo della rasatura sarebbe una pelle del volto irritata, una pelle tramite la quale l'interno si fa più vicino al mondo. La rasatura al contrario è un allontanamento dei peli della barba teso ad accentuare la linea di confine tra uomo e mondo. La rasatura rende visibile non il viso ma la pelle, rendendo visibile il confine tra uomo e mondo. Si allontanano i peli della barba, non perché nascondono il mondo rendendo difficoltosa la coONTOLOGIE/FLUSSER 15 to, l'ambivalenza del radersi consiste nell'essere impegnati con la pelle, cioè con la terra di nessuno. Un tale impegno è possibile in quanto la pelle è permeabile, ovvero può essere sperimentata dall'interno e dall'esterno, come agente e come paziente. Ma la permeabilità della pelle non è dialettica - nella rasatura non c'è differenza tra l'esperienza della mano e quella della pelle - in modo tale che l'impegno verso la pelle è un insistere statico e in questo senso reazionario su strutture divisorie. Il gesto del radersi è un gesto del razionalismo formalistico, un gesto classico, aromantico e antirivoluzionario. Col che non si vuol dire che chi si rade è fascista, ma che chi è fascista è impossibile che porti la barba piena. municazione tra uomo e mondo, ma perché cancellano la differenza tra uomo e mondo. Non ci si rade per entrare in contatto col mondo, ma per distanziarsene e per osservarsi di fronte a esso. Si raggiunge lo scopo coprendo la pelle che divide l'uomo dal mondo. Quando i giovani portano la barba non lo fanno per nascondersi quanto, al contrario, per lasciare in dubbio la differenza tra io e mondo. Le barbe sono tentativi respinti di identificazione. Si allontanano i peli della barba non perché nascondono il mondo rendendo difficoltosa la Partendo da questo punto diventa possibile riprendere il paragone tra il · gesto del barbiere e quello del giardiniere, dello specialista cosmetico e dell'urbanista e - perché no? - del socia! engineer e dell'ecologo. Sono gesti che non hanno né l'intenzione di umanizzare la natura (creando cultura) né di naturalizzare l'uomo (salvando la natura per l'uomo), ma solo quella di accentuare e ampliare il territorio di confine tra uomo e mondo, la "pelle". Sono gesti dermatologici. Il giardiniere, l'urbanista e l'ecologo lavorano sulla pelle, nella pelle e per la pelle in quanto il giardino, la periferia e il bosco "salvato" sono pelle che cresce sempre più folta e rigogliosa tra uomo e mondo. Giardinieri, urbanisti ed ecologi sono esperti di cosmetica. Essi non vogliono un essere-nel-mondo dell'uomo ma solo un esser-ci "cosmetico", cioè un esser-ci estetico nel senso peggiore del termine. Sono barbieri che radono via erbacce, inquinamento e calcestruzzo per ampliare la differenza tra uomo e mondo. Quanto appena detto apre un ampio terreno allo studio delle diverse forme di barba, che vanno quindi interpretate non come maschere ma come buchi nelle maschere. Questo campo è affascinante perché consente un approccio inconsueto alla filosofia della storia e della moda (Cesare glabro e Gesù barbuto) e perché permette di studiare i paralleli tra barbe e seni (cioè il women's lib). Purtroppo questo campo è troppo ampio per poter essere qui definito. Occorre comunque tener presente l'ambivalenza di ogni gesto che accentua un confine, ambivalenza che diventa particolarmente chiara ed evidente nella racomunicazione tra uomo e mondo, ma perché cancellano la differenza tra uomo e mondo. Non ci si rade per entrare in contatto col mondo ma per distanziarsene e per osservarsi di fronte a esso. Si può pensare che siamo in prosatura. Se accentuo la pelle, cioè la differenza tra me e il mondo, è perché definisco io e mondo, ovvero mi pongo sopra e di fronte a entrambi. "Definire" non significa infatti negare ma solo dire che cosa qualcosa non è. Con la rasatura procedo contro l'io, lo rendo più piccolo non però perché tolgo i peli ma perché accentuo la differenza nei confronti del mondo. Il rasoio è un apparecchio che rimpicciolisce l'io definendolo. Questo è ciò che la pelle percepisce quando viene rasata. Ma con la rasatura procedo anche contro il mondo e lo rendo più piccolo anche se trasporto in esso i peli della barba. Lo rendo più piccolo perché me ne tiro fuori io, a eccezione dei peli. Il rasoio è un apparecchio che rimpicciolisce il mondo definendolo. Questo è ciò che percepisce la mano che rade quando taglia fuori dal mondo l'io per definire il mondo. Con la rasatura recido ogni mattina il "cordone ombelicale" che ogni notte cerca di cancellare la differenza tra me e il mondo sotto forma di peli della barba. L'ambivalenza della rasatura consiste nel fatto che si tratta di un gesto che sì chiarisce e distingue (che tende a una clara et distincta perceptio di uomo e mondo), ma che, proprio per questo, rimpicciolisce tanto l'uomo quanto il mondo: inversamente detcinto di giungere in un'epoca cosmica, cioè cosmetica: in un'epoca nella quale uomo e mondo divengono sempre più piccoli e la pelle tra uomo e mondo, il cosiddetto ambiente (environment) assume proporzioni sempre più cosmiche. Ma, allo stesso tempo, si può pensare che esistono già tendenze che si oppongono al taglio di tutti i legami tra uomo e mondo, come le barbe e i loro equivalenti. Il mondo cosmetico è il mondo della moda, cioè della modernità. Perciò non c'è niente di più moderno dell'ecologia, dell'ambiente, della qualità della vita, in breve, del radere. Ma forse la modernità, cioè l'evo contemporaneo e il gesto del radersi stanno andando incontro a una crisi. Il presente saggio non intende sostenerlo ma solo avanzarlo come proposta. da: Gesten. Versuch Einer Phiinomenologie, per gentile concessione di Bollmann Verlag, 1991
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==